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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Apr
20
2012
La verità è un valore che discrimina dalla falsità; è la conformità alla realtà di un fatto o di una cosa, il contrario della bugia e della negazione di una circostanza, la difformità dall’alterazione e deformazione di una realtà.
La verità è un modo di parlare senza riguardi ad alcuno, senza sottintendere, senza lasciare spazio alla zona grigia. Un fatto è così o cosà, ma non può essere in mezzo.
Spesso qualcuno si lamenta che la verità offenda, ma dimentica che quando questo accade non è colpa di chi la dice bensì della verità stessa. In ogni caso, la verità non offende mai perché riproduce una situazione incontrovertibile, anche se non esiste una verità assoluta ma relativa, in base anche all’angolo di visuale con cui essa si riflette nei nostri occhi.
La nostra intelligenza deve filtrare tutto ciò che vede per capire se l’oggetto è conforme ad un sistema. Spesso la verità è annacquata perché non siamo attenti a vederla così come essa è.

Il valore della verità discende dallo spirito o, secondo Cartesio, in quanto certezza di sé o, secondo Kant, in quanto attività produttiva della stessa.
Vi è poi la verità di fatto, quella che risulta da un accertamento senza del quale il pensiero può dubitarne. Per accertare la verità di un fatto, bisogna capirne lo scenario nel quale esso è collocato, avendo l’esperienza per filtrare bene tutte le circostanze, in modo tale che emergano i dati sui quali possiamo contare.
Accertare la verità è un’assoluta ed eterna esigenza della ragione, perché il pensiero si rifiuta di valutare il contrario che Aristotele chiamò Apodittica. Vi è, poi, la distinzione tra verità di ragione e verità di fatto che è antica quanto la stessa filosofia.
Quanto prima affermato non è necessariamente un valore assoluto perché, essendo la verità strettamente connessa alla conoscenza, man mano che muta quest’ultima, può mutare anche la prima.
Per il sistema solare, fino al XVI secolo vigeva la teoria tolemaica, secondo la quale il sole girava intorno alla terra, poi intervenne Niccolò Copernico che, nel 1543, capovolse la prima verità. 
 
Galileo Galilei, nel 1628, scrisse Il dialogo sui massimi sistemi del mondo riproponendo la teoria copernicana sul sistema universale. Quattro anni dopo l’opera fu pubblicata con l’approvazione ecclesiastica, ma ne fu proibita la diffusione. Inoltre il Pisano fu sottoposto dall’Inquisizione del santo Uffizio, il quale lo condannò all’abiura. L’abiura avvenne subito dopo mentre il papa Urbano VIII commutò il carcere in domicilio coatto ad Arcetri, ove Galilei morì cieco e malandato in salute qualche anno dopo. Non sembra vera la famosa frase Eppur si muove sussurrata dopo l’abiura.
L’episodio noto, che vi abbiamo narrato, è uno dei tanti esempi in cui sia tradita palesemente la verità da parte di chi aveva il dovere invece di accertarla. Un comportamento deprecabile tenuto per ragioni di bottega, ovvero l’esercizio di un potere temporale che non spetta a una Chiesa necessaria per aiutare le persone a capire i valori eterni e quelli spirituali. Una deviazione che nel tempo si è ripetuta molte volte.

Credere sempre fermamente nella verità è necessario perché è guida al comportamento di ognuno di noi. Senza di essa non avremmo la possibilità di regolarci in maniera accettabile. Come faremmo a stabilire ciò che è bene o ciò che è male, se non avessimo la bussola della verità?
Intendiamoci, anche il male può essere vero, ma non quello che viene considerato assoluto e cioè il Diavolo, una pura fandonia per imbrogliare i poveri di spirito e di cultura.
Ci rendiamo conto che queste riflessioni possono non essere condivise. La materia è magmatica e immensa. Ognuno di noi può dare un microscopico apporto, ma nessuno è in grado di stabilire la verità sulla verità, dato il suo costante mutare con i cambiamenti dell’umanità, dal momento della sua nascita, della quale non si conosce l’epoca.
Ci affanniamo a cercare la verità. Qualche volta pensiamo di esserne entrati in contatto e poi ci accorgiamo che non è così. Eppure bisogna che crediamo ad essa pur essendo disponibili alle sue variazioni mediante continui approfondimenti.