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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
15
2012
L’Expo di Milano 2015 sarà un grande evento, dietro il quale vi è un’ imponente quantità di opere essenziali pubbliche, che prevede una spesa complessiva per 1,45 miliardi di euro, divisi circa a metà tra Stato da una parte ed Enti locali e privati dall’altra. Fra esse spiccano le due nuove linee di metropolitana (la 4 e la 5), le vie d’acqua, la Bre-Be-Mi (Brescia-Bergamo-Milano), la pedemontana e la Tem (Tangenziale esterna Milano). Queste ultime tre opere costeranno circa 5 miliardi. Sono previsti nuovi collegamenti ferroviari locali, con investimenti di Rete ferroviaria italiana.
Da stime sommarie, sembra che la ricaduta occupazionale, sia per la costruzione delle infrastrutture che per l’attività vera e propria dell’Expo, possa arrivare a 136 mila posti di lavoro, nel 2014. I due commissari dell’opera, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e il presidente della Regione, Roberto Formigoni, sono soddisfatti dell’andamento dei lavori, che tassativamente dovranno essere conclusi entro la data stabilita, perché l’Expo dev’essere inauguarata il 1° maggio per la durata fino al 31 ottobre 2015.

L’Ente appaltante ha inserito nel bando dei lavori una strana clausola: non possono partecipare le imprese che distino più di 350 chilometri dal capoluogo lombardo. Si tratta di una palese discriminazione, una violazione sulla parità dei diritti che dovrà essere eliminata, per evitare una montagna di controversie giudiziarie.
Se opere come queste se ne facessero quattro o cinque, si metterebbe in moto un processo di sviluppo con conseguenze di grande valore. In fondo si tratta della filosofia economica keynesiana, secondo la quale per smuovere un’economia stagnante o in recessione come la nostra è necessario finanziare e aprire i cantieri.
Tuttavia il Patto di stabilità ha messo la camicia di forza ai conti dello Stato e, a cascata, a quello delle Regioni e degli Enti locali.
Come fare a reperire le risorse necessarie, peraltro in co-finanziamento sovente con le risorse europee? La risposta è semplice: tagliare la spesa pubblica e destinare le somme recuperate agli investimenti. è proprio questo il punto debole di Monti, che su questo versante ha fatto poco o niente.
 
Il governo ha invece mostrato i muscoli, giustamente, sulla costruzione della linea ad Alta capacità che è un segmento essenziale per unire Kiev allo Stretto di Gibilterra, detto Corridoio Cinque. Non si capisce perché, alla stessa maniera, non abbia mostrato i muscoli per la costruzione del Corridoio Uno, Berlino-Palermo. Sul piano delle infrastrutture Corridoio Uno e Corridoio Cinque appartengono alla stessa famiglia.
Però, l’opera essenziale del Corridoio Berlino-Palermo, cioè il Ponte sullo Stretto, è stato per il momento accantonato. Si tratta di un comportamento dissennato, perché l’impegno finanziario dello Stato è di appena 1,6 miliardi. Il resto proviene da un gruppo internazionale di banche che poi avrà in concessione l’opera e la gestirà, recuperando le somme impiegate attraverso l’esazione dei pedaggi per quarant’anni.
È necessario che il governo cominci la strada dell’equiparazione tra Nord e Sud, destinando a questa parte del Paese maggiori risorse.

Senza il Ponte sullo Stretto il Corridoio Uno è inattuabile, perché è inutile costruire reti ferroviarie per treni veloci fino a Reggio Calabria o in Sicilia se manca l’anello centrale di congiunzione, cioè il Ponte.
Per la sua costruzione, vogliamo ricordare, sono stati fatti centinaia di studi in tutti i versanti dello scibile umano (ambientale, sismico, sul passaggio di cetacei e degli uccelli migratori, sull’inquinamento e tanti altri), dai quali risulta che non vi è alcuna ragione per non costruire il Ponte.
Ricordiamo ancora che l’allora candidato premier, Francesco Rutelli, proclamò che il Ponte sarebbe stato realizzato. Stessa vana promessa ha fatto Berlusconi .
La disparità di trattamento tra Nord e Sud dura da centocinquant’anni. E nonostante gli sforzi del presidente Napolitano per diffondere la cultura dell’Unità, gli abitanti degli oltre ottomila comuni non sentono tale Unità perché ad essa non corrisponde l’equità. Non possono bastare inutili riti con bande musicali, discorsi, proclami, richiami alla coscienza civica. Tutto ciò diventa solo un inutile armamentario, perché senza equità non può esservi Unità.