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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
18
2012
La Procura di Palermo, guidata dal capo Francesco Messineo, sta indagando sulle vicende del 1992 quando inspiegabilmente il ministro Conso non rinnovò (revocò) misure di carcere duro ai condannati per mafia.
La Procura di Palermo sta cercando di vedere se allora si commisero reati e se vi è un nesso con le morti di Falcone e Borsellino, chiamate anche stragi di Stato. Naturalmente si avvale di intercettazioni, così come sono oggi regolate dalla legge.
La vicenda deve emergere e non può restare nel limbo, come nel caso dell’abbattimento dell’Itavia a Ustica o delle stragi di Milano, Brescia e Bologna. Indagando e ascoltando le intercettazioni, nelle mani dei procuratori ne è capitata una riguardante la conversazione tra l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, ed il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che entra nella vicenda in modo casuale.
Mancino dice che si è rivolto al presidente della Repubblica per chiedergli di coordinare le attività delle diverse Procure. Ma coordinare non è compito del Presidente della Repubblica.

Perchè, dunque, Mancino si è rivolto al Capo dello Stato? In atto, non c’è risposta. Ricordiamo che lo stesso ex ministro è stato anche vice presidente del Csm. Si deve presumere che conosca perfettamente i meccanismi giudiziari. Ritorna per la seconda volta la stessa domanda: perchè Mancino si è rivolto al Capo dello Stato? In ogni caso l’ha fatto. Questo è un dato, che però qui non interessa l’analisi.
Ci chiediamo, invece, perchè Napolitano abbia sollevato il conflitto di attribuzione fra la Presidenza della Repubblica e la Procura di Palermo, davanti alla Corte Costituzionale.  La legge 219/89 prevede tre casi in cui il Presidente della Repubblica, chiunque esso sia, possa essere messo sotto inchiesta. Nessuno dei tre casi ricorre nell’attuale vicenda. Anzi, la Procura ha chiarito immediatamentev che la casualità della presenza del Capo dello Stato nell’intercettazione non ha nulla a che fare con la vicenda giudiziaria.
Tuttavia, la Procura conserva come prova l’intercettazione, limitatamente a quello che ha detto Mancino. Elemento utile per chiarire l’intera vicenda.
 
Ma il Presidente della Repubblica ha chiesto alla Corte Costituzionale, attraverso l’Avvocatura di Stato, che l’intera intercettazione venga distrutta. Se la sua richiesta fosse accolta la Procura verrebbe privata di una prova.
Ora, la questione è se si tratti di forma o di sostanza. La legge è forma attraverso cui deve raggiungere la sostanza. Ma non ci può essere forma senza sostanza, seppure i vizi di procedura spesso annullano processi, indipendentemente dalla sostanza.
Le regole vanno rispettate sempre, salvo un maggior rispetto quando vi sono fatti gravissimi come quello che stiamo esaminando e cioè le stragi di Stato del 1992. Casi come quello esaminato se ne sono sempre verificati e se ne verificheranno ancora, e anche in altri Stati.
In tutte le Costituzioni sono previste le possibilità di messa in stato di accusa dei Capi di Stato, ma qui in questa vicenda Giorgio Napolitano non c’entra per nulla e tutti siamo pronti a testimoniare della sua correttezza istituzionale e onestà personale.

Ma le stragi di Stato debbono trovare una risposta e se qualche soggetto istituzionale ha responsabilità, deve essere messo sotto processo. La vicenda è delicatissima e all’opinione pubblica non deve balenare l’eventualità che qualcuno voglia mettere sordine o bavagli. La verità deve emergere come il sole all’alba e risplendere per rassicurare i cittadini che almeno nelle vicende gravi essa possa trionfare. Sulla moglie di Cesare non deve esserci neanche un’ombra.
Attendiamo la sentenza della Corte Costituzionale, alla quale tutti i cittadini debbono attenersi, indipendentemente dal soddisfacimento delle diverse istanze.
In ogni caso manifestiamo solidarietà, per quello che vale, ai giudici di Palermo che, tra mille difficoltà, stanno tentando di arrivare a un chiarimento di quei fatti tragici provocati da chi ancora oggi resta nell’ombra. I manipolatori delle vicende e coloro che tramano alle spalle dei cittadini devono essere scoperti. Chiunque contribuisca, anche in buona fede, a che i burattinai rimangano coperti, ha un’involontaria connivenza che va eliminata.