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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Apr
05
2012
C’è chi dorme anche quando è sveglio e c’è chi è sveglio anche quando dorme. Nel primo caso, il cervello è tenuto in naftalina, non si mantiene attivo e subisce intromissioni da parte di tutti. Nel secondo caso, c’è chi pensa anche mentre dorme, anche perché nel periodo di semi-veglia, dopo le quattro ore iniziali, la creatività è forte e si manifesta concretamente.
Non bisogna essere pigri, però, non prendendo appunti, perché poi al mattino quello che è venuto a galla durante la notte è quasi sempre dimenticato.
Il sonno è ristoratore, servono otto ore per riequilibrare il sistema ormonale e ghiandolare, far riposare il cuore, che riduce sensibilmente la frequenza dei battiti, e rinvigorire tutte le cellule.
Di esso, la prima parte è fondamentale, quella del sonno profondo, la seconda è leggera. Di questa parte bisogna approfittare anche alimentando la fantasia.

Così agendo si gioca all’attacco nella vita, perché non si aspetta che accadano gli eventi per mettergli rimedio ma, in qualche misura, si cerca di prevederli e prevenirli.
Vi sono eventi positivi ed eventi negativi. I primi vanno alimentati, i secondi contrastati. Nel primo caso si gioca in attacco, nel secondo in difesa.
Ma la difesa non deve essere fine a sé stessa, cioè un’azione di contenimento degli attacchi che provengono dagli eventi che incontriamo tutti i giorni. La difesa deve essere congegnata come premessa per fare ripartire l’attacco. Guai a chi fa catenaccio e basta. Prima o poi subisce l’iniziativa dell’avversario o delle circostanze che attraversa.
In altre parole, bisogna essere attivi, bisogna andare incontro alle vicende che ci capitano, reagire con buon senso ed intelligenza cercando rimedi e soluzioni senza arrendersi mai.
Così si può crescere, così si possono raggiungere gli obiettivi che ognuno di noi si pone. è necessario fissare le mete senza di che si rimane bloccati in una situazione perniciosa che è come non vivere. Vita è movimento e non stagnazione.
 
Gli obiettivi che ognuno si pone di raggiungere spaziano dalla primaria necessità di approvvigionarsi delle risorse necessarie per vivere, fino ad attività nel sociale e nella solidarietà, nell’assistenza a chi ha bisogno o nel progettare attività economiche.
Non vi sono limiti né di qualità né di quantità agli obiettivi, né vi sono limiti a trovare soluzioni ai problemi, salvo alla morte che non è un problema, bensì un modo naturale di cambiar vita.
Quando non siamo capaci di trovare soluzioni ai problemi vuol dire che il problema è dentro di noi, cioè risiede nella nostra incapacità di fare, di pensare, di elaborare meccanismi che contrastino i problemi,
Insomma ci vogliono vitalità e capacità, unitamente ad un meccanismo che non preveda la resa.
Nelle arti marziali vi è una regola: andare incontro all’avversario, se ti tira non ritirarti, vagli addosso e sfrutta il movimento.

Le arti marziali insegnano più un addestramento mentale che fisico. La disciplina è fondamentale, il controllo del proprio corpo da parte della mente è essenziale. I colpi che si danno devono essere sempre calibrati sapendo in partenza che cosa debbano produrre: fermarsi a un millimetro del corpo dell’avversario ovvero penetrare nel di lui corpo. Senza controllo non si vince mai perché si resta in balìa dell’avversario.
Fuori di metafora, se non si vive consapevolmente all’attacco anche quando ci si difende, si resta in balìa di ciò che capita.
Non sempre è così, perché vi sono situazioni nelle quali nonostante tutto non possiamo farci niente. Anche in questo caso non ci deve cogliere la disperazione, bensì occorre reagire nel tentativo di segnare anche in zona cesarini.
Fermarsi di fronte alle difficoltà è un modo per non utilizzare la mente che governa i nostri processi. Senza governo dei processi si agisce male ed in modo non costruttivo, anzi distruttivo.
è difficile vivere così ma si può fare,  uno ce la mette tutta.