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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
13
2012
Da qualche tempo è stata coniata la locuzione Società civile per indicare quella parte della Comunità che non ha a che fare con la Società politica. Quest’ultima comprende genericamente tanti insiemi di persone: non solo gli eletti (che spesso non sono eletti) ai diversi incarichi istituzionali, statali, regionali e locali, ma anche  quel sottobosco che gravita attorno ad essi e che viene collocato in società partecipate, enti economici, enti pubblici non territoriali e via elencando.
Vi è poi la Società burocratica, quella che ha una grave responsabilità della crisi che ci attanaglia, la quale sconosce i due valori fondamentali: merito e responsabilità.
Da parte di giornali e televisioni, nonché di oratori in convegni e manifestazioni pubbliche, si continua a sottolineare l’esigenza di portare nelle istituzioni comportamenti della società civile, sottintendendo che quelli della parte politica sono una sorta di  società incivile. Una distinzione conseguente al suicidio che stanno commettendo i partiti politici.

Qualche ignorante ha fatto risalire la citata locuzione a Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che l’avrebbe usata nel suo libretto Du contrat social: ou principes du droit politique . In questo libretto, per la verità, Rousseau non fa alcun cenno alla società civile, bensì distingue le varie parti della Comunità. Il pensatore ginevrino esamina le condizioni all’interno della stessa, in modo da rispondere a una norma di giustizia.
Il contratto consiste in una sorta di accordo tra deboli e forti, nel quale i primi alienano totalmente i propri  diritti al corpo sociale, ove dominano i forti, ma questi ultimi devono badare a tutte le esigenze dei primi, difendendoli da ogni avversità. Il patto riguarda tutti i diritti civili dei membri della comunità, ove la libertà è coniugata con le norme che la governano. Dunque, nessun riferimento alla società civile ci proviene da Rousseau.
Ci siamo ricordati che anche Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831), ha espresso pensieri sul logo, cioè sul puro contenuto logico di ogni consapevolezza possibile; per cui coniuga l’idealità dell’essenza con la concretezza dell’esistenza. Purtroppo Hegel non ci ha aiutato a risolvere il problema di quella locuzione, se non il ruolo della società civile, nel quale prevale il bravo cittadino rispetto all’individuo.
 
La differenza fra società civile e società politica è del tutto pleonastica,  perché, all’interno della comunità,  devono convivere tutte le parti sociali: militari, religiosi, burocrati, professionisti, pensionati, politici e via enumerando.
L’articolo 49 della Costituzione prevede che i cittadini possano associarsi in partiti, i quali servono da cinghie di trasmissione fra loro e le istituzioni. è stata la degenerazione dei partiti che ha fatto nascere lo schifo e l’indignazione dei cittadini nei confronti dei partitocrati, perché questi, anziché perseguire, come loro dovere, l’interesse generale, via via, hanno perseguito l’interesse proprio e dei loro amici e parenti.
Ecco da dove nasce l’esigenza lessicale di distinguere la società civile da quelli che non perseguono l’interesse generale, cioè appunto i partitocrati, che transitoriamente hanno ricevuto incarichi istituzionali.
Bisogna sempre sottolineare che nella società politica vi sono moltissime brave persone, oneste e capaci, che non hanno compiuto reati né penali né morali.

L’assenza di qualità nel ceto politico, salvo le numerose eccezioni che vi sono, è la ragione per la quale l’Italia si trova in questo stato di arretratezza. Il declino del Paese è cominciato in luglio 1976 quando, all’Hotel Midas di Roma, Bettino Craxi e la sua banda cacciarono i socialisti onesti dal Psi.
Anni tremendi colpirono l’Italia sul piano della corruzione e del conseguente aumento della spesa pubblica (compensata in parte dalle ricorrenti svalutazioni), che ebbe il clou nel dodicennio ‘80-’92, quando il debito pubblico aumentò di dieci volte passando da duecentomila miliardi, a due milioni di miliardi di lire.
L’invasione dell’esercito della  società politica nelle istituzioni, ha prodotto Mani pulite e poi, diciotto anni in cui tutte le promesse del centro destra e del centro sinistra, sono state sistematicamente disattese, col risultato gravissimo che, al 30 aprile, il debito pubblico era arrivato a 1.948,6 miliardi di euro.
Monti potrà invertire la tendenza se la parte buona della società civile lo sosterrà, per evitare il fallimento del nostro Paese. Altrimenti, c’è il buio.