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Quotidiano di Sicilia

 
East Coast di Carmelo Lazzaro Danzuso
il blog sulla Sicilia Orientale


Apr
30
2010
Abbiamo pubblicato ieri un'inchiesta curata da Francesco Torre, alla quale ho collaborato direttamente per l'elaborazione di alcuni dati, dedicata alla spesa che i Comuni sostengono per pagare i propri dipendenti. Ne viene fuori che un catanese spende ogni anno 477 euro per alimentare, attraverso le tasse, gli stipendi dei comunali.
 
A Bari, invece, la spesa per cittadino è di 242 euro: quel Comune ha metà dei dipendenti (2200) rispetto a Catania (3799), nonostante la popolazione amministrata sia simile e siano simili anche le caratteristiche generali dei due territori. Un'altra anomalia emerge dal confronto tra Siracusa e Monza: il capoluogo aretuseo ha meno dipendenti del gemello lombardo (691 contro 1062) ma riesce a spendere 18 milioni di euro in più.  
 
In generale, a parte il caso messinese, nei nostri Comuni i dipendenti costano sempre molto di più, perché sono troppi, perché gli organici degli enti locali sono stracolmi di personale che non serve a niente, con tutto il rispetto naturalmente per quei Comuni, ma non sono poi così tanti, dove invece di dipendenti ce ne vorrebbero di più per far funzionare meglio la macchina amministrativa.
 
Personale che “non serve a niente” è un'espressione forte ma realistica. Lo sappiamo che molti sono entrati per puro assistenzialismo dopo aver tirato la giacchetta del potente di turno. E altri ne entreranno per via delle continue stabilizzazioni che la legge da una parte vieta categoricamente e dall'altra consente eccezionalmente.
 
Un giochino infernale per cui si regalano migliaia di posti di lavoro: nulla da eccepire, se non fosse che poi li paga chi lavora veramente. Ovvero, chi non è un dipendente pubblico, almeno nella gran parte dei casi.
 
A.G.
Apr
22
2010
 La Sicilia si conferma terra di conquista. Mentre abbiamo ben chiaro cosa significhi aver impiantato chilometri e chilometri di raffinerie lungo le coste da Augusta a Siracusa, e mentre cominciano ad affiorare i primi rifiuti tossici nel catanese, interrati chissà quando e chissà da chi, nuovi conquistadores avanzano alla ricerca di altre terre da bucare.
 
Sotto la minaccia delle trivelle, stavolta, ci sono Donnalucata, Scicli, Sampieri, Cava d'Aliga, Plaia Grande, nei quattro comuni di Ragusa, Scicli, Santa Croce Camerina e Vittoria. Dopo Noto, è ora la volta di quest'altra bellissima porzione di una Sicilia ancora non del tutto contaminata dalla devastante presenza dell'uomo.
 
Si va in cerca di gas e petrolio. Il territorio interessato è di 9600 ettari, la società che intende eseguire le perforazioni è italiana (Irminio Srl) ma controllata dai texani (Mediterranea Resources). Il ministero dello Sviluppo economico ha dato il permesso, la Regione prende tempo, la Sovrintendenza si oppone, i sindaci sono agguerriti e ci auguriamo che anche i cittadini si inferociscano.
 
Abbiamo sentito il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque, preoccupato per l'ipotesi di vedere aggredito il territorio del suo comune e ci auguriamo che anche gli altri tre sindaci coinvolti esprimano a gran voce il loro no e si oppongano in tutti i modi.
 
Il mare, il verde, le ricchezze di questi paesaggi meravigliosi, una sorta di oasi nel Sud Est della nostra Sicilia, hanno tutte le carte in regola perché si continui la scommessa sul turismo restando ben lontani dall'accogliere qualsiasi tentativo esterno di speculazione.
 
A.L.
Apr
14
2010
Non solo metro e littorine scorrono sui binari della Fce, ma anche qualche tentativo di censurare l'attività dei giornalisti.
L'occasione è la conferenza stampa di presentazione dei lavori della Metropolitana di Catania. È giunta infatti la notizia di un ulteriore finanziamento che ammonta a 100 milioni di euro per realizzare un'altra tratta e la Ferrovia Circumetnea riunisce i giornalisti per illustrarne i dettagli. Accede solo chi è in possesso di tessera dell'Ordine.
 
In sala è presente, com'è giusto che sia, anche un giornalista che ha seguito le vicende legate alla gestione degli appalti della metropolitana catanese, contribuendo a realizzare una puntata di Report che poche settimane fa è stata trasmessa su Raitre.
 
Ebbene, questo giornalista, a metà della conferenza, è stato allontanato dalla sala. Completata la presentazione delle opere, la conferenza è andata avanti in una sala attigua dove tutti i giornalisti hanno potuto rivolgere delle domande al commissario della Fce, Gaetano Tafuri e alle altre autorità istituzionali presenti per l'occasione.
 
Tutti i giornalisti tranne il collaboratore di Report, a cui non è stato consentito di accedere alla sala e di fare interviste. È stato bloccato dagli addetti stampa, praticamente cacciato via in quanto evidentemente sgradito ai vertici della Fce. Tutto questo solo perché il giornalista ha fatto il suo mestiere, denunciando in un servizio televisivo gli sprechi della Fce. Il commissario Tafuri non ha mai voluto replicare. È sfuggito al'’intervista tentata per Report, ha addirittura presentato un esposto contro chi voleva intervistarlo, dichiarando di sentirsi perseguitato.  
 
Il giornalista in questione si chiama Antonio Condorelli, è un valente collaboratore del Quotidiano di Sicilia ed è autore di centinaia di inchieste sui mali di questa città. Gli è stato impedito di svolgere il suo compito, e sul vergognoso caso sarebbe opportuno l'intervento dell’Ordine dei Giornalisti.
 
È bene che questa vicenda sia nota, perché tutti possano rendersi conto di quanto difficile sia il lavoro del giornalista vero, di chi fa inchieste, di chi approfondisce i fatti senza accontentarsi semplicemente di scodinzolare appresso ai potenti.
 
A.L.