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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
17
2012
Quando nasciamo siamo accuditi dalla madre e dal padre o, in casi malaugurati, da terzi. Accuditi perché abbiamo la necessità di acquisire la conoscenza della vita con tutti i problemi piccoli e grandi che essa comporta. Accuditi perché dobbiamo, via via, con tanta buona volontà e sacrificio, temperare il nostro naturale egoismo che esalta i nostri bisogni prima di quelli degli altri.
è proprio l’egoismo la qualità negativa contro cui dobbiamo combattere, ingurgitando tante pillole di conoscenza che ci consentano di vedere che cosa è accaduto da quando l’uomo ha raddrizzato la propria schiena.
Via via che procediamo per una strada autonoma, il nostro discernimento ci indica comportamenti obiettivi ed equi che tengano conto innanzitutto dell’interesse della collettività, cui si possa legittimamente agganciare il nostro interesse personale. Un meccanismo complesso,  ma facile da capire.

Il processo che abbiamo descritto rientra nella stagione dei doveri. Il dovere di crescere con buon senso, il dovere di frequentare le scuole con profitto, il dovere di intraprendere un percorso universitario che sbocchi in un’attività professionale ove ci sia il lavoro, il dovere di generare ricchezza, anche sociale o culturale, in modo da contribuire alla crescita della collettività, il dovere di pagare le imposte, fino all’ultimo centesimo. L’elenco sarebbe lungo, ma qui ci fermiamo.
Tuttavia, non possiamo sottacere il dovere di partecipare alle attività istituzionali, seppure come semplici cittadini e di dare il nostro contributo fattivo all’evoluzione della società di cui facciamo parte.
Abbiamo anche il dovere primario di accudire i nostri figli e di servire i nostri genitori, nonché di svolgere un’azione positiva nei confronti di chi ha bisogno e di chi è debole.
Si potrebbe dire che i doveri, come gli esami, non finiscano mai e durino fino al termine dei nostri giorni. Termine che, per quanto mi riguarda, mi auguro arrivi in modo secco.
Essere disponibili nei confronti dei terzi è una condizione mentale e non faresaica. è verità e non falsità. Trastullarsi in mezzo è condizione deprecabile.
 
Man mano che si passa dalla prima alla seconda età (il secondo ventennio) si accentua il processo di maturazione civica, culturale e professionale, per cui chi arriva sul bordo dei 40 anni dovrebbe aver raggiunto un punto importante della propria vita che, però, deve costituire uno start e non un arrivo.
L’ingresso nel terzo ventennio è cruciale, perché è quasi il massimo della curva, dopodiché comincia la discesa. è il periodo nel quale chi ha ben seminato raccoglie il frutto dei propri sacrifici e del proprio lavoro e chi ha mal seminato si trova con un pugno di mosche in mano.
Chi è causa dei suoi mali pianga se stesso, dice un noto proverbio. Chi si comporta da cicala non può lamentarsi né deve invidiare o essere geloso di chi, invece, si è comportato da formica. Guai a chi non riconosca i propri difetti e abbia la presunzione di ritenere che i propri comportamenti siano stati adeguati agli obiettivi che si è prefissato.

Si entra, poscia, nel quarto ventennio, quello che porta alla vecchiaia, se non si muore prima. Ma un saggio sostiene che la vecchiaia comincia cinque anni dopo l’età che hai. Concordiamo, perché la vecchiaia come la gioventù è uno stato mentale. Il corpo, va da sé, invecchia e si depaupera, ma la mente, tenuta in pieno esercizio, funziona bene anche fino a tarda età. L’esempio di Rita Levi-Montalcini è lampante.
Il vantaggio del quarto ventennio è che la stagione dei doveri si attenua molto, cui subentra la stagione dei piaceri. Il che significa che bisogna cogliere tutte le occasioni gradevoli che la vita ti offre, non rinunziare più a niente, dire basta a rinunce e sacrifici, vivere con serenità interiore di fronte a tutte le circostanze, tenere lontani da sé i problemi senza farsene coinvolgere, e così enumerando.
Quello che non si poteva fare nei precedenti ventenni si può fare nel quarto. Clint Eastwood, con i suoi 80 anni, è un esempio di persona e di professionista di qualità. E come lui tanti altri che considerano la vita un grande dono del Creatore, da onorare con tutte le proprie forze, in base ai valori etici come riferimento.