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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Nov
05
2011
Quando ci sono crisi, catastrofi e grossi problemi, i soggetti più deboli e quelli mediocri vengono travolti. è una legge naturale, secondo la quale i più forti e i più bravi resistono e sopravvivono, anzi incrementano i loro spazi lasciati liberi dagli altri che se ne sono andati.

Quando la Natura viene aggredita reagisce contro gli aggressori. Le epidemie non nascono per caso e neanche le guerre. In entrambi i casi, muoiono migliaia o milioni di persone e si fa spazio. è inutile prendersela con le imperscrutabili regole della Natura stessa.

Quanto precede, per ricordare che  il 31 ottobre è nato il settemiliardesimo abitante del pianeta. Siamo veramente tanti, per cui bisognerà inventarsi nuovi modi per produrre più alimenti e più energia verde. Bisognerà inoltre che i Paesi sottosviluppati limitino le nascite, come peraltro stanno facendo i Paesi emergenti, tra cui Cina e India.


Le crisi fanno parte dell’andamento della vita umana e delle aggregazioni di persone. Quella che si è abbattuta sul mondo occidentale nel 2008, seconda per importanza dopo quella del 1929, è stata causata dall’incapacità dei governi occidentali di imporre serie regole al settore finanziario, nel quale l’arbitrio di  speculatori e banchieri ha innescato il disastro che stiamo subendo.

L’Unione europea monetaria ha preso seri provvedimenti nei confronti dei propri diciassette partner, costringendoli a rientrare nei parametri del trattato di Maastricht, tra cui: non oltre il 3% di disavanzo annuale e non oltre il 60% del Pil sul debito pubblico. La ferrea stretta è stata la condizione perché la Bce acquistasse titoli del debito sovrano delle nazioni più traballanti (Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia). Nel nostro Paese la stretta si è trasformata in tagli della spesa pubblica nazionale e di quella di Regioni ed Enti locali.

Seguendo la filiera, siamo arrivati alla nostra Isola. Qui Governo e Assemblea regionale sono messi con le spalle al muro. Ma fanno i sordi, perché non procedono con immediatezza a tagliare il 50% del costo della politica, a cominciare dall’abrogazione della L.r. 44/65 che parifica l’Ars al Senato e i relativi vitalizi.
 
I tagli dovrebbero proseguire allineando il contratto dei dipendenti regionali a quello dei dipendenti delle altre Regioni. Un intervento di equità sarebbe quello di istituire un contributo di solidarietà sui pensionati della Regione, pari alla differenza tra il loro assegno e quello dei pari grado delle altre Regioni.
Ulteriore taglio della spesa pubblica riguarda il numero dei dipendenti di Regione ed Enti locali, che non può essere superiore a quello delle Regioni del Nord, paragonandolo al numero degli abitanti. Per esempio: tremila in Lombardia per dieci milioni di abitanti, ventunomila in Sicilia per cinque milioni di residenti.
Altrettanto risparmio scaturirebbe dalla trasformazione delle attuali Province regionali in Province consortili o Consorzi di Comuni.
 
Abbiamo fatto un succinto elenco di risparmi per fare emergere con chiarezza grandi risorse che servirebbero per co-finanziare i progetti alimentati dai fondi Ue.
L’assessore regionale all’Economia, Armao, sostiene che i vincoli del Patto di stabilità limitano il co-finanziamento dei progetti. È vero se egli non procede a fare i tagli prima elencati. è falso se, invece, procede come il buon padre di famiglia nella linea da noi indicata.
La domanda è: Armao e il Governo di cui fa parte è riformista o conservatore? Vuole mantenere i privilegi esistenti o vuole tagliarli, per distribuire risorse ai siciliani mediante l’apertura dei cantieri?
Siamo al punto di svolta. è incomprensibile che si appostino in bilancio nove miliardi e mezzo quale differenziale tra tutte le entrate accertate e tutte le spese impegnate. Il che, tradotto dal burocratese, significa che vi sono progetti per altrettanta somma, incagliati da una burocrazia malsana e corrotta e dalla mancanza di doverosa vigilanza degli assessori.
Tutti costoro dovranno rendere conto ai siciliani, a meno che la Regione nel suo complesso non dia un colpo d’ala e intraprenda la strada virtuosa della sana amministrazione e dello sviluppo.