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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
11
2012
Qualche giorno fa ho detto a Zapping: “Sono d’accordo nel tagliare il 50 per cento del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali, il 50 per cento degli stipendi e indennità, il 100 per cento dei vitalizi e delle indennità di fine mandato. Riduciamo i costi della politica. Inviate le vostre adesioni a zapping@rai.it”
Con me, decine di altre persone hanno ripetuto l’invito e, quel che più conta, moltissimi radioascoltatori, parlando con Aldo Forbice, inventore e conduttore del programma, hanno ribadito l’impellenza di tagliare i costi della politica, inutili e improduttivi.
Di fronte a questo corum populi, il ceto politico fa orecchie da mercante e resiste in una posizione insostenibile, non accorgendosi della valanga che sta per arrivare loro addosso, travolgendoli.
L’impudenza del ceto politico è arrivata alle stelle. Viaggiando sugli autobus, sui treni, frequentando il barbiere, il salumiere, il supermercato, si sente in maniera diffusa lo stato d’animo del popolo che, dice qualcuno, ragiona più con la pancia che con la testa.

Quel che più conta è la diffusione in quasi tutti i quotidiani, settimanali e mensili, di questo stato d’animo.  Non si sa mai se la stampa sia portavoce degli umori della popolazione ovvero ne sia la guida. In ogni caso, questa sensibilità, contraria a un ceto politico che ha accentrato in questi decenni innumerevoli privilegi, c’è tutta e nessuno la può smentire.
Quando un parlamentare porta a casa oltre ventimila euro al mese - più le indennità per incarichi interni, come quello di questore, segretario, presidente e vicepresidente di commissione, cui si aggiungono benefit sotto forma di ampi uffici, portaborse, auto, autisti, telefoni e viaggi gratis - come può pensare che chi porta a casa, invece, 1300 euro al mese e deve mantenere una famiglia di quattro persone possa sopportare questo stato di cose?
I privilegi dei parlamentari nazionali, purtroppo, sono stati mutuati dalla Regione siciliana, che è l’esempio del malcostume a livello nazionale, col presidente che percepisce 28 mila euro al mese e gli assessori venti mila euro al mese. è una situazione insostenibile che va radicalmente cambiata. Ora!
 
Sarà saggio il ceto politico italiano nell’autoridursi gli enormi privilegi? Sarà capace di eliminare il finanziamento pubblico dei partiti che, ricordiamolo, non è un rimborso delle spese vive sostenute, ma una dazione superiore nettamente alle spese della campagna elettorale. Per cui il rimborso si trasforma in un guadagno al netto di tasse e, quel che è peggio, non controllato da nessuno, in quanto non c’è obbligo per i partiti di formulare bilanci certificati?
Miliardi e miliardi vengono spesi dallo Stato per finanziare parassiti, gente che, senza alcuna dignità, specula sulle fasce medie e basse della popolazione che vive, magari, si fa per dire, con 500 euro al mese.
Faccia di tolla! Si dice in genovese. Faccia di bronzo, in italiano, su cui si possono accendere i fiammiferi! Non è il caso di accentuare i toni perchè la questione è di per sé oggettivamente grave. Però è necessario che l’opinione pubblica non molli la presa e continui a battere sul ceto politico, per arrivare all’indispensabile obiettivo di tagliare i costi relativi.

Poi c’è l’altra questione dei tagli al ceto burocratico. Anche qui è insopportabile continuare a pagare stipendi senza alcuna finalità che è quella di produrre servizi di qualità, con i costi più bassi. Se in tutte le branche amministrative dello Stato mancano i piani aziendali non è perchè non vi siano adeguate professionalità, bensì perchè i piani aziendali irregimenterebbero come una camicia di forza tutte le attività.
Così facendo nessuno potrebbe andare fuori dai binari o, come si dice per i bambini, potrebbe fare la pipì fuori dal vasino.
Il governo Monti, con la sua legge Salva Italia ha trasformato le Province istituzionali in Province consortili, mutuando una nostra vecchia proposta, non perchè Monti abbia letto i nostri editoriali, ma perchè si tratta di una questione di buon senso.
Le Province sono utili purchè non servano come posti di lavoro per i senza mestiere. I Consigli formati dai sindaci non costeranno nulla; presidente e assessori, formati sempre da sindaci, non costeranno nulla. I dipendenti, prestati dai Comuni, non costeranno nulla.Un risparmio sicuro e netto.