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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
25
2012
L’Amministrazione europea si è resa conto delle difficoltà che hanno i 27 Partners e ha iniziato un’azione di potatura delle proprie spese interne: ha tagliato posti, ha tagliato del 18 per cento gli stipendi dei funzionari, ha ritardato l’età pensionabile, ha aumentato l’orario di lavoro da 37,5 a 40 ore senza adeguamenti salariali, ha inserito il contributo di solidarietà.
Un esempio da imitare in Italia, aumentando i risparmi. Il Quirinale ha ridotto le sue spese, non per volere del Presidente ma per effetto della legge sulle pensioni. Camera e Senato hanno annunciato tagli della spesa, ma, ancora, tali riduzioni non sono state effettuate col risultato che in questo mese di gennaio graverà sui rispettivi bilanci in modo inalterato.
Se sono uomini d’onore, Schifani e Fini manterranno il loro impegno a procedere al ridimensionamento delle spese dello loro Camere entro fine mese. Fra esse devono essere tagliate quelle relative ai parlamentari, ai loro vitalizi, mentre dagli stessi si sono levate voci di protesta. 

La sensibilità verso i grandi sacrifici, che fanno i cittadini a seguito dell’aumento di imposte dirette ed indirette della legge Salva Italia, non trova riscontro nelle istituzioni siciliane.
La prima di esse è la nobile Assemblea regionale, che non ha messo mano, per quanto ne sappiamo, ad una drastica riduzione delle proprie spese, votando l’abrogazione della Lr 44/65, in modo da sganciare l’automatico collegamento al trattamento economico del Senato relativo a parlamentari, a dipendenti e funzionari.
Se l’Ars fosse diligente e avesse rispetto per i sacrifici che stanno sopportando i siciliani, ragguaglierebbe le proprie spese a quelle del Consiglio regionale della Lombardia con un risparmio di cento milioni. Ma il presidente Cascio non ha avviato alcuna iniziativa tendente a tale abrogazione.
Se così facesse e raggiungesse il risultato, avrebbe il plauso di tutti quei siciliani disoccupati che vivono malissimo e di tutti gli altri che sbarcano il lunario con estrema difficoltà. Ma il Palazzo è opaco, non sente i guai che ci sono nel territorio e continua ad andare avanti nella strada della perdizione fin quando arriverà il giorno del redde rationem.
 
Spulciando fra i conti dell’Ars, ci siamo accorti che non solo gli stipendi di dipendenti e dirigenti sono abnormi rispetto a quelli degli altri dipendenti regionali e degli altri di pendenti statali e degli Enti locali, ma è venuta fuori anche una remunerazione addizionale chiamata “indennità compensativa di produttività”, entrata in vigore nel 2004.
Di che si tratta? Essa compensa le festività soppresse e remunera il maggior numero di ore lavorative settimanali da 37,5 a 40. Esattamente il contrario di quello che ha fatto Bruxelles che, a parità di stipendio, ha aumentato l’orario settimanale appunto di 2,5 ore. Quest’indennità equivale ad una sorta di sedicesima e, confermiamo, sedicesima. Ciò significa che si aggiunge ai magri stipendi che vengono erogati per ben 15 volte nell’anno.
Se rapportiamo tali compensi con il lavoro svolto in quell’ambiente ovattato e fuori dal mondo, ci accorgiamo dell’enorme privilegio che hanno i 279 dipendenti e dirigenti di quel consesso, ai quali non importa nulla delle grandi difficoltà dei loro conterranei.

E veniamo a qualche esempio: un segretario parlamentare con 24 anni di anzianità percepisce all’incirca 160 mila euro lordi nell’anno; un assistente parlamentare (usciere) percepisce all’incirca 96 mila euro l’anno lordi, sempre con 24 anni di anzianità. Tutti i dipendenti hanno il vantaggio di andare in pensione con una ricca liquidazione e prima dei termini previsti dalla recente legge Salva Italia. Si tratta di una cuccagna che dura dal 1965 (46 anni) e di cui non si vede l’eliminazione.
Al fatto prima descritto non occorre alcun commento, che ciascun lettore potrà fare leggendo queste enormità non riportate da altri organi di stampa, mentre bisognerebbe che la popolazione si sollevasse perchè è naturale il moto di rabbia che scaturisce nel constatarlo.
Ed è proprio la rabbia generale che sta montando in Sicilia e di cui il ceto politico e burocratico, con pervicacia, fa finta di non accorgersi. Come negli eventi storici analoghi, invece, se ne accorgeranno a proprie spese.