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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
29
2012
La Corte dei Conti siciliana, seguendo l’indirizzo di quella nazionale, ha evidenziato la corruzione in Sicilia e, più in generale, il danno all’erario provocato da politici e burocrati incapaci o disonesti oppure entrambi.
Mentre la Procura regionale, guidata dall’ottimo Guido Carlino, continua ad aprire fascicoli, su segnalazioni esterne o per effetto di controlli autonomi, la Sezione giurisdizionale, presieduta da Luciano Pagliaro, emette sentenze.
Nel 2011, le sentenze di condanna per responsabilità amministrativa sono state 99, quelle di assoluzione appena 17. Contestualmente la Procura ha aperto 845 nuovi fascicoli.
Dal quadro che precede si rileva come l’inefficienza, l’opacità e la mala abitudine dei favori godono ottima salute, migliorata dai tempi di “Mani pulite” ad oggi.
La responsabilità principale di quello che scriviamo è del ceto politico che commette due peccati: non controlla l’operato dei burocrati e, peggio, condiziona i burocrati per ottenere distorsioni e favoritismi per i propri accoliti.

La Corte dei Conti, Sezioni riunite in sede di controllo, il 30 giugno 2011 ha svolto la tradizionale relazione sul rendiconto 2010 della Regione. Chi ha avuto la ventura di leggere tale relazione ha potuto tranquillamente capire che si sia trattata di una sorta di requisitoria, con l’elencazione di un numero notevole di capi d’accusa nei confronti dell’Amministrazione regionale.
Poi, però, per ragioni di opportunità politiche, ci diceva il compianto presidente Giuseppe Petrocelli, il bilancio viene parificato. Questo rito non insegna nulla agli amministratori regionali, che continuano imperterriti a creare buchi di bilancio, nuovi debiti, incapaci come sono di tagliare la spesa improduttiva nella quale si annidano i favori ai clientes.
Tutto ciò è possibile perchè Palermo, come Roma, è il porto delle nebbie, dotato di un muro di gomma imperforabile che mantiene inalterati i misteri utili al perpetuarsi di un malcostume senza limiti.
Uno di questi misteri è rappresentato dal cosiddetto avanzo di amministrazione del bilancio regionale, che ammonta a circa dieci miliardi. Sono mesi che chiediamo all’ex ragioniere generale, Vincenzo Emanuele, nonchè all’assessore al ramo, Gaetano Armao, di elencarci gli addendi di tale avanzo, senza esito.
 
è proprio la mancanza del senso del dovere dei vertici politici e burocratici della Regione una carenza insopportabile, perché questi signori ritengono di essere al di sopra della legge che li obbliga alla trasparenza dei propri atti e a comunicare all’opinione pubblica, con immediatezza, tutte le informazioni necessarie per rendere edotti i cittadini del come sono amministrati i loro soldi.
Lo spregio dell’assessore e del dirigente generale che considerano i cittadini sudditi, perché non vogliono rendere loro conto, è un comportamento inqualificabile che deve mutare rapidamente.
In questo senso ha una responsabilità oggettiva il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, il quale ha delegato i suoi assessori non per fare i feudatari, ma per svolgere un servizio pubblico a favore dei cittadini.
Tale servizio deve essere chiaro e limpido, senza nascondere nulla, perché le cose nascoste implicano corruzione. Se la si vuole evitare, sono necessari due elementi nel sistema politico e burocratico: l’efficienza e la trasparenza, senza dei quali la nebbia nasconde tutto.

L’efficienza misura il buon funzionamento della macchina burocratica. Tradotto, significa che tutti i cittadini ottengono quello che chiedono senza bisogno di farsi intermediare dai favori. La cultura dell’efficienza abbatte la cultura dei favori.
Quando un cittadino toscano va in ospedale, si informa sulla professionalità e la bravura dei medici, anche tramite i curricula pubblicati su internet. Quando un siciliano va in ospedale, si informa su chi possa telefonare al medico chiedendo protezione. E quando non l’ottiene teme di non essere curato come dovrebbe.
L’altro requisito, la trasparenza, è ben facile da capire. Impedisce, a chiunque all’interno del sistema politico e burocratico, di nascondere intrallazzi e di favorire soggetti a scapito di altri, violando in tal modo il principio della concorrenza, che è la base dell’equità, ed il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini.
I cittadini, però, devono abituarsi a protestare piuttosto che a chiedere favori.