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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
09
2012
Come previsto, gli italiani hanno calato la mannaia sulla partitocrazia. Di fatto, gli elettori hanno disgregato i tre poli, votando con estrema chiarezza contro i privilegi che dissennati partitocrati si sono riservati in questi ultimi vent’anni, facendo aumentare a dismisura la spesa pubblica che quest’anno, salvo imprevisti, toccherà la cifra record di 809 miliardi (interessi sul debito compreso), più del 51 per cento del Pil nominale (1588 mld).
La grave responsabiltà del Governo Monti di non aver messo mano al taglio della spesa pubblica e dei relativi privilegi è grande. Appare del tutto insignificante il primo taglio di 2,1 mld annunciato dal supercommissario mani di forbice, Enrico Bondi, entro il 31 maggio.
Oltre a tagliare i costi della politica (indennità ai parlamentari, bilanci di Camera, Senato e Quirinale, ministeri), bisogna tagliare i trasferimenti a Regioni e Comuni, in modo che essi siano costretti ad eliminare le partecipate (con Consigli di amministrazione e revisori dei conti), le indennità ai consiglieri regionali e comunali e mettere in Cassa integrazione, al 60 per cento dello stipendio, 1 milione di dipendenti pubblici dei tre livelli, esuberanti rispetto ai servizi da erogare ai cittadini.

Nel Nord Italia, vi è stato il previsto consenso al Movimento 5 Stelle del comico Beppe Grillo, che tale rimane. Il movimento si è ufficializzato ed è dunque diventato parte integrante dello scenario politico. Esso non è la soluzione della grave malattia che ha preso l’Italia per colpa dei partitocrati, ma è un anticorpo benefico per fare capire a costoro che la festa è finita, per la semplice ragione che i soldi sono finiti.
Non c’è più spazio per corruzione, sprechi, evasione fiscale e quant’altre storture hanno infierito sul nostro Paese e sulla stragrande maggioranza dei cittadini. Per esempio, la copertura della corruzione che si nasconde dietro gli acquisti di beni e servizi a prezzi superiori di quelli indicati sul sito della Consip (Concessionaria servizi informativi pubblici).
Un articolo unico dovrebbe essere inserito sul prossimo Decreto legge: nessun ente pubblico può acquistare beni e servizi a prezzi superiori a quelli indicati dal listino della Consip, pubblicati sul sito internet.
 
Altra nota di protesta è l’aumento dei non votanti, che raggiunge il terzo degli elettori (67,6 per cento), anche se si paventava che l’astensionismo avrebbe potuto superare il 40 per cento. L’astensionismo non è la soluzione dei problemi nazionali, perché chi si assenta ha sempre torto. Il cittadino deve sempre esprimere democraticamente la sua volontà. La protesta deve però manifestarsi dentro le urne e non fuori, esprimendo un voto nullo.
Il 20 maggio prossimo, con i ballottaggi, si completerà il quadro dei nuovi sindaci, ma i Consigli comunali sono già stati eletti e, quindi, i partiti, ormai poco rappresentati in quei consessi, hanno avuto la punizione che si meritano: la disgregazione, di fatto, dei tre poli.
Il Pdl è stato il più penalizzato, ma neanche Pd e Terzo Polo possono rallegrarsi. La situazione è chiara, bisogna voltar pagina domattina stessa.

Altro squillo di trombe contro la partitocrazia è arrivato dalla Sardegna, dove si è svolta una consultazione popolare con ben dieci quesiti referendari. Si paventava che essi non raggiungessero il quorum costitutivo (33,4 per cento), mentre esso è stato superato seppur di poco con il 35, 5 per cento: una vera iattura per i partiti.
Con quattro referendum sono state tagliate senza pietà altrettante Province, in via definitiva. Col quinto referendum sono state cancellate le indennità dei consiglieri regionali. Ben il 97 per cento ha scritto sì.
Poi vi sono stati cinque referendum consultivi che denotano una forte volontà politica di condanna per la partitocrazia: abolizione delle restanti quattro Province (Cagliari, Sassari, Nuoro ed Oristano), riduzione del numero dei consiglieri regionali da 80 a 50, riscrizione dello Statuto, abolizione dei Consigli d’amministrazione di enti e aziende regionali, primarie obbligatorie prima dell’elezione del presidente della Regione. Tutte indicazioni contro la partitocrazia.
Ora, urge promuovere analoghi referendum in Sicilia, che trovate  elencati in ultima pagina, per dare voce ai siciliani incazzati. Che dicono basta ai privilegi.

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