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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mar
27
2012
Com’è ormai a tutti noto, il disastro economico-finanziario che è piovuto sulla Grecia non è stato frutto del caso, ma di un comportamento vergognoso del ceto politico di quella nobile Nazione, di centro destra e di centro sinistra, che ha sistematicamente truccato il bilancio dello Stato di questi ultimi vent’anni.
Quegli irresponsabili politici si sono comportati in questo modo per arricchirsi personalmente, per far arricchire lobbies e corporazioni, senza scontentare il popolo bue, aprendo per tutti i cordoni della borsa.
La Grecia è andata in default, né più né meno come accadde all’Argentina nel 2002. Anzi, il Paese sudamericano rimborsò i possessori dei tango-bond nella misura di circa un terzo, mentre la Grecia, forse, rimborserà i possessori di bond ellenici nella misura di un quarto. Un vero e proprio fallimento, con forti ripercussioni sociali e un arretramento dello stato economico di quel Paese di almeno dieci anni.

Questa premessa, per fare un parallelo con quello che sta accadendo nella Regione siciliana, ove un dissennato ceto politico, in questi ultimi decenni, ha fatto una politica anti-economica, clientelare, condita con sprechi, favoritismi ed altri deprecabili comportamenti.
Per coprire tutto ciò, le Giunte di governo che si sono succedute fino ad oggi, hanno proposto bozze di bilancio di previsione annuale con poste false, poi approvate irresponsabilmente dall’Assemblea regionale, che stranamente non hanno subìto la scure dei vari Commissari dello Stato.
Ma la Corte dei Conti, nel corso del giudizio di parificazione dei bilanci consuntivi, ha sempre evidenziato le iniquità contenute nei bilanci, pur concludendo con un atto di non disapprovazione.
Quanto scriviamo è perfettamente conosciuto dal presidente della Regione, dai suoi assessori, dai dirigenti generali dei dipartimenti e da tutti i novanta deputati. Insieme, allegramente, nel perpetuare una situazione che oggi è arrivata alla canna del gas.
Infatti, i soldi sono finiti, lo Stato ha tagliato i trasferimenti, l’indebitamento bancario non può più essere aumentato, con la conseguenza che si sono bloccati i finanziamenti per le opere pubbliche e per le infrastrutture necessarie ad attrarre i gruppi internazionali.
 
Chi ha competenza di bilanci pubblici e privati non ha difficoltà ad individuare quali siano i buchi delle entrate e quali le spese incompatibili con una sana amministrazione, come quella che dovrebbe esserci in una Comunità ispirata ai valori etici di merito e responsabilità.
Non è certamente responsabile l’assessore al ramo che propone il bilancio 2012 dentro il quale continua a mantenere una voce falsa: l’avanzo di amministrazione, che è di circa dieci miliardi su ventotto di bilancio.
Una cosa inaudita, che sarebbe stroncata se tale strumento fosse sottoposto alla certificazione di una società iscritta alla Consob. Ma la Regione si guarda bene dal chiedere una tale forma di certificazione, perché se lo facesse il bilancio sarebbe tranciato.
Fra le entrate ve ne sono tante irrealizzabili e perciò stesso false. Non si può infatti prevedere un’entrata che si sa, a priori, non si manifesterà mai. 

Tra esse, a titolo di esempio, indichiamo l’ipotizzata dismissione di immobili che, non avendo le gambe di un apposito organismo, non vedrà mai la luce.
Nel versante delle uscite, ve ne sono di veramente incredibili. Le abbiamo più volte elencate e continueremo a farlo, di modo che l’opinione pubblica sappia il mal governo dell’economia siciliana e ne tragga le conseguenze.
Lo facciamo anche perché con il nostro ottimismo ci auguriamo che Giunta di governo, Commissione Bilancio dell’Ars e la stessa Assemblea regionale cambino registro e approvino un bilancio vero e non uno falso.
In ogni caso, questa volta il Commissario dello Stato, prefetto Aronica, anche sulla base degli ultimi forti rilievi della Corte dei Conti, potrebbe impugnare le norme che non hanno copertura finanziaria.
C’è una novità: nell’assessorato all’Economia siedono stabilmente tre Commissari dello Stato inviati dal ministro Barca, che spulciano le voci di entrata e di uscita del bilancio. Se non sono conformi al Patto di stabilità, negheranno i trasferimenti finanziari dello Stato. C’è poco da scherzare, ora si fa sul serio.