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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
06
2012
Jordi Pujol, nel 1974 fondatore del partito Convergenza Democratica di Catalogna, dopo la morte di Franco ha inventato la Catalogna, una regione estesa 32 mila kmq, sulla cui superficie risiedono 7,4 milioni di abitanti: diciamo una volta e mezza la Sicilia.
L’autonomia che ha ottenuto dal Parlamento nazionale è stata sempre utilizzata per sviluppare quella regione, tanto che da più povera della Spagna è diventata la più ricca e sviluppata. La sua capitale, Barcellona, ha ospitato nel 1992 le Olimpiadi e in quell’occasione ha investito miliardi di pesetas in infrastrutture, compresa la sopraelevata ferroviaria che costituisce il gioiello di quella città.
L’autonomia della Catalogna è, dunque, relativamente recente, meno di quarant’anni, eppure i progressi socio-economici sono stati notevoli perchè la spesa pubblica è stata ridotta all’osso, mentre quella per investimenti è stata ampliata il più possibile. Per fare un confronto con la Sicilia, il Parlamento catalano, nel 2012, costa 51 milioni di euro, quello siciliano 167 milioni, oltre tre volte.

I 135 deputati catalani  costano 5,5 milioni mentre i 90 deputati siciliani oltre venti milioni, quattro volte di più. Da queste sintetiche indicazioni si capisce la differenza della politica fra le due Regioni: in quella spagnola si elaborano progetti che si realizzano in tempi ragionevoli; in Sicilia, si pensa solo a come fare clientelismo distribuendo a pioggia indennità e compensi a decine di migliaia di privilegiati.
È quasi noioso ripetere questi argomenti, ma finchè non ci sarà una svolta, che potrà dare questo governo o quello della prossima legislatura, saremo costretti ad evidenziare costantemente la patologia che ci affligge. Non c’è la capacità, nel ceto politico siciliano, di ritornare al merito e alla responsabilità istituzionale.
Per esempio, si discute di chi debba andare ad occupare i vertici dell’Irfis-FinSicilia: presidente e direttore generale. Avere permutato le quote con Unicredit è stata un’operazione positiva. Ora il glorioso istituto è controllato interamente dalla Regione che dovrebbe farne il primo strumento per lo sviluppo dell’economia siciliana. Ma questo non può accadere se i vertici non sono capaci e competenti.
 
Gaetano Armao è un valente professore e professionista, ma non sappiamo che abbia anche necessarie competenze nazionali e internazionali per guidare un istituto bancario di mediocredito. Enzo Emanuele è un valente dirigente pubblico, ma non ci risulta che abbia competenze tecniche per organizzare e gestire lo stesso Irfis.
Nella considerazione che precede, ovviamente, non c’è nulla di personale. Ma come si può pensare allo sviluppo della Sicilia se un istituto fondamentale che deve sostenerlo non è guidato da manager nazionali o internazionali? Meglio sarebbe che questo governo morente desse incarico a una società specifica per cercare i due vertici di alto livello.
Come sarebbe opportuno che Lombardo, in questo scorcio di legislatura, insediasse un paio di esperti prelevati dalla Mckinsey per elaborare, seppure in limine mortis, un progetto di ampio respiro, per spostare l’asfittico 5,6 per cento del Pil su quello nazionale al più adeguato e consistente 8 per cento, nel corso della prossima legislatura.

Il progetto, ripetiamo redatto da esperti della Mckinsey, o analoghi, dovrebbe trasformare la Regione in locomotiva, non più dispensatrice di favori, per sviluppare le branche economiche più moderne: agricoltura innovativa, energia verde, servizi avanzati, turismo organizzato ed efficiente e così via.
Naturalmente, precondizione sarebbe un riordino efficiente della burocrazia pubblica, della burocrazia regionale e di quelle comunali tagliando le lunghe e farraginose procedure, in modo da costringere tutti i burocrati ad evadere le istanze in tempi brevi e certi.
Efficienza ed efficacia della Pa, istituto di mediocredito condotto da manager capaci, inquadramento delle attività dei 390 sindaci entro perimetri di funzionamento elevato, eliminazione di tutte le società partecipate, usate come contenitori di clientelismo e di corruzione: ecco alcune linee guida di una Regione locomotiva.
Noi siciliani non siamo secondi a nessuno, ma non possiamo restare in questo stato per colpa di partitocrati senzamestiere.