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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ott
19
2011
Lavorerai con sudore partorirai con dolore (Genesi, versetti 16 e 17). Chi pensa che lavorare non costi fatica vuol dire che non vuol lavorare. In questa battuta si racchiude la mentalità di tanta gente che valuta il lavoro come un diritto e non un’opportunità, per cogliere la quale bisogna essere attrezzati. Ecco il punto.
Attrezzarsi adeguatamente con l’acquisizione di competenze e capacità professionali, in modo da essere pronti a rispondere adeguatamente alle esigenze di mercato. Intendiamoci, non il mercato tiranno e disumano, ma quello sociale nel quale ogni cittadino produce ricchezza che viene redistribuita secondo il principio sociale dell’equità.
Ma non è equo che qualcuno riceva un compenso, un emolumento o uno stipendio senza dare in contropartita il propio lavoro pieno di sostanza e condito con il sudore materiale e immateriale. Trovarsi nelle condizioni di non potere offrire adeguate contropartite alle numerosissime opportunità che si trovano sul mercato, è avvilente.

Nessuno di noi deve essere colto in castagna, vale a dire presentarsi per un colloquio di lavoro e non offrire un minimo di mestiere per rispondere adeguatamente alle richieste.   
Nessuno di noi è nato con le conoscenze infuse. Per questo vi è un percorso formativo che passa dalla scuola, eventualmente dall’università e, successivamente, per esperienze diverse fra cui stage, praticantati e simili. Scuola e università non dovrebbero insegnare ai giovani solo conoscenze settoriali, bensì un metodo: quello di imparare ad imparare, in modo da essere sempre pronti ad incamerare cose nuove inserendole in un bagaglio di conoscenze, poche o tante che siano, eventualmente possedute.     
La disponibilità ad imparare, sempre e continuamente finchè si vive, deve essere uno stato mentale che prosegue senza alcun limite. Nessuno, salvo l’arrogante o il presuntuoso, deve ritenersi arrivato o in possesso di cognizioni sufficienti. Ognuno di noi, come diceva il filosofo, deve sapere di non sapere. Da questo ne consegue la voglia di imparare senza limiti, sapendo che per farlo è necesario uno sforzo continuo e la rinuncia ad attività ludiche, che spesso interferiscono negativamente con il processo di apprendimento.
 
Lavorare seriamente affatica ma diverte. Proprio il divertimento è il compenso dell’impegno, della fatica e del sacrificio che ognuno di noi sostiene per raggiungere degli obiettivi. Ecco un altro nodo su cui non sono mai bastevoli le parole, cioè la necessità di sapere per cosa si lavori. Ciò puo accadere solo se sono fissati gli obiettivi e vi è chiarezza sul modo per raggiungerli.
Senza obiettivi si vaga a casaccio, si disperdono energie, non si conclude nulla. è proprio la schiera degli inconcludenti il tarlo della società. Magari persone in buona fede, ma che non servono alla società ed a se stessi. In altre parole, possiamo descriverle come persone che non hanno presente che in ogni atto del versante professionale o di quello sociale occorra che vi siano organizzazione ed efficienza anche minime.
Se tutte le energie delle persone fossero ben indirizzate, secondo criteri di efficienza ed organizzazione, il lavoro produrrebbe ricchezza e valore. Invece, l’inutilità del tempo perso è molto vasta. Tanta gente non se ne rende conto col risultato di peggiorare la situazione.

Nel lavoro bisogna sempre trovare il lato divertente, quello che soddisfa la nostra esigenza di positività.
Quando facciamo un lavoro che ci piace il divertimento è assicurato. Ma esso va trovato anche quando facciamo un lavoro che non ci piace. Questo è possibile perchè in tutte le circostanze vi è l’aspetto positivo. Noi dobbiamo trovarlo.
Molti spiegano che hanno la vocazione per fare questo o quello, ma si tratta di casi rari. Normalmente possiamo fare qualunque cosa, sol che lo vogliamo. La mente che ci ha fornito l’Essere Superiore è in condizione di elaborare fatti e conoscenze.
È noto che il nostro pensatoio venga utilizzato per un quinto delle nostre possibilità mentre le persone  straordinariamente intelligenti l’utilizzano per la metà. Quindi, lo sforzo che dobbiamo fare è di aumentare lo sfruttamento della nostra testa in misura maggiore di quanto pigramente facciamo. Perchè questo avvenga è necessario aumentare la nostra capacità di elaborazione e mnemonica per ottenere risultati. Ecco come ci si assicura il divertimento e si abbatte la fatica.