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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
31
2011
Nel dopoguerra, i tre partiti politici più importanti - Dc, Pc e Psi - avevano le scuole di formazione dei quadri: tutti i giovani che avevano intenzione di sottoporsi all’esame degli elettori frequentavano per anni tali scuole e apprendevano gli strumenti per esercitare una politica di alto profilo.
All’inizio del periodo post-bellico, grandi personaggi sono stati inseriti nei posti di responsabilità, da Luigi Einaudi a Benedetto Croce, da Alcide De Gasperi a Giuseppe Pella. Personalità di grande spessore culturale che esercitavano il mandato con grande senso di responsabilità e disinteresse personale. Molti di loro sono morti poveri, ma ricolmi di stima per le loro qualità etiche che si riflettevano nella politica.
Negli anni Ottanta c’è stata la svolta ed è cominciata l’era del clientelismo, con la conseguente espansione della spesa pubblica dovuta a favoritismi e ad assunzioni facili, non soltanto nei Ministeri, ma anche in tutte le società a partecipazione pubblica, che si sono ingrassate a dismisura.

L’espansione della spesa pubblica, improduttiva, portò sul punto di non ritorno il bilancio dello Stato, per cui fu indispensabile una manovra straordinaria di 92 mila miliardi, attuata dal Governo Amato, per condurre la lira nel mondo dell’Euro.
Dopo l’anno 1993 di transizione, dal 1994 a oggi è entrato in vigore il sistema elettorale maggioritario con premio di maggioranza, che però non ha fatto raggiungere i due obiettivi primari che il popolo italiano si aspettava: la crescita ordinata e la contrazione di spesa pubblica e debito pubblico. La crescita è stata modesta, mentre la spesa pubblica è aumentata a dismisura. I punti fondamentali della stessa sono in queste tre date: 1980, l’equivalente di 100 miliardi di euro; 1992, l’equivalente di mille miliardi di euro; 2011, 1.900 miliardi di euro. In trent’anni il debito è aumentato di 19 volte, a disdoro della classe politica che ha caricato sulle generazioni a venire la sua dissennatezza.
In questi 17 anni (1994-2011) il ceto politico non ha avuto alcuna formazione. Il suo reclutamento è avvenuto a casaccio, soprattutto nel mondo dei senzamestiere, cioè tutti coloro che hanno visto la politica come un’opportunità per fare soldi, dimenticando totalmente il primo obbligo di chi la esercita: agire nell’interesse e al servizio dei cittadini.
 
L’indignazione dei cittadini - finalmente riportata in quotidiani e settimanali importanti - per gli abusi e i privilegi della casta politica e di quella burocratica ha creato una sorta di difesa d’ufficio da parte di tutti questi privilegiati: la difesa della politica.
è ben evidente come si tratti di una difesa strumentale: infatti, i cittadini sono indignati contro i politicanti-senzamestiere e non contro la Politica, cioè l’arte del gestire la Cosa pubblica in modo disinteressato e con senso di servizio.
Avanti la Politica, quella alta, quella nobile. Indietro i politicanti-senzamestiere, tutti coloro, cioè, che non hanno la dignità di operare come servitori e non come feudatari.
Il discorso non vale soltanto per i politicanti-senzamestiere, ma anche per quella pletora di soggetti (imprenditori, professionisti, dirigenti pubblici, giornalisti e altri) che succhiano il sangue come parassiti alle casse del denaro pubblico.

Si chiude un anno difficile e se ne apre un altro altrettanto difficile. Negli ultimi due anni si è accentuata la perdita del senso dello Stato e la cognizione che l’Etica deve essere sempre presente in tutti gli atti della politica e della Pubblica ammnistrazione.
L’equità, di cui parla il presidente Monti, non potrà essere raggiunta. Ora che la crisi comincia ad azzannare le carni vive del popolo si accentuerà la rivolta contro le classi privilegiate da stipendi e pensioni d’oro, che non potranno resistere a lungo.
Monti ha riformato profondamente il sistema previdenziale, tagliando l’anzianità, ma nulla ha ancora fatto sui privilegi della politica anche se, nella conferenza stampa di giovedì scorso, ha dato indicazioni di un cambiamento sostanziale.
I tre poli che lo sostengono avranno difficoltà ad approvare i disegni di legge del Governo, ma alla fine dovranno cedere perché non c’è alternativa a un riequilibrio fra chi prende tanto e chi paga tanto.
Fare gli auguri è prammatica, ma l’anno che entra ha bisogno più di uno sforzo comune che di speranze. L’epoca delle parole è finita, deve iniziare quella dei fatti.