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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
16
2011
Una delle principali regole etiche di una comunità è l’equità, per raggiungere la quale occorre impegnarsi a  emarginare egoismi  e avidità.
Sembra facile, ma non lo è perchè l’istinto umano tende per sua natura ad avere sempre di più e a dare sempre di meno. Per ristabilire la regola di equità è necessario che vi siano persone di buon senso e disinteressate in modo da raggiungere l’obiettivo di distribuire la ricchezza fra tutti i componenti della comunità, in proporzione a meriti e bisogni. è proprio questo rapporto, tra metodi e bisogni, che consente a ciascun cittadino di vivere in maniera accettabile.
In questa analisi non inseriamo il concetto di elemosina o beneficienza, perchè i due atti pur apprezzabili spesso sono inutili, in quanto vanno a finanziare apparati che vi speculano sopra. Ricordiamo che quando si mobilitò la solidarietà nazionale per mandare aiuti in Serbia si scoprirono là decine di containers di vestiario marcito.
La questione è generale perchè sotto il mantello della solidarietà si nascondono spesso loschi affari.

San Francesco si spogliò di ogni bene, che possedeva in quantità e cominciò a dividere quel poco che gli rimaneva con i poveri. Non si chiede agli esseri umani di comportarsi come il Santo, però si può chieder loro, a cominciare da noi, di aiutare chi ha bisogno e distribuire risorse in rapporto allo stato di relativa povertà della gente.
Meriti e bisogni: ecco il rapporto che ci deve essere fra chi prende e chi dà, per rispettare il principio di equità. Nessuno deve ricevere in maniera eccessiva rispetto ai meriti, sapendo che i propri bisogni sono subordinati, eccezion fatta per chi non sia in condizione di procurarsi quanto gli serve per ragioni di salute.
Dietro ai bisogni si nascondono tante speculazioni. Un esempio per tutti: falsi invalidi che al Sud sono dilagati e, altro esempio, quello dei baby-pensionati che si trovano un po’ dovunque, ma, anche, in questo caso in preponderanza al Sud.
Fatta cento la torta della ricchezza prodotta in un Paese, in quelli capitalistici va in larga misura a pochi e in pochissima quantità a tutti gli altri. Si tratta di un macroscopico difetto che dovrebbe essere corretto da un sistema fiscale equo.
 
Gravare su chi ha per dare a chi non ha, è, anche, un nostro precetto costituzionale di far pagare le imposte in maniera progressiva (art. 53). Solo che nel nostro Paese vi sono milioni di furbetti che non solo non pagano le imposte in modo progressivo, ma non le pagano affatto. Talché è stima comune che mancano nelle casse dello Stato circa 120 miliardi di euro per l’evasione estesa.
Dal 6 dicembre, tutti i movimenti bancari sono resi noti all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza. Ma non è sufficiente, se non si adotta un sistema di controllo capillare dei cittadini sui cittadini, in modo da verificare il reddito imponibile di ciascuno, pubblicato sul sito web di ogni Comune. 
Ma torniamo al rapporto fra chi ha e chi non ha. Spesso chi non ha dichiara dati falsi. è, quindi, un falso povero, anche se poi ha manifestazioni di ricchezza in altra sede. Vi sono persone che mostrano i certificati Isee e poi sono vestiti in maniera lussuosa. In questa Italia degli imbroglioni dove la corruzione nella P.A. è estesa e capillare, è difficile diffondere equità.

Qui non si tratta di vessare qualcuno, bensì di prendere a chi ha per dare a chi non ha. Lungi l’idea di comportarsi come novelli Robin Hood, ma bisogna restare nella logica che i cittadini della comunità abbiano ciò che meritano.
Se si diffondesse la meritocrazia, tutti i meccanismi economici e sociali diventerebbero più efficienti con la conseguenza di diffondere maggiore equità.
Si può pensare che tutto questo sia un’utopià? è possibile. Tuttavia bisogna muoversi in questa direzione, senza scoraggiarsi e senza pensare che quello che facciamo sia del tutto inutile. Bisogna ricordarsi che non occorra essere santi, bensì più semplicemente persone per bene. Non arpie, ma gente comune che si preoccupa di vivere insieme agli altri in modo umano e onesto.
Comportarsi in modo onesto conviene non perchè produce un’utilità materiale, ma perchè diventa una sorta di gratificazione, per essere in pace con la propria coscienza e onorare la vita terrena come trampolino di lancio per la vita spirituale.