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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
16
2012
Il parlamento greco, nella notte fra domenica 12 e lunedi 13, ha approvato il piano richiesto dall’Unione europea, per concedere alla Grecia un prestito di 130 miliardi di euro, dopo aver concesso in precedenza un altro prestito di 110 miliardi di euro.
Insieme col prestito, la troika (Ue, Bce e Fmi) ha avallato l’haircut sul debito greco, nei confronti di banche nazionali ed estere e di risparmiatori nazionali ed esteri. Il taglio significa che lo Stato greco non rimborserà più cento miliardi di euro ai suoi creditori e provvederà a cambiare nuovi bond con i vecchi nel rapporto di uno a due.
La Grecia avrà un ulteriore vantaggio: pagare sui nuovi bond il 3,50 per cento, con una moratoria di uno o due anni. Tutto questo significa che i possessori dei bond greci perderanno due terzi del valore. Ecco il primo vantaggio per i greci, di cui non hanno parlato i saccenti telecommentatori e cronisti di vari giornali. Vi è un secondo vantaggio per la penisola ellenica. Ecco di che si tratta.

In questi ultimi anni, per intenderci quelli della crisi finanziaria internazionale, ma anche nel decennio precedente, i Governi greci di destra e di sinistra hanno imbrogliato i propri cittadini concedendo loro favori, prebende, posti di lavoro nel settore pubblico ben remunerati: in una parola hanno fatto quello che fece il Pentapartito, con la connivenza del Partito comunista, negli anni Ottanta, in Italia, quando allargò i cordoni della borsa a dismisura.
I Governi greci hanno commesso  crimini politici: uno fra questi aver acquistato navi, aerei da combattimento ed armamenti, soprattutto da Francia e Germania, degni di una superpotenza, affamando contemporaneamente il popolo. Era del tutto evidente che questa dissennatezza portasse al dissesto, che è un attimo prima del fallimento di una Nazione.
Il popolo ha ignorato le porcherie che hanno compiuto i Governi, ripetiamo di destra e di sinistra, salvo protestare quando già era nella melma fino al collo. Però, a fronte dei centomila manifestanti, il 75 per cento del popolo ha approvato il piano. Obtorto collo. Ma il debitore ha sempre torto. Male fece quando si indebitò. Doveva pensarci prima e prevedere il disastro.
 
La Regione siciliana si trova all’incirca nelle stesse condizioni perchè in questi ultimi lustri ha allargato i cordoni della borsa e, d’altra parte, ha chiuso gli occhi sulla prevista diminuzione dei trasferimenti, conseguenti al Patto di stabilità. La Regione, con la sua pachidermica e lenta burocrazia, ha inchiodato i diciotto miliardi di fondi europei e statali del Piano 2007/13, avendone speso solo il 18 per cento in cinque anni.
La borsa a maglie larghe ha fatto assumere personale a dismisura: duemila dirigenti contro duecento  della Lombardia, diciottomila dipendenti contro tremila della Lombardia. Gli sprechi della Regione sono innumerevoli e permangono anche nel settore della Sanità, pur tenuto conto del piano di austerità dell’assessore Massimo Russo.
Prossimamente pubblicheremo il dettaglio dei tagli che la Regione deve effettuare se vuole fare quadrare il bilancio 2012, tagli che ammontano, come abbiamo scritto più volte, a 3,6 miliardi.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, è armato di tanta buona volontà, ma ha delle forbici che non tagliano. Tuttavia è stato costretto ad ammettere, in un crescendo rossiniano, che i tagli sul bilancio 2012, partiti da 500 milioni, sono ora arrivati a 2,3 miliardi. Siamo convinti che prima di fine marzo egli sarà costretto ad annunciare che i tagli indispensabili dovranno essere 3,6 miliardi, esattamente quanto anticipato da noi prima di lui. Non ci vuole la sfera di cristallo per le affermazioni che precedono. Basta avere competenza di organizzazione e di bilanci per analizzare, capitolo per capitolo, quello regionale, ancora in bozza, ed attivare lo spending review col bisturi, come sta facendo il Governo nazionale.
è inutile che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, vada a fare l’elemosinante alla Presidenza del Consiglio. Troverà le porte chiuse se prima non mette in regola i propri conti.
Ora, urge un accordo di tutti i partiti per tagliare sprechi e privilegi, oppure il popolo siciliano soffocherà.