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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
16
2011
L’articolo 16 della Legge di stabilità n. 183 del 12 novembre, pubblicata sulla Guri n. 265/2011, innova il rapporto di lavoro fra la Pubblica amministrazione e i propri dipendenti. Lo fa, come è abituato il legislatore, in modo sibillino ed equivoco così da lasciare aperte porte e finestre che consentano di non applicarlo, ovvero di far nascere numerose controversie attivate dai dipendenti, che si sentono colpiti, nei confronti della propria amministrazione.
Che dice il richiamato articolo 16? Esprime un principio generale che si possa verificare un esubero di personale, il quale sarà invitato a scegliere un’altra amministrazione. In caso di diniego, entro 90 giorni, a trasferirsi, il dipendente viene collocato in disponibilità, con un’indennità pari all’80 % dello stipendio, per la durata massima di 24 mesi.
Quanto precede dovrà essere meglio specificato con altra norma interpretativa, anche perchè è difficile rimuovere le incrostazioni che sono nella Pa e le cattive abitudini che l’hanno connotata in questo dopoguerra.

La norma non è chiara perchè riferisce di una generica ricognizione del personale (una sorta di inventario) che le Pubbliche amministrazioni hanno l’obbligo di fare ogni anno, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria.
Chi ha competenza di organizzazione sa bene che nessuna ricognizione può esser fatta efficacemente, se non paragonata ad un Piano aziendale che abbia determinato in via preventiva quali debbano essere i servizi che una Pa deve produrre e, per conseguenza, quali possano essere i dipendenti e i dirigenti, determinandone funzionalmente la quantità ed il profilo professionale.
È solo dalla comparazione fra il Piano aziendale e l’effettivo organico che può scaturire l’eventuale eccedenza di personale e dirigenti, non in modo sommario, bensì per tipologia del singolo profilo professionale.
In ogni caso, seppur con i limiti prima indicati, si tratta di un’interessante novità che scardina il principio dell’inviolabilità del rapporto di lavoro pubblico e introduce, seppure in modo blando, la possibilità che i dipendenti pubblici siano licenziati, non solo quando commettono reati.
 
In Sicilia non si sa se questa norma verrà applicata, ma conoscendo bene la corporazione del sindacato pubblico e l’incapacità del Governo regionale, possiamo supporre che verrà sollevato l’usbergo dell’Autonomia per impedire la sua applicazione ai dipendenti regionali. Con l’ulteriore discriminazione secondo cui, nella nostra Isola, vi saranno dipendenti pubblici statali, cui la norma si applica, e dipendenti pubblici regionali, cui la norma potrebbe non applicarsi.
I lamenti del Governo regionale e del suo assessore all’Economia, Gaetano Armao, sulla mancanza di risorse sono del tutto ingiustificati, tenuto conto che ad inizio di quest’anno la Regione ha assunto, ex novo, con contratti a tempo indeterminato, ben cinquemila dipendenti. Un comportamento scriteriato e non conforme all’esigenza di far dimagrire rapidamente la spesa della Regione.
Anzichè fare l’esame di coscienza e tagliare adeguatamente la spesa corrente, a cominciare dall’allineamento del contratto dei regionali a quello delle altre Regioni, il governo siciliano ha inviato una lettera al presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, per chiedere soldi anzichè per comunicargli che intende mettersi le carte in regola.

Come possiamo andare avanti facendo gli elemosinieri, da un canto, e le cicale, dall’altro? Come non hanno capito, Lombardo e Armao, che bisogna abbandonare la via viziosa della pessima amministrazione e imboccare quella virtuosa della sana amministrazione? Non sappiamo a che cosa sia dovuta questa mancanza di realismo, ma ne abbiamo conferma dalla bozza della legge regionale di stabilità di 91 articoli, nella quale non si intravede la nuova filosofia che deve essere messa in atto, se vogliamo che la nostra Isola intraprenda la via dello sviluppo.
Se si applicasse la norma che abbiamo esaminato, la Regione dovrebbe mettere in mobilità diecimila dipendenti e liquidare quel contenitore assistenziale che è la Resais spa, che paga stipendi a persone che non fanno nulla.
Il peggio deve ancora venire non appena il governo Monti, se sarà approvato, varerà la prossima manovra di tagli da 25 miliardi. Lombardo e Armao sono avvisati.