Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
07
2012
La disoccupazione all’8,9% è un grave problema sociale ed economico. Una disoccupazione fisiologica dovrebbe attestarsi a meno della metà. Per ridurre al 4% la disoccupazione occorre utilizzare leve adeguate per spingere il sistema economico a funzionare meglio in modo da creare nuovi posti di lavoro.
Ma c’è anche la seconda leva che riguarda le opere pubbliche, le quali, se opportunamente finanziate, darebbero la possibilità a decine di migliaia di italiani di trovare lavoro. La recessione ha creato anche un forte rallentamento dell’edilizia, con la conseguenza che il settore non solo non ha assunto nuovi dipendenti, ma ne ha espulsi moltissimi.
Eppure vi è una grande carenza di alloggi per la popolazione più debole ed il marasma gestionale nel sistema degli Istituti autonomi delle case popolari. Lì vi sono abusi di ogni genere, con sublocazioni arbitrarie o locazioni a soggetti che non hanno i titoli. Il degrado è esteso, la manutenzione è assente, cosicchè questo patrimonio immobiliare continua a perdere valore e a non servire.

A fronte della disoccupazione, vi sono alcune osservazioni. La prima riguarda il lavoro nero che viene effettuato da molti pensionati pubblici e privati e da dipendenti pubblici che utilizzano la mezza giornata vuota per fare concorrenza a chi lavora.
La seconda riguarda in genere la mancanza di competenze possedute da chi cerca lavoro. Sappiamo bene che la Scuola forma poco sul piano del metodo e dell’organizzazione. Meno che mai fa l’Università perchè spesso obbliga gli allievi ad imparare una sequenza di materie senza collegarle fra di loro.
Vi è poi da aggiungere che il tempo medio in cui un giovane si laurea è di nove-dieci anni, per cui  spesso quando si dà l’ultima materia ha dimenticato la prima. Se un giovane si laureasse nei termini regolari, intorno ai 23 anni, potrebbe utilizzare gli altri cinque, che oggi perde per acquisire conoscenze, anche senza compensi.
Purtroppo nel nostro Paese è misconosciuto il merito perchè in qualunque manifestazione pubblica e privata si parla di tutto, tranne che dello stesso merito. Se esso assurgesse a questione di primo livello, molti dei problemi che ci affliggono sarebbero risolti.
 
La stranezza apparente del mercato del lavoro è che a fronte di tanti disoccupati vi sono decine di migliaia di lavori, ai quali possono accedere solo persone preparate. Come è noto la preparazione non è data dal pezzo di carta e, in questo senso, bene farebbe il legislatore a togliere a diploma e laurea ogni valore legale, così come avviene in tutti i Paesi avanzati.
Quando le aziende procedono alle selezioni difficilmente guardano il titolo di studio o il relativo voto, ma sottopongono i candidati a prove di competenza che prescindono dalle conoscenze eventualmente apprese nelle Università. Naturalmente questo ragionamento non vale in tutti i casi, perchè vi sono atenei che funzionano e preparano, sia pubblici che privati.
La nostra osservazione riguarda, invece, la maggioranza di tali atenei, infarciti di dipendenti amministrativi e professori che insegnano materie strambe del tutto inutili a preparare i giovani al mercato del lavoro. Paradossalmente l’Italia ha bisogno di molti più laureati che siano anche molto più preparati perchè una Nazione senza competenti non è competitiva.

Vi è un’altra questione da considerare: l’inutilità delle agenzie per l’impiego e per il collocamento che servono solo per dare inutili stipendi ai loro dipendenti e dirigenti. Non sappiamo nel resto del Paese, ma qui in Sicilia abbiamo condotto numerose inchieste su questo versante e tutte raggiungono la stessa conclusione: migliaia di dipendenti regionali in questi uffici centrali e provinciali, che non riescono a trovare collocazione a coloro che vi sono iscritti.
Tanto che, vista l’inutilità dell’iscrizione, quasi nessuno più si reca presso questi uffici. Essi avrebbero la funzione di fotografare il mercato e selezionare i richiedenti per trovarvi collocazione. A latere, la formazione regionale avrebbe il compito di preparare coloro non adatti alle richieste di mercato, in modo da sfruttare sinergicamente formazione e collocamento, al fine di raggiungere il risultato finale di connessione fra domanda e offerta di lavoro. Sì, perchè chi ha competenze il lavoro lo trova, anche in queste condizioni. Provare per credere.