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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
12
2012
In una regione dove ci sono oltre 200 mila disoccupati e c’è urgenza di dar loro qualche opportunità di lavoro, l’assessore e il direttore generale al ramo si permettono il lusso di non emettere, nella data di scadenza tassativa, cioè il 30 giugno di quest’anno, il Decreto dirigenziale che darebbe una grande boccata d’ossigeno al settore. Di che si tratta?
La legge 106/2011 ha previsto una serie di agevolazioni per le assunzioni di dipendenti nel Mezzogiorno entro un anno, cioè luglio 2012. La successiva legge 35/2012 ha esteso questo termine al luglio 2013. La prima legge ha subordinato la sua concretizzazione a un decreto interministeriale, pubblicato sulla Guri del primo giugno 2012, in cui si legge che: Ciascuna Regione adotta, nel rispetto delle proprie procedure, entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto, il pertinente provvedimento con cui stabilisce le modalità e le procedure per la concessione del credito d’imposta. Ricordiamo che la legge ha assegnato alla Sicilia 65 milioni di euro.
Ebbene, anziché occuparsi di realizzare tale agevolazione nei confronti di persone che vanno assunte nel biennio 2011/2013, a costo zero per la Regione, essa si occupa di tutt’altro.

Raffaele Lombardo ci ha dato molte aspettative quando fu eletto presidente della Regione. Abbiamo stima di lui come persona, ma come figura istituzionale ci ha molto deluso.
Comprendiamo perfettamente il suo disegno di vecchio democristiano impastato di democristianismo, secondo il quale il consenso non è fondato sui grandi progetti sociali di sviluppo e di crescita, bensì su una rete clientelare fatta di favori e controllata a vista da fedelissimi, messi nei gangli che disciplinano questi meccanismi.
Le oltre cento nomine nei nodi dell’amministrazione regionale, i cambi degli assessori di questi mesi e, per ultimo, la nomina (poi stoppata dal Tar) del commissario alla Camera di Commercio di Catania sono i fatti su cui basiamo la nostra descrizione. Per inciso ricordiamo che la Camera di Commercio etnea, essendo l’azionista di riferimento, con il 37,35% delle azioni, della Società aeroporto Catania Spa, ha un peso rilevante nella nomina del nuovo Cda Sac.
 
In questo ultimissimo scorcio di legislatura, se Lombardo si dimetterà, come si è impegnato a fare, il 28 luglio, le citate nomine hanno un preciso significato: stendere la rete sull’elettorato in modo da tentare di riportare quel 13,8%, pari a 371.418 voti, del 2008. Non sappiamo se in questo clima tale disegno vedrà la luce, perché la gente non crede più alle inutili promesse che, con il cruento taglio di risorse, non possono essere mantenute del tutto.
Se Lombardo avesse puntato, invece, la sua azione politica, fin dall’inizio, sui grandi progetti di sviluppo (energia verde, agricoltura innovativa, turismo d’elite e di massa, servizi avanzati e, soprattutto, apertura di tutti i cantieri per opere pubbliche) e sulla profonda ristrutturazione della burocrazia regionale, mettendo da canto 10 mila dipendenti anziché assumerne 5 mila; se avesse fatto questo, oggi il consenso per la sua azione ci sarebbe stato senza bisogno di fare questa marcata azione clientelare di vecchio stampo.

La Regione è in piena abulia, non ha un euro in cassa e ha persino negato il finanziamento corrente all’Assemblea regionale di ben 15 milioni di euro. Ma dal canto suo il presidente, Francesco Cascio, poteva dare un segnale ai siciliani mettendo all’ordine del giorno l’abrogazione della legge 44/1965, che la equipara al Senato, in modo da sforbiciare del 50% compensi di deputati, dipendenti e dirigenti, omologandoli a quelli del Consiglio regionale della Lombardia. Ricordiamo che questo spende 67 milioni in un anno contro i 167 dell’Ars.
Non solo alla Regione c’è abulia, ma c’è anche anarchia. Nessuno prende decisioni, perché tutti temono qualcosa, mentre incassano regolarmente i compensi mensili dei circa 20 mila cedolini emessi regolarmente ogni mese e puntualmente pagati.
Di fronte a questo scenario, idilliaco per i dipendenti regionali, che guadagnano il 37% in più di statali e comunali, vi sono migliaia di siciliani alla fame e disperati. Evidentemente a Lombardo importa tutelare i privilegiati ma fottersene di tutti gli altri siciliani. Un bel modo di fare una politica bulimica.