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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
25
2012
Due risultati contrastanti dai ballottaggi: a Palermo ha vinto un politico di lungo corso, sulla scena da oltre trent’anni; a Parma ha vinto un giovane manager informatico totalmente sconosciuto, che ha utilizzato l’antipartitocrazia del comico Grillo per raccogliere lo stato d’animo di profondo disagio dei cittadini di Parma, i quali sono stati disamministrati, in questi ultimi anni, con conseguenze disastrose.
I due opposti hanno congiunto la volontà di metà degli elettori (l’altra metà non ha votato), ansiosa di punire la partitocrazia che ancora governa, riservandosi privilegi di ogni tipo, lucrando forsennatamente sulle casse dello Stato, continuando a diffondere clientelismi, privilegi, favoritismi per sé, per i propri amici e per i propri parenti.
Quello che scriviamo è noto a tutti ma, al di là delle parole, forse è arrivato il momento in cui vi sarà una svolta degli atti e dei comportamenti.

I Comuni hanno bisogno di essere amministrati con capacità, onestà e buonsenso. Requisiti ancora più necessari oggi, quando le risorse sono state fortemente ridotte dalla crisi.
Non è più possibile alimentare sprechi e spesa pubblica improduttiva, che va tagliata senza remore. Ogni euro che entra nelle casse dei Comuni deve essere utilizzato al meglio per ottenere i servizi più efficienti possibili. Per far ciò, è necessario che i sindaci scelgano assessori e dirigenti competenti. Senza questa qualità l’amministrazione non può funzionare. E, infatti, la maggioranza delle amministrazioni locali non funziona, in particolare nel Mezzogiorno.
I bisogni dei cittadini sono uguali o aumentano, ma le risposte che danno le amministrazioni sono sempre più scadenti. Il peggio è che le stesse si nascondono dietro l’alibi che le risorse sono diminuite. Questo è vero, ma è anche vero che esse sono utilizzate per apparati inutili, mentre se ben canalizzate in processi produttivi ed efficienti potrebbero essere anche sufficienti.
Servono, quindi, amministratori concreti che sappiano mantenere gli impegni presi in forma scritta con il programma elettorale depositato, insieme alla candidatura, presso le Corti di Appello di competenza.
 
Servono anche facce nuove, non tanto di età, quanto di capacità. Esse vanno selezionate in base alla disponibilità e ai curricula, i quali non debbono riportare attestati e certificati cartacei di vario genere, che hanno un valore pari a zero, ma esperienze maturate e risultati conseguiti. In altre parole, i candidati debbono essere persone che hanno raggiunto obiettivi inoppugnabili e che non hanno bisogno di dimostrazioni.
I partiti sono essenziali, se ancora mantengono la veste costituzionale prevista dall’art. 49 e cioè associazione di cittadini. La loro degenerazione ha dato luogo alla partitocrazia, che è una sorta di oligarchia di apparati e di gente che, nonostante goda di ricche pensioni, di vitalizi e altri privilegi sconci, continua a pontificare dai media sul futuro della nazione che loro hanno contribuito a rovinare, soprattutto in quest’ultimo ventennio.

Quello che scriviamo non è antipolitica, ormai l’hanno capito tutti, ma antipartitocrazia, esattamente come facevamo vent’anni fa, quando la scena politica era dominata da Dc, Psi, Pci e satelliti vari, una banda di ladroni spazzata via da Mani pulite. Tanti di quei ladroni e i loro Alì Babà sono ancora sulla scena istituzionale e hanno ripreso a rubare a mani basse come e più di prima. Contro di essi si è rivoltata l’Opinione pubblica, la cui metà non è andata a votare e l’altra metà ha cercato disperatamente persone nuove, come nel caso di Pizzarotti, o volti vecchi ma che si oppongono a questa partitocrazia sfrenata, come nel caso di Orlando.
Naturalmente, in quest’ultimo caso, pubblichiamo a pagina 16 il programma prima richiamato (insieme a quelli di Zambuto e Damiano, eletti sindaci ad Agrigento e Trapani) e vigileremo, mese dopo mese, che esso trovi attuazione precisa e puntuale.
Queste elezioni siano un monito per la classe politica nazionale e per quella isolana. Il Pd non canti vittoria, ma si prepari a selezionare una nuova classe di candidati per le elezioni del 2013. Lo stesso faccia il Pdl, o come diavolo si chiamerà, mandando al cimitero degli elefanti le vecchie cariatidi e tutti gli altri che hanno aumentato le difficoltà della congiuntura. Lo stesso dicasi dell’inesistente Terzo Polo. Diventi propositivo di atti concreti, basta bluff e parole vuote.