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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
18
2012
Il ministro Piero Giarda, nella sua funzione dei Rapporti con il Parlamento, ha messo in cantiere la revisione della spesa dello Stato. Il che significa rivedere, capitolo per capitolo, se gli importi stanziati siano eccessivi rispetto agli obiettivi fissati. Il Ministero non ha comunicato quale sia il metodo di controllo e di raffronto fra spesa e obiettivi, in assenza di un Piano aziendale, branca per branca amministrativa, nella quale sono previste le quattro fasi relative.
L’assessore all’Economia della Sicilia, Gaetano Armao, ha chiesto al presidente della Regione se intenda attivare una revisione della spesa, assessorato per assessorato, sull’esempio di quella nazionale indicando un taglio della spesa di 1,4 miliardi nel 2012 mentre noi abbiamo più volte indicato in 3,6 la misura dello stesso taglio.
Mentre quello proposto da Armao serve solo a far quadrare i conti, quello proposto da noi serve per liberare risorse per investimenti e finanziare opere pubbliche, con l’obiettivo di mettere in moto un processo di crescita, inesistente in questo momento.

Spending review, una frase magica che non vuol dire solo monitorare l’insieme delle uscite, ma più propriamente valutare le stesse spese per commisurarle ai servizi che devono essere prodotti. Il monitoraggio è essenziale, ma è una fase preliminare per sapere in qual misura si debba adoperare l’accetta. E serve anche per graduare i tagli in relazione ai bisogni dei cittadini. Serve anche per calibrare il fabbisogno finanziario in funzione dell’organizzazione dei settori amministrativi.
L’assessore chiede anche iniziative per fissare il Patto di Stabilità regionale in funzione di quello nazionale, il quale, a sua volta, si basa sul Patto di stabilità europeo del 25 marzo 2011.
È vero, il professor Monti sta tentando di ammorbidirlo, per arrivare al risultato di non dover fare una manovra di 45/48 miliardi l’anno per i prossimi venti, in modo da riportare il rapporto fra debito e Pil al 60 per cento, che è uno dei tre pilastri del Trattato di Maastricht del ‘92. Monti sta tentando di ammorbidire la rigorosa posizione tedesca facendo uscire fuori dal Patto di stabilità le spese per investimenti, oggi incluse.
 
In Regione, vi è quest’iniziativa positiva dell’assessore all’Economia, ma non c’è alcuna prospettiva analoga nei 390 Comuni. In questa direzione manca un’iniziativa dell’assessore per le Autonomie locali, che, mediante propria circolare di indirizzo, dovrebbe invitare i sindaci ad iniziare questa opera di revisione per fare dimagrire le uscite di ogni ente in maniera adeguata, sopprimendo in tutto o in parte la spesa improduttiva.
Certo, i sindaci più diligenti potrebbero iniziare questo riequilibrio fra entrate e uscite. Riequilibrio che passa non solo per la diminuzione delle stesse, ma anche per l’aumento delle prime. Sol che mettesse mano alla ricerca dell’evasione sui tributi dello Stato e sui propri tributi, ogni Comune potrebbe introitare risorse, naturalmente in proporzione al numero degli abitanti che amministra.
La crisi sta obbligando tutti i pubblici amministratori a diventare virtuosi. Coloro che non lo faranno, saranno bocciati alle prossime elezioni.

Il mistero dell’avanzo finanziario, come posta di pareggio tra entrate e uscite nel Bilancio della Regione, ancora non è stato risolto. Attendiamo che l’assessore e il dirigente generale ci forniscano queste informazioni perchè l’opinione pubblica ha il diritto di sapere se il bilancio vero della Regione è fatto di 17,7 miliardi di entrate e di uscite o di 27,7. Non vi possono essere dieci miliardi che ballano, senza sapere a cosa si riferiscano. Questo non è serio.
Naturalmente riporteremo le risposte più volte chieste, pari pari, e ci auguriamo che esse siano esaurienti. Anche dalla conoscenza della composizione e della natura dell’avanzo, l’assessore all’Economia dovrebbe partire per spingere la revisione della spesa nella Regione e nei Comuni. Il risparmio nello spendere corrisponde a una minore entrata, il che significa una minore necessità di indebitarsi.
L’indebitamento è vietato dal Patto di stabilità. Tuttavia la Regione ha firmato un nuovo mutuo di 954 milioni  da destinarsi esclusivamente ad investimenti. Ma cosi non è.