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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
17
2012
Ci sono evasori ed evasori: quelli che sfruttano conoscenze e competenze per non pagare le imposte e altri che cercano di svicolare in quanto pesci piccoli. Ci sono gli evasori del Nord, ove il Pil è quasi di livello della media europea; ci sono gli evasori del Sud, che si difendono come possono, in un’economia sgangherata.
Come è noto, nel dopoguerra, lo Stato ha dirottato due terzi delle risorse al Nord e un terzo al Sud. Inoltre, una classe dirigente meridionale (politica, burocratica, imprenditoriale, sindacale e professionale) ha depauperato le scarse risorse arrivate al territorio per divorarne una parte cospicua.
I gruppi imprenditoriali multinazionali hanno una certa facilità a evadere sfruttando l’elusione, cioè la puntigliosa applicazione delle norme, in modo da utilizzarne le feritoie e le finestre per sgattaiolare. I gruppi multinazionali hanno la possibilità di bilanciare le fatturazioni intragruppo ed extragruppo.

Tale possibilità consente loro di sovrafatturare o sottofatturare in relazione all’andamento dei propri affari, in modo da ridurre al minimo la tassazione in ognuna delle nazioni ove lavorano. Ma anche all’interno del nostro Paese essi sono assistiti da studi professionali di primissimo livello, agguerriti, che sono in condizioni di ben fronteggiare le verifiche di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate.
La legge Salva-Italia (la n. 214/2011), entrata in vigore il 1° gennaio di quest’anno, consente agli organi vigilanti di accedere a tutte le fonti finanziarie e di seguire la via del denaro, per accertare la corrispondenza fra i singoli movimenti e le variazioni economiche dell’attività. Però questi accertamenti non sono altrettanto semplici quando bisogna chiedere informazioni a Stati extraeuropei o a partner europei, anche se vi sono delle convenzioni bilaterali che facilitano l’interscambio di notizie.
Vi è, poi, l’evasione dei soggetti medi e piccoli. Risulta che, per esempio, nel Veneto vi è una rotazione veloce di iscrizione e cancellazione di imprese e società presso i registri delle Camere di commercio. Approfittando della lentezza e della farraginosità dei meccanismi di accertamento, tale sistema funziona per restare sconosciuti al fisco.
 
L’evasione fiscale e previdenziale ha mille facce. La rete degli enti accertatori e l’incrocio dei dati fra più reti stringono le maglie, ma i pesci piccoli possono sgusciare ugualmente. Ed è proprio l’evasione minuta che fa volume, perché portata da centinaia di migliaia di persone. La drastica riduzione di circolante monetario fino a mille euro costituirà una forte remora ai movimenti in nero, ma un vero rimedio sarebbe quello di applicare il conflitto di interessi fra le parti, ottenuto mediante la detrazione pro quota di spese sostenute a qualunque titolo, come avviene nei Paesi anglosassoni.
Nel caso delle spese mediche, la detrazione è di appena il 19 per cento, per cui il medico che fa uno sconto sulla parcella del 20 per cento cancella di fatto l’interesse a richiederla. Figuriamoci nei casi in cui non vi è alcuna detrazione.
Il minor gettito d’imposta sarebbe compensato dall’emersione di affari senza tassazione.

Lo spesometro sarà un utile strumento per determinare in via induttiva il reddito nascosto. Ma fino a quando il Governo non deciderà di pubblicare il reddito imponibile di ogni cittadino o società, non potrà essere attuato il meccanismo di controllo, porta a porta, commisurando il tenore di vita di ognuno con il proprio reddito dichiarato.
Vi è anche l’elemento sociale che incide sull’evasione. Fino a oggi chi evade viene considerato furbo, da domani dovrà essere considerato disonesto. Anche da noi ognuno dovrà avere l’orgoglio di dire quanto guadagna.
In questo scenario, va fatta un’annotazione sui salari degli italiani, che fonti cosiddette autorevoli dichiarano più bassi della media europea. Sbagliano, perchè esse hanno preso in esame i salari netti e non quelli lordi. Se così avessero fatto, sarebbe risultato evidente che i salari italiani sono allineati a quelli europei. Non è allineato, invece, il cuneo fiscale che falcidia gli stipendi dei dipendenti. Un’ultima annotazione riguarda i pensionati e i pubblici dipendenti che fanno il doppio lavoro in nero. Evasione!