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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
03
2011
è inutile girarci intorno, il problema della crescita della ricchezza si può risolvere solo dando supporto  alle imprese esistenti e creando le condizioni per la nascita di nuove. Il settore pubblico deve essere al servizio del sistema economico per aiutarlo nella sua funzione.
Le imprese hanno bisogno di un mercato interno che tiri e di grande competitività per poter esportare. In ambedue i casi il Governo deve mettere in atto le condizioni perché lo scenario sia favorevole a chi investe.
Vi è un terzo modo per agevolare la crescita: attrarre investimenti dall’estero, soprattutto nel settore delle opere pubbliche e dell’innovazione. In questo versante lo Stato dovrebbe raddoppiare le risorse alla ricerca passando dall’1 al 2% del Pil e con ciò uniformandosi alla media europea. Naturalmente la ricerca deve essere seria e abbisognare di risorse essenziali per l’attività propria, emarginando le spese degli apparati amministrativi inutili e le altre che alimentano privilegi che nulla hanno a che fare con la ricerca medesima.

L’Italia è il Paese europeo che deposita meno brevetti, il che significa che la ricerca pubblica e privata è modesta. Ma sono i brevetti che generano ricchezza. Ricordiamo, come esempio, quando la Magneti Marelli del gruppo Fiat scoprì un’innovazione nel sistema di iniezione per i motori diesel, chiamato common rail. La brevettò, ma gli parve di modesta importanza, tant’è che la vendette alla tedesca Bosch, la quale ha fatto fortuna ed oggi, lo stesso apparato, viene utilizzato dalla Fiat, che l’aveva inventato, pagando ricche royalties.
La ricerca ha bisogno di risorse perché non sempre produce innovazioni economicamente sfruttabili, ecco perché i finanziamenti dovrebbero essere dati con oculatezza e mirati ad obiettivi precisi.
Il Consiglio nazionale delle ricerche è un grande apparato, ma ha un basso rapporto tra risorse investite e brevetti depositati.
Non vi è poi uno stretto collegamento tra ricerca pubblica e privata, in modo da sfruttarne le sinergie, né un sistema organizzato di ricerca nelle Università dove ogni dipartimento, o facoltà, o materia va un po’ per i fatti propri. Il che è contrario alle regole dell’efficienza.
 
Basilea 3 ha stretto i criteri di affidamenti bancari alle imprese tanto che esse hanno maggiori difficoltà ad ottenerli. Questo accade in quanto non sempre le imprese hanno i conti in ordine, volontariamente o involontariamente. Lo dimostra il fatto che quelle piccole e medie, con il bilancio certificato da società quotate in Borsa, sono una stretta minoranza.
Se ogni azienda, piccola o media, certificasse il proprio bilancio, sicuramente avrebbe più facilità ad ottenere affidamenti bancari. Vi è poi la questione dell’errato uso di tali affidamenti. Quelli per il giro degli affari correnti non devono essere mai utilizzati per investimenti a medio e lungo termine per i quali vi sono altri strumenti.
Vi è poi la questione dolente dei ritardi notevoli dei pagamenti delle forniture di beni e servizi effettuati dalla pubblica amministrazione nazionale, regionale e locale. Vi è al riguardo una recente direttiva europea (7/2011) la quale stabilisce che i pagamenti debbano avvenire entro trenta giorni. Dopo tale termine scatta l’interesse dell’8% più il tasso Bce, attualmente dell’1,25%.

Il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, ha invitato il governo italiano a recepire rapidamente tale direttiva, ma fino ad oggi ciò non è avvenuto. In ogni caso, l’impresa creditrice può chiedere l’applicazione degli interessi citati, perché come è giurisprudenza europea costante, anche in caso di non recepimento di una direttiva, essa vale ugualmente all’interno di ognuno dei Paesi partner.
L’altra questione per sollevare le imprese è il taglio delle imposte, non solo Ires e Irap. Se ciò avvenisse, si eviterebbe di depauperare la liquidità delle imprese le quali, anche quando hanno il bilancio civilistico in perdita, spesso, sono costrette a pagarle, perché emerge un reddito fiscale attraverso il perverso meccanismo delle riprese.
Il saldo dei crediti da parte della Pa e la diminuzione di erogazione finanziarie per minori imposte darebbero alle imprese la liquidità indispensabile per aumentare il giro d’affari con investimenti atti a conquistare nuovo mercato attraverso una maggiore competitività.