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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
23
2012
L’aggravio della pressione fiscale è stata una scelta del governo Monti alternativa a quella di tagliare la spesa pubblica improduttiva. Cosicché, per mantenere i privilegi del ceto politico, dei burocrati, dei sindacati, degli imprenditori e di altri, una parte degli italiani siamo costretti a portare un fardello insostenibile, che ci costringe a lavorare per lo Stato per sette-otto mesi l’anno.
Tutto questo produce un risultato semplice semplice: togliere dalle nostre tasche risorse finanziarie e quindi lasciarci le tasche sempre più vuote.
Per contro, i suddetti privilegiati continuano ad avere le tasche piene. Gente che percepisce da 20 a 100 mila euro lordi al mese, ex parlamentari che hanno vitalizi, ex presidenti della Repubblica, del Consiglio, delle Camere che dopo decenni continuano ad avere auto blu, autisti, uffici e segretari. Uno sconcio tutto italiano che Monti non ha sfiorato. Forse perchè non lo poteva fare, trovando la ferma opposizione dei tre poli che lo sostengono.

Tuttavia, rimane la necessità di procedere alla riduzione di almeno 50-60 miliardi della spesa pubblica, quanto serve per pagare il ventesimo del debito pubblico che dev’essere ammortizzato ogni anno da qui al 2032.
Il taglio della spesa pubblica comporterebbe anche il giro delle risorse verso le opere pubbliche che in atto sono bloccate nel numero di 331. L’attenzione dell’opinione pubblica si è indirizzata verso la Tav della Torino-Lione, ma avrebbe dovuto allargare il suo raggio a tutti questi impianti che non vedono la luce.
L’attivazione dei cantieri avrebbe il benefico effetto di far aumentare l’occupazione e di mettere sul mercato notevoli risorse finanziarie che darebbero sfogo a una crescita dell’economia. 
La crisi in corso da qualche anno ha aumentato la disparità fra le classi sociali. Per cui, chi ha perso qualcosa per l’aggravio delle tasse ai piani alti della società, continua a fare quello che faceva prima e chi, invece, si trova nei piani bassi è stato fortemente penalizzato. In definitiva, si è verificata un’ulteriore iniquità in conseguenza della quale c’è chi continua ad avere le tasche piene e c’è chi si è trovato con le tasche vuote.
 
Qualche modesto segnale il professore Monti l’ha lanciato. Ha bloccato i viaggi dei familiari sui voli di Stato, ha ridotto le spese della Presidenza del Consiglio di qualche decina di milioni, ha chiesto e ottenuto una lieve diminuzione delle spese delle Camere, ma non è riuscito a dare quella necessaria sforbiciata del 50 per cento alle indennità di politici e burocrati, fra cui spiccano i boiardi di Stato che hanno introiti straordinari, certamente non confacenti alla predicazione diuturna del presidente del Consiglio, basata su due valori: equità e sobrietà.
Monti non ha poi sfiorato i pensionati d’oro che si trovano nello stesso Governo: dal sottosegretario Cardinale con 8.438 euro mensili, al ministro Riccardi con 6.242, al ministro Di Paola con 24.194, al sottosegretario Malaschini con 40 mila, al sottosegretario D’Andrea con 9 mila, al sottosegretario Vari con 9.669 e tanti altri.
Insomma, un’azione di governo con luci e ombre.

Non sono stati toccati neanche i privilegi dei sindacati, che hanno accumulato patrimoni immobiliari e mobiliari immensi, che non applicano l’art. 18, che non hanno statuti interni fissati per legge, che non hanno l’obbligo di certificare i bilanci.
Non sappiamo quanta evasione vi sia in quei bilanci, perché né all’Agenzia delle Entrate e neppure alla Guardia di Finanza passa per la testa di andarli a controllare. Eppure, nel complesso, a livello centrale, regionale e provinciale si tratta di bilanci che ammontano a miliardi di euro.
Monti non ha neanche messo sotto osservazione le agevolazioni che hanno le imprese, segnatamente i grandi gruppi, che complessivamente ammontano a oltre 40 miliardi di euro. Il ministro Passera sembra che abbia preso a esaminare tutto questo versante, ma ancora non ha comunicato quanto meno le linee di indirizzo sulle quali incamminarsi, per razionalizzare e rendere efficaci queste agevolazioni, senza creare privilegi a destra o a manca.
Certo, dopo decenni di iniquità e immobilismo di centrodestra e centrosinistra, i cittadini attendono con ansia i cambiamenti, ma Roma non si è costruita in un giorno.