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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
07
2012
Il lunedì della scorsa settimana ho visto il presidente della Regione all’Infedele (La7). Raffaele Lombardo non ha fatto una bella figura quando ha enumerato tutti i clientes cui deve trovare un’indennità: 26.000 forestali, 10.000 formatori, 22.500 precari degli enti locali, qualche migliaio appartenenti a sigle astruse, circa 500 parcheggiati nella Resais, eccetera. Poi ha dato due notizie vecchie e cioè che è sua intenzione dimettersi il 28 luglio e non candidarsi come presidente della Regione nella tornata del 28 e 29 ottobre.
Abbiamo stima dell’uomo, ma come presidente della Regione ci ha fatto fare una figuraccia, perché ha riproposto quei temi clientelari che sono stati la rovina della Sicilia il cui supremo ente, la Regione, è stato e continua ad essere uno stipendificio, che spreca risorse pervenute attraverso le imposte faticosamente pagate dai siciliani.
Avremmo voluto sentire da Lombardo un progetto strategico di sviluppo della Sicilia, forgiato su gambe moderne quali l’energia, l’ambiente, l’agricoltura innovativa, il turismo esteso, l’utilizzazione economica dell’immenso tesoro archeologico-paesaggistico-marino e così via.

I siciliani che reggono ancora l’economia non sono né come Lombardo né come la genia di partitocrati che ci ha rovinato. Quei siciliani hanno detto basta da diversi anni a questo malcostume, che affossa sempre di più l’economia dell’Isola, ed esigono una svolta nei comportamenti. Ma ogni botte dà il vino che ha e il bottaro dice sempre che il suo vino è il migliore. Così fa questo ceto partitocratico, che è incapace di avere una visione strategica di sviluppo basata su piani poliennali.
Quello che accade è gravissimo, perché non c’è la scusa della carenza di denaro. Infatti i fondi europei sono cospicui se miscelati a quelli statali, che la Regione dovrebbe co-finanziare. In tutto 18 miliardi per il PO 2007-2013. La vergogna delle vergogne è che su tale importo, dopo sei anni la Regione ha speso meno del 10 per cento.
Basta pagare stipendi, bisogna dirlo forte e chiaro come dovranno fare i prossimi candidati alla Presidenza della Regione. Se non hanno capito che lo scenario è profondamente cambiato, sono degli stupidi.
 
La Russia, attraverso il suo colosso Gazprom, e la Germania hanno firmato un importante contratto energetico. Verrà costruito un gasdotto di 1.224 chilometri che parte dalla Siberia, arriva nei pressi di San Pietroburgo, attraversa il mar Baltico e approda sulle coste dell’ex Ddr.
La Germania così si affrancherà dal cappio energetico, sostituendo l’energia delle centrali atomiche che ha deciso di dismettere. Ma il governo Merkel ha anche deciso di investire nell’energia verde, in modo da sostituire, via via, il carburante fossile con quello proveniente dalle piante.
Perché vi citiamo questo fatto? Perché la Regione potrebbe lanciare un piano straordinario per la produzione di energia verde, utilizzando oltre 4.000 chilometri quadrati di terreno incolto non montagnoso. Una Regione moderna, governata da uomini politici e non da partitocrati, dovrebbe mettere a disposizione dell’imprenditoria locale, nazionale e internazionale, almeno tre strumenti, senza dei quali resta morente.

Il primo riguarda un accordo con i tre poli siciliani di raffinazione per sostituire, in testa al processo produttivo, il prodotto vegetale a quello fossile. Non c’è limite quantitativo su questo versante.
Il secondo: agevolare gli investimenti in agricoltura energetica, prendendo a proprio carico gli interessi dei finanziamenti necessari agli impianti e agli esercizi. In tal modo si eviterebbe la corruzione e l’inefficacia della famigerata legge 488. In altri termini, sono le banche che devono finanziare valutando il progetto, e non il denaro pubblico.
Il terzo: agevolare gli investimenti mediante il credito d’imposta, che è uno strumento agile e sicuro nonché veloce, che funziona quando c’è fatturato, da cui non può prescindere.
Naturalmente questo progetto dovrebbe vedere coinvolti le imprese e i lavoratori siciliani ed anche quell’elenco prima indicato di gente che, umiliandosi, continua a percepire l’obiettivo del posto pubblico e non quello del lavoro.