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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
13
2012
Il presidente della Repubblica, re Giorgio, continua a battere il tasto di tagliare la spesa pubblica improduttiva, per destinare le risorse emergenti agli investimenti. Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha preparato il piano che abbisogna di risorse, ovviamente, ma i draghi della Ragioneria generale l’hanno di fatto bocciato perché non ci sono i fondi. I contabili hanno ragione: non possono che tener conto dei flussi finanziari che entrano, per poter autorizzare le uscite, seppure per investimenti.
I nodi sono arrivati al pettine: o si taglia o si muore. L’Italia si fa eliminando abusi e privilegi, corruzione ed evasione, perché sul versante delle entrate non è più possibile aumentare neanche un centesimo.
Concorre alla crescita la serie di riforme strutturali che servono per aumentare la concorrenza. In questo quadro è indispensabile mettere in gara i servizi pubblici locali, che hanno giri d’affari per miliardi di euro, ma che producono perdite cospicue e malcontento diffuso tra i clienti, cioè i cittadini.

In altre parole, bisogna trasformare un maleodorante (perché vi è corruzione e disfunzione) sistema di gestione dei servizi locali in un business vero e proprio, in modo che le società che gestiscono tali servizi siano in utile. è vero che nei trasporti cittadini i ricavi non sono sufficienti a coprire i costi. Però, vi sono dati europei che indicano quale sia il valore dell’intervento finanziario dell’ente pubblico, per coprire le differenze.
 In Francia, per esempio, le società che gestiscono la metropolitana di Parigi, il sistema ferroviario intermedio detto Rer e la Sncf, che gestisce fra l’altro il Tgv (Train Grande Vitesse) puntano al pareggio di bilancio, anche senza l’intervento dello Stato.
La Pubblica amministrazione francese e le società pubbliche controllate dal ministero dell’Economia funzionano con l’organizzazione al miglior livello. Frutto anche dell’ENA (école nationale d’admnistration) che fornisce dirigenti di altissimo livello alle amministrazioni statali, regionali e locali.
La Pa francese risente poco del potere politico, salvo accettarne senza discutere l’indirizzo generale. Un esempio da imitare, ma i finti sordi non ci sentono.
 
La Ferrovie dello Stato holding Spa, che controlla fra le altre Rfi (Rete ferroviaria italiana) e Trenitalia, ha messo l’occhio sui servizi pubblici locali e, in particolar modo, su quelli dei trasporti. è una malsana iniziativa, perché da un canto Rfi ha la funzione pubblica di strutturare, mantenere e gestire le infrastrutture, in modo da consentire la concorrenza su qualunque vettore voglia utilizzarle. Ma, caso anomalo, gestisce anche Trenitalia, un concorrente che fa circolare i treni. Come dire che l’arbitro fa anche il giocatore.
È ben chiaro a tutti che le reti materiali (energia elettrica, gas, ferrovie ed altro) e quelle immateriali (frequenze di telecomunicazione e radiotelevisive) debbano essere gestite dallo Stato attraverso proprie società, per consentire a chiunque di utilizzarle in concorrenza. Per realizzare concorrenza, serve trasparenza, vale a dire mettere sui siti internet condizioni, regole, modalità d’accesso, richiesta di concessioni ed autorizzazioni e via elencando.

Ferrovie dello Stato holding Spa non è autosufficiente, perché riceve ogni anno dalle casse pubbliche un contributo di circa 2,4 miliardi. Non si tratta di un contributo specifico per gestire le tratte sociali in perdita, ma va nel grande calderone, lasciando alla discrezionalità dei dirigenti delle ferrovie come utilizzarlo. Mentre sarebbe opportuno che i contributi dati al settore dei trasporti avessero una destinazione precisa.
I servizi di trasporto locale soffrono, nella loro inefficienza, di una mancata modernizzazione. Veicoli vecchi, manutenzione scadente, infrastrutture urbane superate. Pochi sono i sistemi attualmente funzionanti nelle città che indicano il tempo di avvicinamento dei bus e, nelle città più fortunate, quello dei convogli ferroviari. Non vi sono, inoltre, i semafori intelligenti (che cambiano colore in base al volume di traffico rilevato dalle telecamere) e non sono sorvegliate le corsie preferenziali di bus e taxi per consentirne l’uso esclusivo.
Le poche cose che scriviamo si riassumono in una necessità: tali società devono essere gestite da manager e non da figli dei partitocrati.