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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
19
2012
Di diagnosi si può morire. Il più sapiente o il più ignorante ne spara una dopo l’altra. Pochissimi sono quelli che, valutati i problemi, pensano alle soluzioni migliori. è una questione di metodo, scriveva René Decartes (1596/1650), ma di metodo i Senzamestiere che fanno politica ne hanno poco, forse non ne conoscono neanche il vero significato. Solo chi ha esercitato nella propria vita un vero mestiere, con i rischi connessi, è abituato a essere esaminato in base ai risultati cui perviene. Sono infatti essi che impongono comportamenti e pesano le persone e il loro percorso.
La politica è una cosa seria, serissima. Non può essere improvvisata da gente che non ha letto almeno mille libri nella propria vita: una condizione imprescindibile per avere un minimo di conoscenza dei meccanismi della società nel suo complesso.
E tuttavia, nonostante tanti parlamentari nazionali non avevano un mestiere effettivo prima di essere eletti, una volta finito il mandato percepiscono un’indennità chiamata reinserimento, una specie di risarcimento per il periodo in cui non avrebbero lavorato.

Il reinserimento è una vera e propria truffa a danno dei cittadini per almeno due motivi: il primo perché vi sono tanti deputati e senatori che durante il mandato esercitano le loro professioni (pensiamo alla Bongiorno o a Ghedini) e quindi non avrebbero bisogno di questa specie di risarcimento per la poltrona perduta; secondo, se non avevano mestiere prima non si capisce perché debba essere indennizzato il ritorno a un mestiere che non hanno mai avuto. Per esempio, sono stati dati 307 mila euro a Clemente Mastella, 345 mila ad Armando Cossutta, 271 mila a Luciano Violante.
Nessun Senzamestiere dovrebbe essere candidato, perché non può rappresentare i cittadini, non avendo cognizione di come funziona la società moderna, mentre dovrebbero avere i calli virtuali nel cervello e/o quelli fisici nelle mani.
C’è poi la questione del rinnovamento del ceto politico: gente che soggiorna in Parlamento da decine di anni, occupando posti di responsabilità, che non ha intenzione di ritornare al proprio mestiere. Per favorire il turn-over basterebbe un articolo unico che stabilisce come nessun incarico istituzionale ai livelli nazionale, regionali e locali possa essere ripetuto dopo due mandati consecutivi.
 
In altri termini, un’alta politica dovrebbe avere un comportamento lineare che consenta una vera rotazione a chi è consecutivamente in carica per non oltre due mandati, utilizzati per perseguire obiettivi di interesse generale, non di parte o privati.
La questione non è di poco conto se ricordiamo che, per esempio, nelle ultime elezione di un’importante città come Palermo vi sono stati ben 1.300 candidati al Consiglio comunale e 2.200 ai Consigli circoscrizionali. Se non vi fossero le indennità, si candiderebbe solo chi intendesse esercitare la politica come servizio e non come mestiere.
Il commissario straordinario alla tosatura della spesa, mani di forbice Enrico Bondi, nominato in base al decreto legge 52/2012, ha appena iniziato il suo lavoro di ricognizione. Siamo convinti che presto presenterà proposte al Governo. Ma Camera, Senato e Quirinale hanno fatto sapere che non accettano nessun tipo di revisione.

La Casta non si tocca, i miliardi che spendono le tre istituzioni sono quasi tre. Occupano decine e decine di palazzi nel centro storico di Roma, pagando canoni di locazione molto superiori a quelli di mercato, per favorire i loro amici, riservano suite di 3-4 stanze con terrazza su Montecitorio agli ex presidenti della Camera (Casini e Bertinotti solo per fare due esempi) e via continuando con sprechi di ogni genere. è insopportabile constatare quanti privilegi abbiano gli ex di vario tipo, i quali sono veri e propri parassiti che consumano risorse dei cittadini, da indirizzarsi, invece, verso attività produttive e investimenti.
Un’ulteriore questione dovrebbe essere posta all’ordine del giorno delle riforme: legare l’attività di parlamentare, consigliere regionale e comunale, nonché Governo, giunte regionali e comunali alla capacità di far aumentare il Pil della propria amministrazione, in un certo periodo. Si tratterebbe di responsabilizzare i vertici istituzionali sull’elemento essenziale dell’equità di una Comunità. Produrre ricchezza per distribuirla adeguatamente in proporzione ai bisogni del ceto sociale più debole.

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