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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
19
2012
L’italica abitudine è quella di chiacchierare dando fiato alla bocca. Questo comportamento è, qualche volta, anche delle persone intelligenti  ma svogliate che non si applicano. Risultato: la fiera delle parole sostituisce i fatti. Parlare è più facile che agire,  perché a correggere ci vuol poco, a smentire ancor meno ed appellarsi agli equivoci diventa facile. Chi agisce, invece, può sbagliare. In questo caso, c’è qualche altro, magari parolaio, che è pronto a puntargli contro un dito accusatorio.
Giampaolo Pansa ha definito Fausto Bertinotti il Parolaio Rosso, per la sua capacità di mettere insieme i discorsi, anche metafisici, in cui non sono mai presenti soluzioni ai problemi.
Ecco la questione, c’è chi affronta le situazioni, anche difficili, tentando di trovare soluzioni; c’è chi invece, di fronte alle difficoltà, si scoraggia e si arrende. Un comportamento deprecabile, perché ognuno di noi deve trovare in sé la forza e la capacità di agire e di reagire. Senza di che può essere assimilato a una ameba.

Un saggio sosteneva che bisogna pagare i risultati, non le chiacchiere. Qualcuno contesta, perché questa affermazione sarebbe di pertinenza del mondo degli affari. Non è solo così.
Nel campo della solidarietà, tutte le organizzazioni no profit devono assistere malati e bisognosi ed ottenere risultati: la guarigione dei primi, il sollievo dei secondi. I risultati si ottengono facendo sacrifici e mettendo dedizione; ma questi non bastano. Occorre anche organizzazione ed efficienza per ottenere risultati, come moneta sonante.
In questo senso metaforico il detto del saggio si giustifica. Anche quando incontra la disponibilità dei volontari, lo scambio arreca vantaggio ad entrambi ed ai terzi.
La disponibilità e l’impegno di ciascuno di noi, quando fa attività di servizio, è una sorta di pagamento per ottenere risultati. Per contro, chi ottiene assistenza perché sta male, può pagare il sacrificio degli altri con la gratitudine.
Ognuno di noi, per essere solidale con gli altri, deve ricordarsi che occorre dare senza mai nulla chiedere in cambio. Così contribuisce ad un circolo virtuoso, secondo il quale ciascuno riceve, non perché ha chiesto, bensì perché ha dato. Il dare è anche una forma di piacere interiore egoistico.
Nel versante degli affari, ancor più, vige il precetto che si pagano i risultati. Chi gestisce enti pubblici o privati; società pubbliche o private; organizzazioni di ogni natura, pubbliche o private, deve possedere la necessaria professionalità e capacità per essere in grado di raggiungere i risultati.
Solo un bravo leader, un bravo group leader, è in condizioni di guidare la squadra per fare goal. All’interno dei gruppi c’è sempre qualcuno che fa osservazioni, che obietta senza alcuna cognizione di causa. Dice parole o sequenze di parole senza alcun costrutto.
Costui non ha la capacità di ragionare per raggiungere risultati. Non merita alcun compenso, anzi va emarginato perché diffonde un cattivo esempio fatto di inefficienza e di nullità operativa. Purtroppo i parolai inefficienti sono in maggioranza e contribuiscono a bloccare l’avanzata sociale e innovativa della gente.
Pochi pensano che occorra essere essenziali, quasi lapidari, nel modo di pensare ed in quello di agire. Tanta gente tiene la testa per dividere le orecchie o per consumare shampoo.

La capacità di ottenere risultati è anche un precetto etico. Ognuno di noi consuma energia propria e di terzi, per produrre la quale si sostengono costi, cioè si brucia altra energia. Dobbiamo essere consapevoli che il consumo dell’energia non è un fatto naturale e che, se vogliamo operare, dobbiamo comprare l’energia che andiamo consumando.
Stolto è colui che pensi di potere vivere come un parassita. Ricordiamo la favoletta nella quale la mosca appollaiata sulla testa dell’asino, alla fine della giornata di lavoro esclama: “Abbiamo lavorato molto, siamo stanchi, ci meritiamo il giusto riposo”.
Chi non produce risultati è un parassita, ma, come la mosca, si lamenta e ritiene di avere diritto a un compenso o ad un meritato riposo, il che non è vero.
Criteri di equità impongono che ciascuno riceva per quello che dà, anzi ognuno di noi deve dare di più di quello che riceve. Fuori dalla realtà è quella teoria secondo la quale ognuno deve ricevere in base ai propri bisogni. é meglio che pensi ai bisogni degli altri.