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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
26
2012
La speculazione internazionale ha mandato avvisi a Germania, Finlandia e Olanda, forse gli Stati più forti d’Europa. Sta ignorando la Francia e continua ad attaccare Spagna, Grecia e Italia.
è illusorio pensare che l’Europa possa salvare qualcuno dei partner mandando a fondo gli altri. Bisogna rendersi conto che tutti i 17 Stati Uem sono sul Titanic. Qualcuno ai piani alti, qualche altro nella stiva, ma se affonda la nave affondano tutti. Pochi si salveranno.
Però i partner che hanno i conti in regola hanno meno da temere se contribuiscono al salvataggio di quelli che stanno in fondo. Naturalmente se questi ultimi hanno la voglia di rimettere i conti in ordine, prendendo atto che il tenore di vita delle proprie popolazioni è tornato indietro di dieci-quindici anni e che, quindi, bisogna ricominciare la salita.
L’Euro-Titanic non può schivare l’iceberg della caduta della moneta unica se tutti i Paesi non rientrano nei parametri del patto di Maastricht (1992). Ognuno di essi deve avere la consapevolezza che rimettere i conti in ordine è un’esigenza primaria.
 
In questi giorni la Camera ha approvato in via definitiva il fiscal compact, cioé il patto approvato a Bruxelles il 7 marzo 2012 che ha confermato il patto di stabilità firmato da capi di Stato e Governo il 25 marzo 2011. L’italia è la dodicesima nazione che approva il fiscal compact.
Esso impone di tagliare, dal 2013 al 2032 (vent’anni), la metà del debito esistente, in Italia pari a circa 980 miliardi di euro, in modo che il restante rientri nel 60 per cento del Pil. Il che significa che bisogna tagliare 45 miliardi l’anno evitando di emettere nuovi titoli di Stato per pari importo.
Quanto precede è fondato sulla premessa che dal 2013 vi sia il pareggio di bilancio, così come prevede il nuovissimo quarto comma dell’articolo 81 della Costituzione.
Il taglio del debito pubblico può essere fatto mediante alcune leve: inserire un’imposta sui patrimoni superiori a dieci milioni di euro, esclusi gli immobili già gravati dall’Imu, il che non farebbe aumentare la pressione fiscale, non sarebbe un gran peso per i proprietari di tali patrimoni, ma porterebbe nelle casse pubbliche alcuni miliardi.
 
Seconda: costituire un fondo pubblico nel quale fare confluire i beni immobiliari di Stato, Regione e Comuni - che superano i 500 miliardi e rendono solo lo 0,3% - che emetta obbligazioni garantite dallo Stato, con le quali acquistare nuove emissioni di debito pubblico. Ovviamente il fondo comune dovrebbe procedere a vendere gli immobili e terreni ricevuti alle migliori condizioni possibili.
Terza: spingere l’Europa ad approvare la Tobin tax. Già la Francia l’attiverà dall’uno agosto prossimo, sulle transazioni di azioni (e non di obbligazioni) delle società quotate in Borsa (Cac40). Gettito di un miliardo pari allo 0,2% degli importi.
Il versante più importante è quello della crescita per la quale ci vogliono risorse. Non potendo aumentare ulteriormente le tasse, è necessario tagliare la spesa pubblica prevista per quest’anno dal Def in 724 miliardi. Il primo decreto del 6 luglio 2012, n. 95 sulla revisione della spesa è stato un assaggio di meno di quattro miliardi, che il Governo ha chiesto di approvare in via definitiva entro il due di agosto. Il secondo decreto verrà approvato probabilmente i primi di agosto (sarà più corposo) ed il terzo alla fine di agosto.

Col recupero di queste risorse si può dar fiato all’economia aprendo tutti i cantieri per opere strategiche ordinarie, regionali e statali, si possono sostenere le imprese che abbiano progetti innovativi, si possono finanziare migliaia di iniziative di piccoli imprenditori che hanno validi progetti, ma non i relativi quattrini.
Altra leva è quella di riformare profondamente tutta la burocrazia. Persino in Emilia, dove le cose funzionano, Comuni e imprese lamentano che essa frena. La riforma deve prevedere l’inserimento dei due valori fondamentali, quali il merito e la responsabilità.
La recente sentenza della Corte Costituzionale ha annullato due provvedimenti sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, che sono una cancrena in quanto rifugio di trombati e raccomandati. C’è spazio, secondo l’indirizzo della Corte, per intervenire in direzione di una vera concorrenza pro cittadini. Occorre individuarlo subito.