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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
02
2012
E così Raffaele Lombardo ha mantenuto il suo impegno. Ieri si è dimesso e il suo gesto ha fatto scattare l’obbligo di convocare le elezioni entro 90 giorni. Ciò non toglie che Lombardo, qualora non si assenti o sia impedito (art. 9 comma 2 dello Statuto) possa continuare a gestire l’ordinaria amministrazione fino alla proclamazione, da parte della Corte di Appello, del nuovo presidente.
Ma tutti i problemi della Sicilia rimangono sul tappeto, irrisolti. In altri termini, il sistema di potere sulla Regione rimane inalterato. Non si tratta del dovere-potere, bensì di potere puro e semplice, che mira ad arricchire i propri componenti, gravando sempre di più sui siciliani. è notizia di questi giorni che l’addizionale Irpef regionale potrà passare dallo 0,8 all’1,1 per cento.
La campagna mediatica lanciata da tutti i quotidiani nazionali contro la Sicilia ha pienamente giustificazione perché questa nostra è una delle peggiori  amministrazioni del Paese. Vittorio Feltri, con la sua solita brutalità, ha detto cose condivisibili e cioè che i nostri problemi li dobbiamo risolvere da soli e con i conti in ordine possiamo chiedere la sussidiarietà dello Stato.

Ma i giornali hanno sbagliato alcuni dati. Per esempio che il totale dei dipendenti del sistema burocratico siciliano ammonta a 28.796, in effetti chi gravita attorno alla Regione è un numero ben più elevato superiore a 60 mila. Il quotidiano “la Repubblica” ha affermato che la Regione è indebitata per oltre 17 miliardi, quando invece il debito è di 5,5 miliardi. “Il Sole 24 Ore” ha parlato di 15,7 miliardi di residui attivi, mentre essi sono riportati nella voce avanzo di amministrazione per circa dieci miliardi. Tuttavia, questi aspetti mediatici interessano poco lo scenario.
All’assessorato regionale Economia vi sono tre funzionari statali, inviati dal ministro Barca, che stanno rivedendo le entrate e le uscite del bilancio, in modo da eliminare, fra le prime, quelle fasulle e, fra le seconde, quelle clientelari e improduttive. Fra le prime vi è la misteriosa posta denominata avanzo di amministrazione, già citata, di cui buona parte non più riscuotibile. Fra le seconde vi sono quelle da noi indicate sin da agosto 2011, per un totale di 3,6 miliardi. Il punto di non ritorno è vicino. Le spese della Regione sono approvate mediante legge, per tagliarle occorrono leggi.
 
Questa deputazione regionale, che è coinvolta pienamente nel disastro economico-sociale, non è nelle condizioni di approvare leggi taglia-leggi, perché rappresenta interessi corporativi fortissimi, il primo fra i quali è l’alta burocrazia della Regione che non vuole assolutamente farla diventare normale. La ragione è deducibile: quando vi è l’ordinaria amministrazione nessun dipendente regionale può chiedere favori o tangenti. Quando i fascicoli restano volutamente incagliati, anche per motivi di inefficienza, ne consegue una pressione per farli camminare che spesso sfocia nella corruzione.
A questo proposito, una Regione ordinaria avrebbe il Nucleo investigativo affari interni, composto da elementi indipendenti, con il compito di indagare, 365 giorni all’anno, tutti i casi di corruzione e di inefficienza che porta la corruzione. Dunque, la questione è riportare legislativo ed esecutivo in una condizione ordinaria.

Questo obiettivo non si può raggiungere con l’attuale personale politico. Nella sedicesima legislatura, la prossima, la società siciliana, anche guidata dalla parte onesta della borghesia, sarà chiamata a eleggere cittadini probi e onesti, come deputati regionali, ed un presidente che non abbia ombre di sorta, né presenti né passate.
Il nuovo presidente, oltre che onesto, dovrà essere capace e competente e dovrà impegnarsi ad osservare almeno i dieci punti del decalogo che pubblichiamo nelle pagine interne, con l’obiettivo sintetico di portare il Pil della Sicilia dal 5,6 per cento (85 mld) all’8 per cento (125 mld) del Pil nazionale.
Il presidente eletto, inoltre, dovrà impegnarsi a lavorare gratis per 5 anni, chiedendo ai suoi assessori di lavorare percependo solo il rimborso delle spese.
Ai deputati regionali proporremo un ulteriore decalogo, in cui al primo punto vi è l’abrogazione della legge 44/65, in modo che i deputati percepiscano quanto i consiglieri della Toscana o della Lombardia e i dipendenti dell’Ars quanto i loro colleghi delle suddette regioni.
Per fare quanto precede occorre un eccezionale sforzo dei tre quotidiani generalisti, oltre che del nostro, e delle tv regionali.