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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
30
2012
L’Imu (Imposta municipale propria) porterà nelle casse pubbliche oltre 20 miliardi di euro. Solo tre gravano sulla prima casa, il resto deriva dall’imposizione su immobili commerciali, terreni e seconde case.
Il vero gravame è derivato dall’aumento delle rendite catastali del 60 per cento. Ma non è finita qui. Infatti, nella prossima legge di bilancio sarà inserito, con tutta probabilità, il riordino delle rendite catastali. Oggi esse sono basate sul numero dei vani, mentre la nuova modalità di calcolo sarà basata sui metri quadrati. Questo comporterà inevitabilmente un ulteriore aumento dell’imposta e, quindi, del relativo gettito.
Da più parti si continua a sostenere che la pressione fiscale ha raggiunto un limite insopportabile ma, di riffa o di raffa, questo limite continua a essere spostato in alto.
Vi è un’altra novità prevista nella prossima legge di bilancio e, cioè, che tutto il gettito dell’Imu vada ai Comuni, ovviamente compensando quella parte che oggi va allo Stato con uguale riduzione dei trasferimenti.

In altre parole, lo Stato dice ai Comuni: l’imposta è vostra, incassatela e gestitela. L’evasione è la morosità sono vostre, chi ha più capacità organizzative e più efficienza avrà anche maggiori entrate.
Ci sembra una posizione ineccepibile nel quadro del precetto costituzionale sulla sussidiarietà (art. 118) secondo il quale “faccia la Regione quello che non può fare il Comune, faccia lo Stato quello che non può fare la Regione”.
Ogni livello istituzionale ha i propri compiti e non deve accadere, come oggi accade per esempio, che i Comuni paghino le spese di locazione e di manutenzione di centinaia di immobili che vengono utilizzati dal ministero della Giustizia per i propri tribunali.
Un Paese così disordinato non permette di mettere in evidenza le responsabilità istituzionali e burocratiche, per cui ognuno può sempre scaricare sugli altri le colpe di inefficienza e incapacità a produrre e gestire i servizi pubblici.
Qui ed ora, è necessario che ognuno abbia il proprio Piano aziendale, al quale adegui i conti che devono essere tassativamente in ordine e non più confusionari come sono oggi.
 
In questo quadro descrittivo dell’Imu vi sono due stonature. La prima riguarda gli immobili di proprietà di uno Stato estero qual è quello del Vaticano, tutti esentati da Imu. è vero, una legge prevede che quelli destinati ad attività commerciali debbano essere assoggettati all’imposta; tutti gli altri che svolgono attività religiose, culturali, formative, invece, no. Ma quest’elenco è lungo e prende la maggior parte degli immobili di quello Stato estero.
La seconda stonatura riguarda le fondazioni bancarie, istituite con la legge Amato (n. 218/90). Non si capisce perché codeste fondazioni non debbano pagare l’Imu, anche tenuto conto del fatto che sono ricchissime e i loro conti sono tutti attivi, perché l’attività filantropica non assorbe le entrate.
Questo è un punto molto debole del professor Monti, che ha voluto esimere la lobby delle fondazioni bancarie dalla giusta tassazione degli immobili posseduti in quantità copiosa, molti dei quali di pregio.

Il Consiglio dei ministri ha già ripreso l’attività per cominciare la fase calda, non quella meteorologica, che dovrà dare una svolta all’azione di governo nei prossimi quattro mesi. Il quadrimestre sarà determinante ai fini della crescita e dello sviluppo, perché farà capire se questo Governo avrà la forza di reperire le indispensabili risorse finanziarie alla bisogna, sottraendole ai parassiti, ai paraculo e tutti gli altri ‘para’ che assorbono risorse pubbliche senza nulla dare in cambio.
Il punto è questo: tagliare senza riserve gli apparati e potenziare i servizi; in altre parole, è necessario aumentare i tecnici e diminuire il numero degli amministrativi, molti fra i quali nullafacenti e fannulloni. Si capisce chiaramente che è molto più facile controllare un medico o un infermiere che non un impiegato che si nasconde dietro le scartoffie nelle proprie stanze.
Il cambio di gestione che dovrà esserci nella pubblica amministrazione nazionale, regionale e locale dirà  se ci stiamo muovendo verso la civiltà o restiamo in questa era barbarica nella quale molti non fanno il proprio dovere, ma consumano copiosamente.