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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
22
2012
Domenica pomeriggio, al convegno di Comunione e liberazione, il presidente del Consiglio ha detto che il Paese si avvicina ad uscire dal tunnel. Egli, su un altro versante, ha bollato gli evasori con la giusta parola: ladri e non furbi.
La distinzione tra ladri e furbi è semplice: il ladro ruba, sottrae agli altri qualcosa di loro proprietà; il furbo ha una certa abilità nel riuscire a gabellare il prossimo. Dunque, gli evasori sono ladri e non furbi. Finalmente!
è venuto, dunque, il momento in cui un capo del Governo, per la prima volta nel dopoguerra, chiarisce senza ombra di dubbio chi sta al di là e chi al di qua della linea di demarcazione dell’onestà sociale, che passa attraverso il proprio dovere fiscale e contributivo.
Da un canto, apprezziamo questa chiarissima indicazione del Governo, in base alla quale Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza sono ancora più rafforzati nella loro azione contro gli evasori. I circa 12 miliardi di recupero di imposte evase nel 2011 sono meno di un decimo dell’evasione totale. C’è ancora tanta strada da percorrere.

Dall’altro, Monti ha dimenticato che esiste una legge, varata dal governo Berlusconi (n. 133/2008) che prevede all’articolo 42 la pubblicazione del reddito imponibile di ciascun cittadino residente, Comune per Comune. Successivamente, altra legge (n. 148/2011, articolo 12 ter) ha bloccato la prima dicendo che la pubblicazione del reddito imponibile dei cittadini doveva essere fatta per categorie omogenee.
Nè la prima prescrizione nè la seconda hanno visto la luce ed è proprio questa la macroscopica carenza dell’attuale Governo: non avere dato corso attraverso apposito decreto alla disposizione di pubblicare, Comune per Comune, l’elenco dei residenti con a fianco il loro reddito imponibile.
è questo il vero strumento di controllo sociale: consentire cioè a ciascun cittadino di verificare il rapporto tra quanto dichiarato ed il tenore di vita del suo vicino di casa o del condomino o di chi abita nell’altro lato della strada. Non si tratta di instaurare un regime di polizia, come qualche malaccorto commentatore ha scritto, bensì di stabilire la regola generale di convivenza, secondo la quale ogni cittadino deve avere un tenore di vita commisurato al reddito dichiarato, sul quale paga le tasse.
 
Monti ha fatto benissimo a comunicare al popolo italiano la fiducia nel futuro, affermando, appunto, che la galleria della crisi sta per finire. Non è completamente vero, ma serve a far capire a tutti gli italiani che lo sforzo cui sono sottoposti ha un obiettivo: rimettere in moto la macchina economica con la creazione di ricchezza e lavoro.
Anche Berlusconi faceva iniezione di fiducia. Ma egli rappresentava una realtà di plastica senza adottare i provvedimenti necessari per farla diventare reale.
L’immane carico fiscale e contributivo rende il costo del lavoro enorme, pur facendo percepire ai dipendenti la metà di quanto essi costano. La produttività del sistema industriale e dei servizi è più bassa della media europea, frutto di privilegi e di una parte di sindacato e imprenditoria corporativi, che non capiscono come sia necessario aumentare la competitività attraverso maggiore efficienza ed organizzazione.
Alle alte tasse corrispondono servizi pubblici scadenti ed il mantenimento di privilegi a categorie diverse.

La burocrazia è costosa e inefficiente. Il numero dei dipendenti pubblici ridondante, la capacità di funzionamento inesistente. Nel mondo del lavoro ci sono vistose differenze fra il settore pubblico e quello privato e, all’interno di quello pubblico, figli e figliastri, come il caso dei dipendenti della Regione Siciliana rispetto ai dipendenti statali e comunali.
Nei palazzi istituzionali non vi è trasparenza, mentre la media ed alta burocrazia frenano per evitare che tutti i fascicoli vengano messi su internet come prevede l’ultima legge approvata (conversione del decreto sulla spending review). Esse temono il controllo dei cittadini sul percorso dei singoli fascicoli, anzi sul ritardo della loro percorrenza che dà luogo a casi ripetuti di corruzione morale e materiale.
Questi sono alcuni dei principali problemi sul tavolo del governo Monti, che comincerà ad affrontare nel primo Consiglio dei ministri di venerdì 24 agosto, dopo le brevi ferie.
Naturalmente al primo posto c’è il taglio della spesa pubblica per 50 miliardi ed il taglio del debito pubblico per altri 50 miliardi.
Monti merita ogni augurio.