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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
24
2012
Finalmente ha visto la luce il decreto sulle liberalizzazioni dopo diciotto ore di continuo dibattito di cui otto all’interno del Consiglio dei ministri. Si tratta di un insieme di norme equilibrate, perché sottrae a ciascuna categoria qualche cosa, ma dà ai cittadini la somma di ognuno.
Naturalmente le categorie (corporazioni), anziché essere contente perché questo modo di procedere crea un piccolo danno a ciascuna di esse ma una grande utilità alla gente, hanno cominciato a protestare, con la speranza che nel corso di conversione le Camere modifichino a loro favore e in danno dei cittadini quanto previsto dal decreto.
Ma esso deve ritenersi il massimo possibile che Monti sia riuscito ad ottenere da Pdl, Pd e Terzo polo. Siamo convinti che, se fosse dipeso da lui, il decreto avrebbe avuto riforme ben più sostanziose ed incisive. In ultima pagina è pubblicato l’elenco delle liberalizzazioni efficaci, annacquate e delle altre che non hanno visto la luce.

Monti farebbe bene a battere il ferro mentre è caldo, chiedendo ai presidenti di Camera e Senato di mettere in calendario il decreto Cresci Italia, in modo da ottenerne l’approvazione come è avvenuto per il decreto numero Uno denominato Salva Italia, quello strapieno di nuove imposte.
Monti dovrebbe riuscire ad ottenerne la conversione in legge non oltre la metà di febbraio, in modo da mettere in cantiere l’ulteriore prova di forza e di responsabilità che riguarda la riforma del mondo del lavoro. Nelle more che ciò accada, il Consiglio dei ministri si prepara ad approvare il decreto sulle semplificazioni, che abroghi tutte le norme vessatorie contro i cittadini, esercitate con spocchia da una Pubblica amministrazione feudale, arretrata, inefficiente, disorganizzata e, a volte, corrotta.
Ecco dove dovrebbe esserci un forte intervento del Governo: proprio su burocrati e dipendenti pubblici, in modo  che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione (art. 97 della Costituzione).
Vorremmo fare due osservazioni sulla riforma riguardante gli Ordini professionali: la prima riguarda la possibilità di più Ordini per branca, in modo da metterli in concorrenza con la finalità di meglio tutelare i cittadini.
 
La seconda riguarda l’abolizione delle tariffe e l’obbligo di richiesta del preventivo. Tale obbligo imporrà ai dirigenti pubblici, che attivano incarichi di difesa col gratuito patrocinio (gratis per gli assistiti, ma con onorario a carico della Pa), a mettere in gara i professionisti prima di affidare loro l’incarico, con notevole beneficio per l’erario, perché gli onorari caleranno, eliminando l’attuale stato di cose.
Sulle farmacie vorremmo osservare che l’aumento di cinquemila punti vendita comporterà la crescita di nuovi posti di lavoro: tra cinque e diecimila farmacisti e forse altri diecimila addetti ai servizi diversi. Non comprendiamo il rifiuto di nostri tantissimi amici farmacisti, perché se lì si vendono cosmetici, scarpe ed altri prodotti, chi venda cosmetici, scarpe e altri prodotti non possa vendere farmaci, sempre beninteso, con la presenza del farmacista.
Per i tassisti il rinvio della disciplina all’Autorità è un atto pilatesco, per cui non sembra che questa matassa possa essere sbrogliata da qui ai prossimi anni.

I notai sono professionisti eccellenti, che hanno superato un duro esame concorsuale. Altri millecinquecento nei prossimi tre anni significherà trovare occupazione non solo agli stessi, ma almeno ad altri sei-dieci mila persone addette ai servizi diversi.
I servizi pubblici locali, gestiti dagli stessi enti, sono una cancrena di clientelismo e di corruzione. Il danno più grave che provocano è di offrire ai cittadini-consumatori servizi pessimi a prezzi molto alti.
La precedente legge prevedeva che tali servizi dovessero essere messi in gara entro il prossimo 31 marzo, ma questo decreto ha spostato il termine al 31 dicembre, facendo perdere alla loro riqualificazione altri nove mesi.
Monti poteva fare di più, ma ha avuto imposti limiti soprattutto dal Pdl, che tutela le corporazioni. Ora lo aspettiamo i decreti su spending review, riforma del mercato del lavoro, semplificazioni, il pagamento dell’Ici da parte della Chiesa, riforma della Rai, separazione dei servizi postali da quelli di Bancoposta e pagamenti celeri della Pa.