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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
15
2012
Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, si è molto arrabbiato quando il commissario dello Stato (e non del Governo), prefetto Carmelo Aronica, ha impugnato l’ultima leggina cercasoldi approvata dall’Ars, con cui si autorizzava la Giunta regionale a stipulare un mutuo di 500 milioni per pagare stipendi improduttivi.
Dispiace che un uomo intelligente e colto come Lombardo non abbia capito ancora che i tempi dell’assistenzialismo e del clientelismo politico sono finiti, per la semplice ragione che sono finiti i soldi. La sua insistenza nel volere foraggiare stipendi inutili si può capire ma non condividere.
È tempo di mettere in ordine i conti della Regione tagliando quelle uscite che non trovano corrispondenza in effettivi servizi da rendere a cittadini e imprese.
Questo foglio pubblica da oltre un anno quali possono essere tali spese, entrando nel dettaglio, ma da quest’orecchio l’assessore all’Economia non ci sente, anche se bisogna dargli atto che qualche riduzione d’uscita l’ha fatta, obtorto collo.

Comprendiamo perfettamente l’aspetto umano della vicenda quando 50 mila famiglie aspettano un’indennità, indipendentemente dal lavoro inutile che non fanno, ma la soluzione non è quella di continuare a pagare tali indennità: impossibile data la carenza di denaro.
La vera soluzione è aprire i cantieri per opere pubbliche e ristrutturazioni, e sostenere investimenti delle imprese siciliane, nazionali e internazionali nel nostro territorio, in modo da trasferire tutte queste persone in attività produttive di ricchezza.
Comprendiamo anche che questa soluzione comporta la voglia di nuova formazione e di acquisizione di nuove competenze, ma non si può continuare a pensare che 50 mila persone vengano assistite con indennità di varia natura e vivano come parassiti della società. Per quanto agli sgoccioli, Lombardo dovrebbe dare un segnale forte affinché la necessità di creare lavoro produttivo prenda forma in un progetto vero, strategico, di lungo periodo. Per attuarlo ci vogliono teste d’uovo, non burocrati da strapazzo. Anche se tra i burocrati vi sono tante teste d’uovo. Si tratta di valorizzarli indipendentemente dall’appartenenza a questo o a quel clan.
 
 
Un gesto di tal fatta nobiliterebbe la parte finale dell’esperienza Lombardo e costringerebbe i nuovi aspiranti alla Presidenza della Regione a imboccare la via virtuosa dei conti in ordine e dell’emersione di risorse, conseguente al taglio delle spese improduttive.
In questo filone, si inserisce la nota dolente dell’enorme quantità di dipendenti regionali che onerano la Sicilia su due versanti: sul primo perché percepiscono oltre un terzo in più dei loro colleghi statali e locali; sul secondo perché ve ne sono in esubero almeno 10 mila. Ricordando che la Regione Puglia, per quanto abbia un minor numero di abitanti (4 milioni) ha solamente 2.500 dipendenti, la Regione Sicilia, con 10 mila, avrebbe un organico più che sufficiente, a condizione che tutti siano preparati, qualificati e motivati.
Che farsene di quelli che esuberano? La risposta proviene dal settore privato: quando un’azienda deve ridurre la produzione o l’attività mette i propri dipendenti in Cassa integrazione. Per capire quanti di essi siano destinati alla Cig, l’azienda aggiorna il proprio Piano industriale.

La Regione non può fare altrettanto perché non ha un Piano aziendale (l’equivalente). Perciò dovrebbe elaborarlo e approvarlo. Da esso emergerebbero quali funzioni vanno eliminate, quali accorpate, quali sintetizzate, con la determinazione dei 10 mila dipendenti che esuberano. La stima che precede deriva dalla comparazione con altre regioni tra cui la Lombardia che, con il doppio della popolazione della Sicilia, ha solo 3.300 dipendenti, pur con qualche funzione in meno.
Le recenti elezioni amministrative in Sicilia, che hanno coinvolto il 40% degli elettori, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i siciliani non ne possono più di tutte le Giunte regionali che hanno malgovernato almeno negli ultimi vent’anni.
Ormai la crisi morde le carni vive dei cittadini e c’è bisogno di un’inversione a U di questo nefando processo che ha esteso la mano pubblica, incapace e inefficiente, in settori ove ha dimostrato tutta la sua disfunzione.
L’ora è fuggita, io muoio disperato. Non accada per la Sicilia.