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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
15
2012
Dalla Francia è partita la sequenza di tornate elettorali che coinvolgerà Egitto, Messico e Grecia, tutte di tipo diverso perché affrontano situazioni differenti. Analizziamole brevemente.
In Egitto, dopo la caduta del faraone Hosni Mubarak, la democrazia emergente è estremamente gracile. In quel tessuto prendono il sopravvento i poteri organizzati: ve ne sono due che al ballottaggio hanno superato il turno e fra i quali gli elettori di quel Paese dovranno eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.
Gli egiziani sono stretti in una morsa, perché i due contendenti rappresentano: uno, Mohammed Mursi, la religione islamica; il secondo, Ahmed Shafiq, il vecchio regime in quanto è stato stretto collaboratore di Mubarak. Quest’ultimo, di recente condannato a trent’anni di reclusione, è stato salvato dalle molte componenti del popolo che chiedevano la sua condanna a morte. Forse anche questo influenzerà le elezioni.
In Francia, dopo la striminzita vittoria di Hollande, con il 51,4% (ma nel Paese transalpino è perfettamente riconosciuto legittimo a governare anche chi ha preso solo un voto in più) il partito socialista del presidente e i suoi alleati hanno ottenuto una netta vittoria nel primo turno, e non dovrebbe avere problemi, nel secondo turno in programma la prossima settimana a riportare la maggioranza dei socialisti nell’Assemblée nationale. I socialisti hanno già la maggioranza nel Senato, quindi la convivenza con altre forze sembra scongiurata.

Anche in Messico si svolgeranno le elezioni per il Presidente della Repubblica. In questo caso sono tre i candidati principali: Enrique Peña Neto per Pri (partito di centro attestato su posizioni moderate) e Partito verde, Josefina Vazquez Mota per il Pan (conservatori e cattolici) e Andrés Manuel Lopez Obrador per il Prd (progressisti e socialdemocratici).
Il Messico fa parte di un trattato commerciale, insieme a Stati Uniti e Canada che si chiama Nafta (North american free trade agreement), ma l’elezione di uno dei candidati non sposterà di molto la linea politica, in quanto il Paese centroamericano ha raggiunto un certo benessere lavorando di concerto con gli altri due grandi Paesi nordamericani.
 
In Grecia, invece, la situazione è drammatica perché, dalle scorse elezioni, svoltesi il 6 maggio, non è uscita fuori una possibile maggioranza. Però, a guardar bene i risultati, alcuni commentatori politici si sono accorti che i due partiti (Neo democrazia e Pasok), che hanno condotto la Grecia al fallimento, avevano però dato una svolta votando insieme i provvedimenti durissimi imposti dall’Ue per ottenere nuova e salvifica liquidità.
Bisogna rammentare agli sprovveduti commentatori che non hanno messo in rilievo come nell’operazione salvataggio siano stati sacrificati ben 135 miliardi che i greci avevano nei confronti dei risparmiatori di tutto il mondo e che ora non restituiranno più. Supponiamo che, malauguratamente, alcuni dei nostri lettori possiedano obbligazioni elleniche. Se tutto andrà bene, si vedranno restituire un quarto del valore sottoscritto.
Ad avviso di alcuni politologi, Nd e Pasok, che avevano ottenuto 149 seggi su 300, avrebbero avuto il consenso di uno o due gruppi entrati nel Parlamento, per formare così la nuova maggioranza. Probabilmente non l’hanno voluto fare perché i sondaggi dicono che il 70% dei greci vuole restare nell’Euro e ha una grande paura di staccare la spina.

Cosicché, una previsione attendibile dice che i due partiti otterranno la maggioranza assoluta e torneranno a governare senza l’ausilio di nessuno. Dobbiamo ricordare i guai peggiori che hanno afflitto il piccolo Paese dell’Egeo (11 milioni di abitanti). Fra essi, l’eccessivo numero di pubblici dipendenti, l’eccessiva remunerazione, l’eccesso di spesa pubblica improduttiva, l’incapacità di sostenere le imprese, la quasi assenza di cantieri per opere pubbliche: conseguenza, bilanci truccati negli ultimi 20 anni, non controllati dall’Ue cui erano stati inviati.
Se scorrete l’elenco delle patologie prima indicate, fotograferete immediatamente la Sicilia, gemella della Grecia nel dissesto. Il più grave elemento è aver fatto, anche qui, bilanci falsi negli ultimi 20 anni, ma nessuno è andato in galera per questo crimine. Però nelle casse regionali non c’è più un euro e i siciliani soffrono.