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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Feb
08
2012
L’articolo 53 della Costituzione prevede che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità retributiva..., secondo criteri di progressività. Cioè chi guadagna di più deve pagare in misura più che proporzionale.
Le imposte servono per tutte le spese sostenute da Stato, Regioni e Comuni unicamente per produrre servizi indispensabili per i cittadini. Per produrre questi servizi lo Stato, le Regioni e i Comuni dovrebbero avere un’organizzazione efficiente in modo da spendere l’essenziale e non di più.
Un’organizzazione efficiente è anche efficace e, quindi, produce risultati. Si chiude così la filiera secondo cui le imposte servono per ottenere risultati.          
Da questo presupposto ne dovrebbe derivare l’eliminazione di ogni deviazione e di ogni abuso, che avviene quando la spesa pubblica è indirizzata verso obiettivi che non rientrano nell’interesse generale. Si tratta di una cosa ovvia, purtroppo, non diffusa, perchè nelle istituzioni statali, regionali e comunali non vi né efficienza né efficacia.

Cosa c’è, invece, nel sistema istituzionale italiano? Tanta corruzione che serve per pagare chi non ha titolo e promuovere interessi illeciti e guadagni scorretti. Secondo stime generali, fra cui quella della Corte dei Conti denunciata dal suo presidente Luigi Giampaolino, la corruzione è di circa 60/70 mld e tende verso i 100 mld. L’epoca di mani pulite sembra così lontana, forse, di minori dimensioni dell’attuale distorsione finanziaria nella Pubblica amministrazione.
Se sommiamo questo fenomeno gravissimo all’evasione fiscale che sottrae 120 mld di imposte alle casse pubbliche e il giro d’affari della malavita organizzata di oltre 100 mld, otterremmo un buco di 300 mld.                                                         
Tutto ciò accade perché nella nostra società non sono tenuti presenti i valori etici che dovrebbero essere in prima posizione e a cui tutti gli atti dei responsabili istituzionali dovrebbero ispirarsi.         
I valori etici dovrebbero essere presenti nell’azione e nella scelta politica in modo tale che prevalga sempre l’interesse generale su quello delle parti. È proprio l’inverso di quanto scriviamo che ha portato il nostro Paese in una condizione di degrado.
 
I cittadini pagano i risultati e non i servizi. Che significa? Significa che la Pubblica amministrazione istituisce servizi indipendentemente dai risultati che si debbono ottenere, con le conseguenze che le spese  inerenti alle stesse non sono finalizzate a conseguimento di risultati.
Comunque vadano le cose, i dipendenti percepiscono lo stipendio e  i dirigenti incassano persino i premi, non si sa bene per quali prestazioni. La Pubblica amministrazione italiana è il peso più grande che c’è sull’economia. è del tutto evidente come la macchina pubblica inceppata, arretrata, non informatizzata e inefficiente ostacoli le iniziative, e, spesso, le vanifica.
Mai come oggi sarebbe invece indispensabile una Pubblica amministrazione efficiente dove, invece, moltissimi bravi dirigenti e dipendenti facciano marciare la macchina, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione (art. 97 della Costituzione). Ed è proprio l’imparzialità che manca. Così non si rende giustizia ai cittadini più deboli, quelli che hanno più bisogno. Poi, quando dipendenti e dirigenti hanno bisogno di usare i servizi come i cittadini e non li ottengono,  protestano.

Se la Pubblica amministrazione ha gravissime responsabilità in questa disfunzione generale, non ne ha di meno il ceto politico. Anche in questo caso i politici non costituiscono una categoria da biasimare perchè al suo interno vi sono anche onesti e capaci e quelli corrotti e incapaci. Come sempre est modus in rebus.
Però i cittadini hanno ragione quando, oppressi dalle imposte, non ottengono i servizi di cui hanno bisogno. Perciò molti gridano: ma noi paghiamo i risultati non gli stipendi di burocrati e dipendenti e neanche i  servizi in quanto tali e fini a se stessi.
Come non essere d’accordo con queste proteste, a fronte delle quali ci si augura che ci siano orecchie sensibili, le quali capiscano che il vento è cambiato e che pian piano i cittadini cominciano a esigere il buon funzionamento della Pubblica amministrazione e a non tollerare le magagne e la corruzione che  in essa si annidano.