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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
17
2011
Una volta, per atto creativo ci si riferiva alla capacità di creare opere d’arte. L’aggettivo nel tempo si è trasformato in sostantivo, per cui, oggi, il creativo è colui che inventa situazioni, circostanze, fatti, bisogni che non esistono. Creativo è stato Spencer Silver, che ha inventato il Post-it; creativi sono stati William H. Russel, Alexander Majors eWilliam B. Waddell, che hanno inventato il Pony Express,  e così via.
In fondo, il creativo è un innovatore, colui che vede fatti e situazioni che altri non vedono. è di innovazioni che progredisce il genere umano, migliorando il proprio benessere e la qualità della vita.
L’Essere Superiore è stato un creatore. Questo lo deduciamo dalla perfezione dei meccanismi in natura, che non possono essere casuali, dalla realizzazione di un immenso progetto di cui noi piccoli uomini possiamo avere una sensazione più che una cognizione.
Attorno al Creatore vi sono tante leggende metropolitane cui credere o non credere a seconda che si voglia o meno. Ma il dato di fatto è che l’universo esiste, gli esseri viventi anche, seppure si sono trasformati in miliardi di anni, com’ è presumibile che vi sia stata vita anche in altri pianeti, poi cessata.

La competizione è una gara o lotta basata sul contrasto tra persone o gruppi che cercano di superarsi per conquistare un obiettivo. Per essere competitivi ognuno di noi deve migliorare gli strumenti mentali e fisici di cui dispone, in modo da consentirsi il possesso di mezzi idonei a gareggiare.   
La natura ci ha donato un corpo ed un cervello,  una mente cui soprassiede lo spirito, ma l’insieme delle cose materiali è grezzo. Ha bisogno di essere allenato, addestrato, rimpolpato di conoscenza per gareggiare nella vita.            
Intendiamoci, si può anche vivere senza gareggiare, contemplando la natura, sonnecchiando, oziando. Si tratta di una scelta che ognuno di noi può fare in relazione alla propria indole e alla valutazione che fa della vita stessa.
Chi intenda arrivare al momento in cui lo spirito si libera del corpo senza aver nulla da ricordare a se stesso è padronissimo di farlo, purchè non se ne lamenti e purchè viva in pace con se stesso. Guai a non far nulla e contemporaneamente lamentarsi della mala sorte o che il nostro stato è colpa degli altri. Siamo noi gli artefici del nostro destino.
 
Siamo noi che dobbiamo tentare di guidare gli eventi, diversamente saranno gli eventi a guidare noi. Il nostro buon senso e il nostro equilibrio ci devono consentire di competere nell’ambiente in cui viviamo, per migliorarci e fare di più, in modo da percorrere serenamente il binario che va dalla nascita alla fine.
Vivere serenamente, seppure compatibilmente con le difficoltà che si incontrano tutti i giorni, di cui non abbiamo il diritto di lamentarci, per la semplice ragione che la difficoltà è una componente naturale della vita.
Per creare ci vogliono alcuni elementi: possedere una vasta conoscenza, avere capacità di implementarla continuamente, utilizzarla tutti i giorni mettendoci alla prova, trarre frutto e insegnamento dagli errori che si commetteranno inevitabilmente, avere la forza morale di rimettersi in piedi quando si cade usando la propria volontà. Ecco, è proprio la volontà che distingue le persone. Usarne tanta o poca fa la differenza.

La creatività segue la capacità di osservare fatti e circostanze, che si mettono in relazione come in una rete, da cui ottenere deduzioni che ci consentano di migliorare le nostre performances. Chi osserva molto capisce di più. Se capisce di più opera meglio. Una catena logica che consente di competere meglio.
La competizione non è solo nelle attività economiche, bensì in qualunque campo dell’esercizio di attività umane anche in quello sociale e solidale. I raccoglitori di fondi devono essere competitivi perchè sono in tanti. Quelli più bravi ne raccolgono di più e gli altri si lamenteranno del loro insuccesso: perchè non sono bravi.
Tenere una rotta che conduca al porto di arrivo nonostante eventuali marosi o tempeste è frutto di capacità. Farsi travolgere dagli eventi è sintomo di incapacità.
Nessuno di noi è super dotato. Ma ognuno di noi ha dentro di sè la potenzialità di fare quello che deve fare anche, in qualche caso, gettando il cuore oltre la barricata. Tuttavia la prudenza deve assisterci sempre per impedirci di fare il passo più lungo della gamba, in modo che si tenda di passare dalla stalle alle stelle, non il contrario.