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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
21
2012
La bufera mediatica che si è scatenata sulla Sicilia era largamente prevedibile. I fatti contestati sono inconfutabili, anche se spesso confusi e falsi. Per esempio, l’indebitamento della Regione è di 5 e non di 17 miliardi di euro. Il peggio della questione è che non abbiamo nulla da dire a discolpa di un ceto politico e burocratico degno del nono cerchio dell’Inferno (i traditori della Patria).
Nessuno dei politici e dei burocrati siciliani può dire che quello che sta accadendo in questi giorni non sia stato regolarmente previsto e scritto sulle nostre pagine da 30 anni a questa parte e con maggiore frequenza e precisione negli ultimi tre anni. è tutto scritto nero su salmone.
Né possiamo assolvere politici e burocrati sostenendo che quanto accaduto sia causa di incapacità. Fra essi, ve ne sono tanti preparati che sanno perfettamente di aver percorso la strada dell’Inferno, compiendo atti deliberativi contrari all’interesse generale, per privilegiare oltre 100 mila siciliani che da questa crisi non stanno subendo alcuna conseguenza: ricevono regolarmente, infatti, prebende, indennità, stipendi.
 
Politicanti, la festa è finita, andate in pace, è il titolo del mio ultimo libro, il numero 20, uscito in aprile di quest’anno. Perché la festa è finita? Perchè i soldi sono finiti, perché il collare ha stretto in modo quasi asfissiante la finanza pubblica in Italia e per conseguenza nelle Regioni e nei Comuni, a cascata.
Che il ceto politico e quello burocratico siano andati dritti nel burrone infischiandosene dei siciliani è colpa gravissima, reato politico ed etico. Ma il redde rationem è arrivato pure per loro. Forse in luglio o in agosto non saranno pagati stipendi e indennità, perché le casse della Regione sono vuote.
Non comprendiamo sulla base di quali fatti il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, possa affermare che i conti sono in ordine. Una menzogna colossale che non ha nessun presupposto reale.
Abbiamo ripetute volte affermato che il bilancio della Regione è falso, ripetute volte affermato che la Regione è in default e quindi fallita, che l’avanzo di amministrazione (cifra compensativa fra entrate e uscite del bilancio) è destituita di ogni verità. Ma, si afferma, i conti sono in ordine.
La vergogna ha coperto tutti i siciliani, questo è il peggio della questione.
Siamo tutti responsabili del comportamento colpevole di qualche migliaio di persone che hanno occupato i vertici politici e burocratici e soprattutto una parte della borghesia, collusa con i politicanti marci, che ha corresponsabilità nel disastroso quadro che vediamo.

In ogni caso, per passare dalla diagnosi alla terapia, è necessario cambiare immediatamente i conduttori della Regione, mediante l’invio da parte del Governo nazionale dei commissari .
Questo atto è consentito dall’art. 8 dello Statuto siciliano e confermato dall’art. 120, secondo comma, della Costituzione, indipendentemente dalla volontà o meno di Lombardo di dimettersi il prossimo 31 luglio. Si aggiunge l’art. 119, settimo comma, della Costituzione, secondo il quale “... le Regioni possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare le spese per investimenti...”.
Il chiarimento tra lo stesso Lombardo e Monti, di martedi 24 luglio, deve portare a un cambio dei vertici, non a continuare a far danno attraverso 90 deputati, assessori e un presidente (o vice presidente).

Vi sono soggetti che in malafede strillano a difesa dell’autonomia. Sono proprio quelli che hanno combinato il disastro, perché hanno utilizzato l’autonomia non come elemento propulsore di sviluppo dell’economia e dei siciliani, ma come scudo per instaurare privilegi di ogni genere a favore di una piccolissima fetta della popolazione, appunto 100 mila persone, danneggiandone 4,9 milioni (vedi l’equiparazione dell’Ars al Senato, lr 44/65).
Basta con questa vergogna, la parte sana della borghesia reagisca, i sindacati che rappresentano lavoratori e pensionati pubblici che rischiano di perdere gli assegni espongano subito all’opinione pubblica la loro reazione. Confindustria ha parlato, l’Udc ha parlato. Lo facciano immediatamente gli altri partiti, che alle elezioni di ottobre (forse) saranno cancellati dai 4,9 milioni di siciliani che sono stati vilipesi, martoriati e calpestati in questi quattro anni.
Auspichiamo che i tre quotidiani generalisti della Sicilia (il QdS è un quotidiano economico) aumentino l’intensità della loro informazione nella direzione di una pulizia urgente e indispensabile. Lo stesso facciano la Tgr e i Tg regionali.