Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
22
2011
È stata inaugurata nel 2010 una serra fotovoltaica a Su Scioffu, il nome della località vicino Cagliari, per iniziativa dell’ex assessore regionale all’Agricoltura Andrea Prato, imprenditore prestato alla politica. 
 
Si tratta di un’iniziativa senza precedenti perchè la Regione è riuscita ad attrarre due multinazionali straniere, l’indiana Mbcel e l’americana General Electric, a coinvolgere gli agricoltori locali in preda alla crisi ma con una voglia matta di ricominciare. 
Dunque, propulsione della Regione, risorse finanziarie delle multinazionali straniere, lavoro e capacità degli agricoltori locali hanno fatto di questo impianto, il più grande del mondo e la ricchezza del comune di Villasor. 
La novità riguarda il fatto che i pannelli fotovoltaici si trovano al di sopra della serra dentro la quale sono coltivati, da parte di quattro cooperative locali, con 90 dipendenti, angurie, meloni, zucchine romanesche, rose da bacca e finocchi. L’impianto produce 20 megawatt di energia elettrica e può soddisfare i consumi annuali di circa 10 mila abitazioni.

Un altro grande vantaggio per l’economia sarda è che l’utilizzo di energia elettrica pulita riduce di 5 mila tonnellate l’emissione di CO2 e, ancora più importante, soddisfa una parte del fabbisogno di ortofrutta della Regione, a prezzi competitivi, della quale vi è un’importazione di circa l’80 per cento. 
A questo impianto si è arrivati dopo che la Regione aveva bloccato le autorizzazioni sia per l’eolico che per il fotovoltaico rasoterra perchè utilizzano pochissima manodopera e producono poca energia in relazione al cattivo impatto ambientale. 

La Regione Sardegna cerca di attrarre ulteriori investimenti analoghi a questo impianto campione, disponibile a mettere risorse finanziarie, provenienti da tagli alla spesa pubblica improduttiva. in questo modo è possibile collocare dipendenti pubblici nel settore privato sano piuttosto che assumerli inutilmente perchè non ve ne è bisogno. 

L’iniziativa, prima di una serie, coniuga tre fattori positivi: l’attrazione di investitori esteri, la stimolazione dell’imprenditoria locale sana e l’intervento positivo della Regione che si occupa non di creare inutili posti di lavoro, bensì di creare utili opportunità di lavoro.
Nell’inchiesta che pubblichiamo oggi emergono elementi contrari al fatto prima riportato. Il primo è che la Regione Siciliana ha diecimila dipendenti in esubero rispetto alla Lombardia. Il secondo è che le funzioni che la Regione svolge al posto dello Stato abbisognerebbero di 10.800 dipendenti mentre in Lombardia, tra personale statale e personale della Regione, ne bastano circa 4 mila. La Regione esagera sempre quando si parla di dipendenti. Sembra che la sua ragion di vita sia assumere, assumere, assumere.
Con questa politica la Regione è praticamente fallita perchè ha debiti per oltre 4,5 miliardi cui si aggiunge un mutuo di 954 milioni, vietato dal Patto di stabilità, e su cui la Corte dei Conti dovrà fare le sue valutazioni. 
L’escamotage di dire che esso è destinato a spese per investimenti non è altro che una pietosa menzogna perchè il buco di bilancio si è manifestato per eccesso di spesa corrente, non di spesa produttiva. Cosicchè, menzogna dopo menzogna, la Regione si troverà in una condizione irrecuperabile.

Essa pagherà solo stipendi e spesa corrente non avendo alcuna possibilità di cofinanziare i progetti insieme all’Unione europea, nè di prendere iniziative analoghe a quella citata prima della Regione Sardegna, nè altro che serva a sviluppare questa terra martoriata da un ceto politico corporativo e conservatore che bada solo al proprio tornaconto e non all’interesse generale dei siciliani.  
Resta nel bilancio della Regione, ancora avvolto nel mistero, l’avanzo di circa dieci miliardi tra entrate e uscite. Una voce tappabuchi, della quale abbiamo più volte chiesto informazioni all’assessorato competente, informazioni che non vengono date all’opinione pubblica perchè dietro la coltre di silenzio si nascondono, dobbiamo dedurre, magagne di ogni tipo. Ma noi insisteremo e chiederemo anche che il Parlamento siciliano avvii un’ispezione insieme alla Corte dei Conti per chiarire questo insondabile mistero.