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Quotidiano di Sicilia
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Gen
06
2012
La legge 214/11 ha previsto che dal 1° gennaio di quest’anno i negozi possano aprire secondo i propri intendimenti per qualunque periodo delle 24 ore. Qualche Regione come la Toscana ha annunciato che ricorrerà alla Corte Costituzionale e al Tar per supposta violazione della propria autonomia. La Regione Siciliana non ha ancora preso posizione e così tanti degli 8.092 Comuni.
Non è a tutti noto che in materia di concorrenza la competenza è esclusiva dello Stato. Ne consegue che né Regioni, né Comuni possono impedire questa salutare liberalizzazione. Essa è stata accolta, in questi primi giorni, con grande favore dai cittadini, soprattutto dai lavoratori, i quali non avevano la possibilità di andare a fare le loro compere perché quando finivano il loro turno i negozi chiudevano.
Questa non è una liberalizzazione di poco conto, perché finalmente mette in cima i consumatori, cioè l’interesse generale, che deve sempre prevalere su quello delle categorie.

Sarebbe opportuno che il Governo Monti continuasse, liberalizzando tutti i settori bloccati dalla famelicità delle corporazioni. Se il Governo segue la stella polare dell’interesse generale prevalente su quello di parte, avrà un vasto consenso della popolazione, anche se ci saranno ostacoli da parte di partiti politici che le tutelano. Ma almeno tali partiti saranno costretti a venire allo scoperto nel momento in cui il Governo presenterà un disegno di legge in questa direzione.
Nel giro di qualche mese, la liberalizzazione degli orari di vendita degli esercizi commerciali, piccoli o grandi, dovrebbe diventare diffusa e consentirci di essere liberi di comprare in qualunque momento del giorno e della notte. Questa potrebbe essere una possibilità per aumentare i consumi, anche se molte famiglie vivono con il freno tirato sulle spese.
In tutti i Paesi del mondo avanzato, gli esercizi commerciali sono aperti anche di notte, a proprio insindacabile giudizio. C’è infatti chi lavora di giorno che ha la necessità di fare le proprie spese durante la notte. Non si capiva perché l’Italia dovesse essere bloccata e irregimentata in orari limitati anziché liberi, come avviene ovunque.
 
La liberalizzazione degli orari deve consentire anche a settori diversi di potere stabilire il numero delle ore di apertura dei propri uffici e quando aprirli. Constateremo nei prossimi mesi se le liberalizzazioni avverranno nei settori bancario, assicurativo, della vendita dei carburanti, con l’apertura dei corner nei supermercati; constateremo se sarà consentito a qualunque cittadino di chiedere la concessione per l’esercizio del trasporto mediante taxi, senza bisogno di passare dalle forche caudine della compravendita delle licenze, a botta di 150 mila euro cadauna; se sarà consentito a qualunque farmacista di aprire un esercizio per la vendita di medicinali e affini, se sarà consentito a chi voglia intraprendere un’attività imprenditoriale o professionale di iniziarla essendo munito dell’abilitazione professionale, ma senza la necessità di iscrizione all’Ordine, sostituito dall’associazione di categoria.

Ci rendiamo conto che è difficile disincrostare la società italiana, dopo 60 anni di predominio di privilegiati e di caste. In fondo, esse provengono dalle corporazioni fasciste che la democrazia non è stata capace di cancellare. Anzi, si sono rinforzate inviando i propri rappresentanti nel Parlamento e quindi agendo come vere e proprie lobbies per privilegiare i propri interessi.
Liberalizzare non vuol dire privatizzare. Quest’ultimo verbo significa il trasferimento della proprietà delle società ma non necessariamente inserisce concorrenza. Privatizzare è salutare a condizione che non si trasferisca il monopolio dal pubblico al privato, come nel caso delle concessioni autostradali o di quello degli aeroporti.
La mano pubblica deve retrocedere dall’invasione di campo, perché non è capace di gestire in modo efficiente le attività economiche. Anche su questo versante attendiamo la trasformazione dei buoni propositi di questo Governo in atti concreti.
Eliminare lacci e lacciuoli, rendere libera l’attività di impresa, mettere tutti i soggetti in concorrenza significa riportare i cittadini al ruolo di primo piano, come è giusto che sia.