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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
20
2012
Sappiamo perfettamente che la XV legislatura è in agonia e notiamo che i deputati regionali sono all’affannosa rincorsa per dotarsi di strumenti utili alla loro eventuale rielezione. Essi contrastano la riforma costituzionale che ridurrebbe da 90 a 70 il loro numero.
Se da un punto di vista umano il citato comportamento sembra legittimo, dal punto di vista dell’interesse generale è, invece, deprecabile, per il semplice motivo che viene totalmente ignorato lo stato di difficoltà in cui vivono i siciliani. È sotto gli occhi di tutti il degrado di servizi pubblici regionali e comunali e l’arretramento del sistema economico con la chiusura di migliaia di imprese e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro.
La tragica fotografia è chiara. Però il ceto politico e quello burocratico non se ne rendono conto. Ognuno è attaccato alla propria sedia (leggasi privilegio) e nessuno la vuole mollare.

Il governo Monti ha approvato il decreto Sviluppo che leggeremo prossimamente nelle sue parti. Spicca il taglio della pianta organica del 20 per cento di dirigenti e dipendenti della Presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia e l’invito agli altri ministri di procedere analogamente.
Monti ha promesso di tagliare poco ma tanti privilegi, in modo da scontentare tutte le parti. Se qualcuno non protesta, vuol dire che non è stato toccato. Procede inoltre al taglio della spesa per beni e servizi, inducendo Stato, Regioni e Comuni ad acquistare sulla base dei prezzi della Consip Spa, per evitare che lo stesso prodotto venga pagato a prezzi differenti nelle varie parti d’Italia.
Il decreto riordina, ancora,  una parte delle agevolazioni alle imprese, eliminando quelle che non servono al loro sviluppo ma al loro mantenimento in uno Stato assistenziale e quindi non competitivo.
Vi è poi la leva che riguarda le ristrutturazioni degli immobili, elevando la detrazione dal 36 al 50 per cento. Questa agevolazione vale solo per i privati perché, com’è noto, le imprese che ristrutturano i propri immobili possono dedurre i relativi costi al cento per cento.
 
Torniamo alla Regione. Disperiamo che sia capace di fare una legge strutturale per l’avvio della ripresa economica. Tuttavia la nostra proposta è positiva, confidando in un sussulto di onestà politica che dovrebbe prendere i deputati uscenti. La proposta riguarda l’elaborazione e l’approvazione, in brevissimo tempo, di una legge che aiuti il decreto sviluppo nazionale per la ristrutturazione di immobili con l’utilizzazione della bioedilizia.
Visto che fiscalmente la detrazione è consentita per il 50 per cento fino a 96 mila € di spesa e, ripetiamo, il 100 per cento per le spese delle imprese, la legge regionale dovrebbe prevedere la sua presa a carico degli interessi necessari per i mutui, che si stimano essere nella misura fra il quattro e il cinque per cento.
I mutui per che cosa? Per mettere gli stabili siciliani in condizioni di sicurezza in caso di sisma, fino a 7,5 gradi della scala Richter. Dunque, una legge regionale per la messa in sicurezza degli immobili, utilizzando la bioedilizia.

Serve una seconda legge regionale, per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio. è inutile elencare dove, perché i Comuni hanno gli elenchi e dovrebbero preparare i progetti esecutivi per ottenere i finanziamenti necessari. Ricordiamo al riguardo che i Comuni possono attingere alla Cassa depositi e prestiti i fondi necessari per gli investimenti, a tassi molto bassi.
Una terza legge regionale dovrebbe riguardare il Piano per la produzione di bioenergia. Esso coinvolgerebbe le associazioni degli agricoltori, i sindacati e le industrie di trasformazione dei prodotti vegetali in carburanti.
Mettere insieme questi soggetti significa attivare un processo di decine di miliardi di euro e la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro.
Sorge la domanda: da dove prendere le relative risorse? La risposta è nota: tagliare la spesa pubblica improduttiva, più volte elencata in questi fogli e che non ci stancheremo di riproporre.
Saper fare e fare: ecco cosa manca al ceto politico siciliano.

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