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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Dic
06
2011
La manovra da trenta miliardi è stata approvata dal Cdm di domenica 4 dicembre e, con poche correzioni, sarà esitata dalle due Camere prima di Natale. Le parole d’ordine di Monti sono: equità, rigore e sviluppo. In questo quadro sono state approvate nuove imposte per due terzi dei circa trenta miliardi e solo un terzo di tagli della spesa pubblica.
Ma dei trenta miliardi solo dieci sono destinati agli investimenti. Nulla è stato scritto, in questo decreto, circa l’abbattimento del debito pubblico che secondo il Patto di stabilità del 25 marzo 2011, firmato dai capi di Stato e di Governo, deve essere abbattuto di 900 miliardi in vent’anni, cioè 45 miliardi per anno. Non si sa con quali strumenti i 45 miliardi del 2012 verranno riassorbiti.
Il Governo ha avuto solo 18 giorni di tempo e questo giustifica carenze che vanno recuperate in immediata successione.

La questione più importante, risolta definitivamente, è quella delle pensioni; eliminando l’obbrobriosa e antieuropea questione dell’anticipato prepensionamento per anzianità e l’unificazione del calcolo dell’assegno di quiescenza esclusivamente in base ai contributi versati e non al valore dell’ultimo stipendio. Naturalmente la novità andrà in vigore dal 2012, mentre sono stati salvati i privilegiati viventi fino al 31 dicembre 2011.
Il professore Monti ha comunicato di avere rinunziato all’indennità di carica, come presidente del Consiglio, lasciandosi solo quella di senatore a vita. Verosimilmente faranno lo stesso gli altri 46 componenti del Governo, ricevendo solo un’indennità. Un esempio che va emulato da tutti gli apparati politici di Regioni ed Enti locali e dagli altri dello Stato.
Nel decreto non c’è nulla riguardo al drastico abbattimento dei costi della politica e di quelli della Pubblica amministrazione, anche se tali tagli avverranno per effetto indiretto, in quanto vengono ridotte le assegnazioni a Ministeri, Regioni ed Enti locali.
È stata eliminata una grossa iniquità: col decreto, l’Irap potrà essere interamente deducibile dall’Ires e dall’Irpef. Inoltre è stato dato fiato a una serie di norme sulla liberalizzazione, verosimilmente ispirate dal bravo Antonio Catricalà, trasferitosi dall’Antitrust alla Presidenza del Consiglio.
 
Sulle infrastrutture, il ministro Corrado Passera - che ha rinunziato ad un compenso di sei milioni l’anno, come ad di Intesa San Paolo, per riceverne 150 mila da ministro - ha spiegato che vi è un importante programma di finanziamento alle infrastrutture, confermato nel Cipe di oggi, che cofinanzierà i progetti già finanziati dall’Unione europea.
Il ministro, inoltre, intende semplificare le procedure per trasformare rapidamente i progetti in opere. Il che significa velocizzare autorizzazioni e concessioni ed estendere il principio del silenzio-assenso, in modo da effettuare una forte iniezione di liquidità finanziaria nel sistema economico siciliano.
Passera ha inoltre illustrato l’iniziativa di creare un’Autorità dei trasporti, che regoli la concorrenza fra più vettori.

Un’innovazione, si fa per dire, riguarda l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione riguardo a Regioni ed Enti locali. Tale articolo disciplina i bilanci degli Enti in maniera autonoma, nel senso che essi debbono funzionare in base ad entrate indipendenti dai trasferimenti dello Stato.
La filosofia di quest’azione è che Regioni ed Enti locali diventino finanziariamente indipendenti dallo Stato, con il passaggio di imposte dal centro alla periferia.
Ancora, per il sistema produttivo e la creazione di posti di lavoro, è previsto un rafforzamento del Fondo centrale di garanzia che consenta di ottenere affidamenti bancari in modo meno restrittivo.
Per l’internazionalizzazione delle Piccole e medie imprese, il governo Monti ha ricostituito l’Ice (Istituto per il commercio estero) che sarà gestito in sintonia dal ministero dello Sviluppo economico e da quello degli Esteri.
Nel complesso, questo primo decreto va nella direzione giusta, anche per la stangata sul patrimonio immobiliare degli italiani, ma aspettiamo i tagli della spesa improduttiva: quella politica e l’altra relativa alla riduzione dei compensi di dirigenti e dipendenti pubblici.