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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
10
2012
Le rivendicazioni dei Forconi (una pessima denominazione) sono del tutto legittime perché vogliono portare all’opinione pubblica lo stato di gravissima insofferenza delle categorie rappresentate - fra cui agricoltori, armatori, pescatori e artigiani -  dovuto all’inazione di Regione e Comuni, i cui responsabili si occupano di tutto tranne che dell’interesse generale.
I sindaci sono stati apertamente accusati dalla Protezione civile perché non hanno i progetti relativi di ogni Comune, per cui quando si verifica un fatto straordinario essi non sono preparati ad affrontarlo, ma come questuanti si rivolgono a mamma Regione o allo Stato per fare quello che dovrebbero.
I sindaci sono anche responsabili di non avere portato alla legalità circa 160 mila immobili abusivi, sono colpevoli di avere creato partecipate per la gestione dei servizi pubblici locali, affidandole a degli incompetenti che hanno rovinato i bilanci, sono colpevoli per non essere riusciti ad incassare i tributi locali e, soprattutto, a tagliare del 50 per cento la spesa improduttiva.

Neanche la Giunta regionale è incolpevole, sia per la responsabilità oggettiva, consistente nel non aver controllato i 390 sindaci affinché facessero il proprio dovere, sia per la loro amministrazione e per non aver messo in moto tutti i meccanismi atti a spendere le enormi risorse messe a disposizione dall’Unione europea e dallo Stato, cui avrebbe dovuto essa stessa contribuire con il cofinanziamento.
Invece, la Regione ha assunto, nel 2011, 5 mila nuovi dipendenti col contratto a tempo indeterminato, anzichè licenziarne 5 mila, e ha continuato a traccheggiare, senza spendere in progetti di sviluppo nei mercati innovativi, né trovare mercati nuovi ai prodotti siciliani, né, soprattutto, aprire migliaia di cantieri per costruire infrastrutture e mettere in sicurezza i territori.
Tutto ciò anche per effetto della cancrena e della la corruzione che vi sono nelle pubbliche amministrazioni, evidenziate quasi tutti i giorni dai fascicoli che aprono le Procure della Repubblica e la Procura della Corte dei Conti, su indagini di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia.
 
Risultato di questi insani comportamenti, che durano da quattro anni (ma è la prosecuzione delle malefatte dei governi precedenti), è la difficilissima situazione in cui versano non solo le categorie economiche prima elencate, ma anche commercianti, industriali, produttori di servizi, fra cui quelli avanzati.
Di peggio, c’è che la macchina burocratica regionale respinge investitori internazionali e nazionali, i quali vorrebbero avere risposte certe, negative o positive, in trenta giorni ed eventuali concessioni e autorizzazioni in 90 giorni, non in anni.
Tutto questo comporta una diminuzione del Pil siciliano, superiore a quella del Pil nazionale. A questa situazione deficitaria si somma il regresso del comparto turistico, non supportato da infrastrutture nei trasporti, la cui assenza penalizza fortemente i movimenti di coloro che vengono in Sicilia. Visitare i beni culturali e archeologici meravigliosi che possediamo non può essere penalizzato dal dover percorrere strade senza manutenzione o ferrovie arretrate.

Il ceto politico siciliano, raccogliticcio e improvvisato, non ha cultura politica. La reazione dei cittadini e delle categorie economiche è del tutto ovvia quando non ci sono risposte adeguate ai bisogni. Le risposte si concretizzano in progetti di sviluppo, cui sono chiamate le stesse categorie, e produzione di servizi di qualità a costi competitivi.
Perché ciò avvenga, occorrono due condizioni: che i politici, a livello regionale e locale, prendano decisioni e facciano scelte oculate; che i burocrati eseguano tali scelte e ne diano conto ai cittadini e a coloro che gliele hanno affidate.
Quando i risultati non coincidono, per qualità e quantità, con gli obiettivi, i dirigenti devono essere mandati a casa dal ceto politico, che ha il dovere del controllo.
Insomma, è urgente ottimizzare il funzionamento della classe dirigente, ognuno per le proprie competenze e in sinergia con tutte le parti della società con un obiettivo comune: servire l’interesse generale ed eliminare l’interesse di caste e corporazioni.