Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Apr
11
2012
Il costo della manodopera su un prodotto o servizio finito incide tra il dieci e il quindici per cento, che non è poco, ma non è l’elemento che fa decidere in quale territorio ubicare un’azienda. Anche perché conta la qualità del lavoro ai fini dei costi aziendali. La manodopera di diversi livelli ad alta qualificazione fa aumentare nettamente la produttività e diminuire il costo per unità di prodotto o servizio.
Da quanto precede, si deduce semplicemente che le imprese italiane, che hanno delocalizzato in altri Paesi, l’hanno fatto più perché hanno ottenuto incentivi che non per il costo della manodopera. Così è stato per la Fiat, che ha acquistato l’ex fabbrica della Zastava a Kragujevac, ove lo stabilimento è entrato in funzione per produrre duecentomila auto all’anno, al posto di Termini Imerese. Il governo serbo ha dato alla Fiat un incentivo di diverse migliaia di euro per ogni assunto.
Così ha fatto la Omsa, che ha trasferito nella stessa Serbia la propria fabbrica, assumendo duecentocinquanta persone e ricevendo contributi per addetto dallo stesso Governo.

Un fenomeno diverso di delocalizzazione è quello che riguarda l’attrazione che sta esercitando lo Stato del Canton Ticino, in Svizzera, rivolta alle imprese della fascia alpina. Eppure, a conferma di quanto si scriveva prima, la manodopera in Svizzera costa più che in Italia.
Che cosa attrae gli imprenditori del Nord Italia? In primo luogo la possibilità di sviluppare insieme le  straordinarie potenzialità, la creatività del made in Italy, innescando un circuito virtuoso fatto di crescita, occupazione, utili e nuovi investimenti.
Stabio, nel Canton Ticino, a ridosso del confine italiano, è divenuta il cuore pulsante di questa attrazione, tanto che non c’è più spazio per nuovi stabilimenti. Si tratta di un borgo ordinato, quieto, con servizi pubblici efficienti, puntuali, altro che le nostre caotiche ed inefficienti aree industriali.
Il Progetto Copernico, operazione di marketing territoriale concreta e pragmatica, ha consentito di attirare aziende italiane e multinazionali americane. Perché Copernico funziona? Perché con uno sportello unico fornisce gratuitamente all’imprenditore che ne faccia richiesta tutti i permessi e le autorizzazioni in 30 giorni.
 
Copernico offre agevolazioni fiscali e finanziarie in tempo reale. Va da sé che il Cantone ha realizzato tutte le infrastrutture necessarie per i trasporti e la logistica prima ancora dell’insediamento. Le imprese di quel territorio hanno già assunto cinquantunomila frontalieri.
Gli oneri sociali sono quasi come quelli italiani, ma il cuneo fiscale è ridotto di almeno un terzo. L’assicurazione medica è sul modello americano ed è effettuata con grande qualità, nei confronti degli imprenditori e dei loro dipendenti.
Ecco che Google, Yahoo e Logitech hanno portato i loro quartier generali europei nella Confederazione. Non solo. Anche la giapponese Daiichi Sankyo e l’italiana Zambon vi si sono stabilizzati.
Anche nel settore del’abbigliamento vi sono nuovi insediamenti: Ermenegildo Zegna ha una sede storica, Giorgio Armani idem, nonché Gucci con il suo lussuoso catalogo di articoli noti in tutto il mondo.

Hugo Boss ha scelto la Confederazione. L’americana North Face si è trasferita dall’Italia alla Svizzera, seguita da Guess e Abercrombie & Fitch.
A Stabio, si sono anche insediati stabilimenti per la produzione di turbine e per la componentistica di oleodotti. Insomma, tutti prodotti ad alto valore aggiunto, cioè di alta gamma e con importante vocazione innovativa e globale.
Tutte le imprese che abbiamo elencato hanno in comune un Piano industriale di alto profilo e prodotti spendibili sui mercati internazionali. Tutto ciò, nonostante nel Canton Ticino la manodopera e i costi di gestione dei professionisti siano più alti di quelli italiani. Ma il sistema bancario è serio e fa pagare il costo del denaro e i servizi finanziari al giusto prezzo.
L’orario di lavoro consente un regime minimo di quarantacinque ore settimanali, contro le trentotto-trentanove dell’Italia. Ma lì, chi lavora di più guadagna di più.
Lo spaccato che abbiamo riportato indica con chiarezza che la Svizzera non è un paradiso fiscale ma, come ci spiegava il presidente del Consiglio dello Stato del Canton Ticino, Gianni Guidicelli, le attività finanziarie sono ormai solo il quaranta per cento del Pil.