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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
02
2011
Abbiamo più volte pubblicato la pagina nella quale sono indicate, per capitoli, le possibili riduzioni da effettuare nel bilancio della Regione, per un ammontare di 3,6 miliardi di euro. Sarà un caso: la Corte dei Conti siciliana ha presentato una relazione alla Commissione Bilancio dell’Ars sulla legge di stabilità siciliana del 2012. In essa sono indicati puntualmente i tagli che si dovrebbero fare al bilancio, che vedi caso ammontano proprio a 3,6 miliardi.
Per la verità, dobbiamo chiarire che la Corte prevede questi tagli da effettuarsi nella misura di 1,2 miliardi l’anno per il 2012, 2013 e 2014, mentre il QdS ha ipotizzato un taglio secco di tutti i 3,6 miliardi già nel 2012. Ma la diluizione nel tempo non cambia la sostanza.
Di fronte alle Regioni virtuose la Sicilia è il fanalino di coda, perché ha sperperato, negli anni, risorse in una spesa pubblica improduttiva, anzichè destinarle a investimenti, a opere pubbliche, a innovazione. Un comportamento dissennato dei 57 presidenti della Regione.

Non sappiamo se i membri della Commissione Bilancio dell’Assemblea regionale avranno la sensibilità di cogliere le annotazioni della Corte dei Conti e, in subordine, quelle del QdS che, ripetiamo, combaciano. Se non lo facessero, sarebbe ancora una volta il trionfo dell’irresponsabilità e del tradimento del mandato popolare, che è quello di amministrare bene le risorse pubbliche, in modo da rendere servizi e opere ai siciliani nella massima misura e nella massima qualità, rispetto alle imposte che gli stessi pagano con molta fatica.
In ogni caso, i soldi sono finiti, volere o volare, la Giunta regionale e l’Assemblea regionale dovranno approvare una legge di stabilità 2012 con i necessari tagli di spesa improduttiva e di privilegi, sotto i diversi aspetti, di elargizioni a pioggia e tante altre somme inefficaci al fine della buona amministrazione.
Vi è poi un’altra questione incredibile all’interno del bilancio: l’avanzo finanziario di circa 10 miliardi. Si tratta di somme impegnate e non spese, il che significa che l’economia siciliana non ha avuto questa iniezione finanziaria di tale importo. Da diverse settimane chiediamo puntuali informazioni alla ragioneria generale, che stentano a venire. Cos’hanno da nascondere?
 
Il peggio della questione è che la bozza della legge di stabilità, formata da 91 articoli, non prevede i 3,6 miliardi di tagli: con questa omissione prevede invece il ricorso a un ulteriore indebitamento e prevede anche il mancato cofinanziamento dei progetti relativi al Po 2007-2013. Il che significa che nell’economia siciliana manca questa ulteriore iniezione di risorse finanziarie.
Vi è un altro aggravamento della situazione: il bilancio 2011 è pesante dal punto di vista delle spese improduttive, il che ha costretto la Regione a porre l’aliquota massima dell’Irap nella misura del 4,82 per cento, mentre la legge prevede che ogni Regione possa variare tale aliquota fino ad azzerarla. È proprio notizia di questi giorni che la Provincia di Bolzano ha utilizzato la sua autonomia per venire incontro alle imprese di quel territorio, riducendo l’Irap al 2 per cento.

Dobbiamo ricordare ai pochi che hanno letto l’art. 119 della Costituzione che Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Solo in via sussidiaria, il quinto comma del predetto articolo prevede che lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore  dei predetti enti.
Per la verità, in questi 64 anni, si è ribaltato tale precetto costituzionale, per cui Regioni ed Enti locali hanno contato più sui trasferimenti dello Stato che sulle proprie entrate per coprire le spese. Di fatto, presidenti di Regione e sindaci si sono comportati da elemosinieri nei confronti dello Stato, anziché da buoni amministratori dei propri cittadini. Ma hanno fatto di peggio, violando l’ultimo comma del predetto art. 119, il quale recita: Regioni ed enti locali possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. è esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
è inverosimile rivelare che questo articolo sia stato continuamente disatteso, senza che sia intervenuto alcun organo tutorio a ripristinare le regole del gioco. è ora che si rimetta a posto  questa situazione disastrata e che gli indebitamenti eventuali siano destinati agli investimenti e non alle spese improduttive.