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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
25
2012
L’inutile discussione che si fa attorno all’articolo 18 della legge Brodolini, n. 300 del 1970 (Statuto dei lavoratori), a distanza di 42 anni è del tutto oziosa e fuori dal tempo. L’unico aspetto che andrebbe modificato è quello del reintegro nel posto di lavoro, perché è contrario ad ogni logica etica. In ogni azienda, rispettate le norme fiscali previdenziali e contrattuali, i gestori hanno il compito di ottenere il miglior risultato possibile.
Per questo devono organizzare al meglio i fattori della produzione in modo da massimizzare i ricavi e minimizzare i costi, cioè ottenere il miglior rapporto costi-benefici. La migliore organizzazione del lavoro consente una maggiore produttività. Cosa significa? Significa che nello stesso tempo si ottengono più prodotti e più servizi. La produttività migliora anche con una costante innovazione di processo, di prodotto e di organizzazione.

Perché un’organizzazione funzioni e ottenga i massimi risultati è necessario che tutti coloro che vi lavorano (2, 200, 2.000 o 20.000 unità) si sentano coinvolti e facenti parte di una medesima squadra. Occorre spirito di corpo e volontà comune di dare il massimo, per ottenere il miglior risultato, che è l’espressione dell’impegno di tutti. Ecco perché è necessaria la selezione naturale per capacità ed onestà. Ecco che si rende indispensabile la consapevolezza e la conoscenza di ognuno del progetto cui partecipa.
Ma chi si rende conto di tutto questo? Solo le persone capaci e meritevoli di stare dentro ad un’attività (sociale o professionale) che ha obiettivi lucrativi e non lucrativi.
Fuori i mediocri, dunque! Dentro i bravi. Questo significa abrogare quella parte odiosa dell’articolo 18 che consente il reintegro di un dipendente o dirigente nel posto di lavoro dopo che è stato espulso dallo stesso.
Abbiamo assistito a questioni incredibili: direttori di telegiornali licenziati che il giudice ha rimesso al vecchio posto, operai in malattia che invece manifestavano in città diverse, dipendenti disabili (ciechi) che guidavano l’auto e via elencando. Le distorsioni che comporta quella parte dell’articolo 18, che va abrogata, sono enormi, e, siamo convinti, che il governo Monti la inserirà nel prossimo provvedimento sul lavoro.
 
Tale provvedimento, verosimilmente, si incentrerà sul valore del merito, di modo che possa consentire alle imprese di sostituire un dipendente incapace o sfaticato con un giovane meritevole, che bussa alla porta e non può entrare perchè è vietato fare uscire il dipendente immeritevole.
È questo il meccanismo che ha inceppato il mondo del lavoro in Italia. ed è miracoloso che, ciò nonostante, la disoccupazione sia all’8,9 per cento. Vuol dire che il Paese ha tenuto e dopo questo secondo anno orribile è pronto per ripartire nel 2013. A condizione, bene inteso, che venga esteso in tutti i settori quel valore del merito che tutti vogliono ufficialmente, ma che sotterraneamente respingono.
Qualcuno in mala fede sostiene che il merito non si possa misurare. Mente, perché è, invece, misurabile. Infatti sono i risultati che misurano la capacità di chi lavora, sia nel pubblico che nel privato.

Vi è un altro valore nel mondo del lavoro: la responsabilità. Quest’ultima di solito è legata a chi è meritevole, in quanto è persona coscienziosa. Una cosa di cui non si parla più è la coscienza, ma essa esiste dentro di noi, anche se non tutti la ascoltano.
Non sembri che questa elencazione di valori sia inutile. Tutt’altro. I valori sono la base delle azioni e delle persone, guai a chi non si fa guidare da essi. i fannulloni e gli assenteisti li sconoscono; i bravi e i meritevoli li seguono.
È soprattutto nel settore pubblico che andrebbe effettuata una bonifica approfondita di meccanismi perversi che hanno inquinato il funzionamento di una macchina, che invece dovrebbe essere efficiente e irreprensibile.
Anche nel settore pubblico occorre inserire la porta girevole: fuori i mediocri, fuori gli sfaticati, fuori i raccomandati, dentro i capaci, i bravi e i meritevoli. Se così avvenisse, il numero potrebbe essere ridotto di almeno un terzo e i risultati raddoppierebbero.
È tutto lampante, è tutto noto. Si tratta di avere la volontà e la forza di rendere effettivo questo scenario, ancora sperato ma non realizzato.