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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
23
2012
Non è questione di essere dipendenti o autonomi, di occupare un posto di lavoro o esercitare un’attività che non abbia vincoli. La questione   risiede nella testa delle persone: alcune aspirano ad essere libere, altre preferiscono farsi dare la pappa e operare eseguendo ordini e disposizioni. In quest’ultimo caso, libertà di azione non significa indisciplina, perché ogni lavoro che si svolge deve rispettare le regole. Quali regole? Quelle dell’efficienza e dell’efficacia, in modo da ottenere il miglior risultato possibile.
Intendiamoci, non vogliamo fare un inno all’indipendenza nel lavoro, perché chi lavora da dipendente, può farlo in maniera onorevole, purché non lo faccia in modo burocratico. C’è tanta gente che quando deve fare qualcosa, spedisce una e-mail e si dimentica di proseguire l’attività fino a raggiungere il risultato. Si tratta di persone inefficenti e professionalmente inadatti al lavoro che svolgono. Probabilmente sarebbero inadatti a qualunque altro lavoro.

Ognuno di noi, fin da quando compie tredici anni, deve cominciare a pensare come crescere. I giorni passano inesorabilmente, la terra nasconde e svela il sole sistematicamente. In questi automatismi, noi dobbiamo svolgere la nostra vita, lavorativa, sociale e familiare il meglio possibile. Per farlo, dobbiamo tendere alla crescita mentale e professionale.
Crescendo, si acquisisce maturità e consapevolezza che il modo di vivere debba essere conforme ai valori etici. Crescere, per diventare sempre di più persone per bene. Crescere, per conoscere e per essere in grado di valutare sempre meglio fatti, uomini e cose.
L’opposto della crescita è il piattume, è restare immobili in attesa che qualche altro ci risolva i problemi; è attendere la manna che ormai non cade più (forse non è mai  piovuta dal cielo). Insomma, occorre essere attivi, costruttivi, positivi e propositivi. Cercare la soluzione ad ogni problema, affrontare le difficoltà con sapienza, capacità e voglia di superarle. Mettere al proprio attivo risultati e risultati.
Quanta gente si lamenta di non riuscire a concludere granché. Non si chiede le cause della sua inconcludenza.
 
Crescere sempre, senza padroni. Chi fa un lavoro dipendente, può essere dipendente oppure autonomo. Ha scelto di aderire ad una proposta di lavoro, disposto a dare il proprio contributo alla riuscita di quell’attività. Amministrativamente, quello è un lavoro dipendente ma, professionalmente, è un lavoro libero. Chi vuole la bicicletta deve pedalare. Ma se non vuole più pedalare, restituisca la bicicletta. Tutto qui è lo snodo della vita.
Certo, vi sono i bisogni materiali che vanno soddisfatti . Ci ha pensato la Costituzione che all’articolo 1 recita: L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. Degli altri, aggiungerebbe qualcuno, perché sfaticati, bamboccioni, persone senza volontà ce ne sono tante. Perché, anziché prefissarsi obiettivi e crescere in conseguenza, restano al palo, inattivi, aspettando Godot, come Vladimiro ed Estragone i quali, alla fine del loro lungo colloquio, smontano le tende senza aver concluso niente, e se ne tornano a casa.

Essere senza padroni, lo ribadiamo, significa avere la mente sgombra da vincoli e catene, il ché, in una squadra, non significa che non ci si possa dedicare alle proprie attività. L’organizzazione del lavoro, non è tipica del settore privato, essa è necessaria anche nel settore pubblico, in quello del no profit, nell’altro religioso e in qualunque altro settore dove bisogna produrre servizi anche senza scopo di lucro.
Ritirare le manine quando c’è da faticare, nascondersi dietro scuse banali, accampare ragioni inesistenti, è un modo di fare di persone mediocri che vivono per vivere quasi a livello animalesco. Assumersi le responsabilità, attivarsi in modo efficace, andare diritti allo scopo, è invece un modo positivo che dovrebbe essere calzato da tutti come un bel vestito.
Una volta c’erano i padroni terrieri, i padroni delle ferriere, gli schiavisti. Forse ancora oggi ci sono sotto altra forma. Ma l’uomo deve battersi contro queste forme di prevaricazione e muoversi, lottando, perché nella comunità vi sia sempre più equità e rispetto per chi ci vive.