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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
30
2012
Gli attuali partiti, così come sono e come li hanno ridotti i partitocrati dei loro apparati, sono ormai dei cadaveri istituzionali. Il furore che cresce fra le gente comune nei loro confronti e di coloro che li rappresentano, aumenta di giorno in giorno, perché i cittadini si sono accorti che i comportamenti disonesti e clientelari hanno raggiunto vertici elevati, quasi come ai tempi delle coalizioni nefaste tra Dc, Psi, Pci e satelliti vari.
Dunque, questi partiti sono morti, ma come si diceva ai tempi del regno di Francia del XVII secolo: Morto il re, viva il re. Sì, viva i partiti perché c’è bisogno di essi se mantengono l’assetto costituzionale previsto dall’articolo 49 come libere associazioni di cittadini.
La loro degenerazione è conseguenza al fatto che i propri dirigenti se ne sentono padroni fino a disporre delle indebite risorse che la Comunità loro conferisce sotto forma di finanziamenti, rimborsi o altro, com’è accaduto ai nostri giorni alla Margherita (Lusi), alla Lega (Belsito) e ad altri.

La riforma dei partiti e la loro regolamentazione è assolutamente urgente, come l’altra riforma elettorale-costituzionale di cui abbiamo scritto ieri. Attraverso la cinghia di trasmissione, che sono appunto i partiti, i cittadini possono indirizzare la politica nazionale, regionale e locale. Ma essi devono essere espressione degli stessi cittadini, i loro quadri e dirigenti devono essere cittadini che fanno già il loro mestiere e che dedicano il loro tempo libero  alla politica come attività di servizio.
Comportamenti accaduti: ne sono stati esempi i radicali e ora i grillini. Fare cioè le campagne elettorali senza soldi e quindi tagliare drasticamente qualunque forma di finanziamento pubblico, salvo i rimborsi delle spese vive di cui dev’essere fatto un elenco tassativo.
Affinché i nuovi partiti ricavino un qualsivoglia finanziamento che pesi sui contribuenti ci vogliono diverse condizioni, più volte pubblicate su questo foglio: a) l’elenco delle spese ammissibili dianzi citato; b) un bilancio il cui schema sia obbligatorio; c) la certificazione di società di revisione iscritte alla Consob del medesimo bilancio; d) uno statuto di tipo obbligatorio che non sfugga alle regole di democrazia interna.
 
Tutto semplice? Neanche per sogno. Perché quanto enunciato trova il contrasto palese o occulto di tanta marmaglia che dell’attività partitocratica fa il proprio mestiere. Gente che non saprebbe cos’altro fare se fosse costretta a lavorare seriamente. E trova altrettanto forte contrasto, da parte di tante cariatidi che da 20 o 30 anni sono rimaste sulla scena politica ricevendone benefici finanziari e di potere di ogni genere, i quali non sono disponibili a ritornare nel loro stato di privati cittadini e lasciare campo a facce nuove.
Sulla novità dei nuovi dirigenti dei partiti molti hanno speculativamente impostato una falsa questione: largo ai giovani. Si tratta di pura idiozia. Non importa che un dirigente di partito sia giovane, importa che non abbia mai fatto politica, se non per servizio, che sia onesto e capace, che abbia letto almeno 1.000 libri.
Quest’ultima affermazione non sembri una provocazione, ma una condizione essenziale, senza della quale nessuno può fare politica. Infatti, sono necessarie una vasta conoscenza, un’approfondita cultura e la cognizione dei meccanismi in base ai quali la Comunità vive senza equità. 

Invito a leggere il Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau (1712 - 1778). Non è vangelo, ma indica direttrici importanti in base alle quali si capisce come la Comunità abbia necessità di regole chiare e trasparenti e altrettanta necessità di farle rispettare senza tentennamenti di sorta.
Sarebbe altrettanto interessante leggersi un volumetto di Thomas Moore (1779 - 1852), Utòpia, una immaginaria Comunità dove tutti danno senza nulla trattenere e prendono in base ai loro bisogni. Naturalmente è un’immagine filosofica non realistica, cui per altro tende la Bibbia, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, che non è fatto solo dai 4 vangeli ufficiali (Marco, Luca, Giovanni e Matteo) ma da ben altri otto che però la chiesa di Roma considera apocrifi. Morti i partiti, dunque, viva i partiti. Gli accenni che precedono inseriscono un altro valore indispensabile: l’Etica. Invito a leggere sulla materia il memorabile volume di Benedetto Spinoza (1632 - 1677).